G. Bolacchi, Sviluppo e piano di rinascita, "Sardegna Economica", n. 12, 1962 (dicembre)

I problemi dei rapporti tra piani di sviluppo regionali e piano nazionale hanno, in Italia, una preminente importanza, giustificata dal dualismo economico esistente nel nostro paese e dai problemi dello sviluppo nel Meridione.

Il 5 ottobre 1961, quando la legge sul Piano di Rinascita per la Sardegna si trovava ancora alla Camera, emerse un problema centrale: quello relativo alla esigenza di operare una scelta tra una programmazione per settore economico o una programmazione complessiva ed intersettoriale. Problema risolto, in quella sede, nel senso di procedere a una programmazione secondo le suscettività e potenzialità di sviluppo delle zone economico-sociali omogenee esistenti nell’ambito regionale.

Questa impostazione, che in questi scritti viene analizzata con riferimento alle sue caratterizzazioni metodologiche, ad alcune considerazioni di tipo economico e in una prospettiva politica, non può però trascurare il fatto che le regioni sono inserite in un’area economica più vasta, che abbraccia tutto il nostro paese, e che l’arretratezza di una regione incide, a lungo andare, sul tasso di sviluppo nazionale. I piani regionali di sviluppo dovrebbero, quindi, essere elaborati e attuati non già come piani autonomi (anche se non avulsi dal conteso economico-sociale nel quale le economie regionali sono inseriti), bensì come parte di un più vasto nazionale. Questa problematica è analizzate con riferimento alle dottrine dello sviluppo equilibrato e squilibrato.

Di Nardi G., Teoria dello sviluppo economico, appunti tratti dalle lezioni tenute al Corso di perfezionamento per lo sviluppo economico e la tecnica della pianificazione della Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Cagliari, 1962

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