4/13«La considerazione dei processi interni, data la loro intrinseca soggettività, implica un modello di riferimento di tipo valutativo, quale il relativismo culturale. Quando i processi interni (e gli stati di coscienza che li esprimono) vengono considerati come l’unica e esclusiva caratteristica dell’uomo, il relativismo culturale tende a trasferirsi dal piano valutativo a quello delle modalità conoscitive. Negli sviluppi più recenti, infatti, il dogma delle due metodologie si trasforma nel dogma delle molteplici metodologie: da un lato postulando una pluralità di metodi (fondati sulla intuizione e sul senso comune) corrispondenti alla molteplicità dei possibili oggetti della conoscenza e, dall’altro lato, negando o non riconoscendo la radicale diversità e incompatibilità del metodo scientifico rispetto a tutti gli altri metodi ipotizzabili. In questo modo la conoscenza sperimentale, per definizione operativizzabile in quanto intersoggettiva e cumulativa, viene posta sullo stesso piano della conoscenza esperienziale, segmentata in una molteplicità di prospettive senza paradigmi di riferimento intersoggettivi. Ne consegue una semplicistica equipollenza dei metodi conoscitivi, ai quali viene attribuita la stessa valenza euristica, che favorisce un uso molto tollerante dell’attributo “scientifico”, applicato e applicabile a tutti i possibili ambiti di ricerca.»

(G. Bolacchi, Il concetto di organizzazione secondo il paradigma scientifico, p. 275)

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