1/14«Il significato della Rivoluzione appare così in tutta la sua profonda e decisiva portata: non si tratta, con la dichiarazione di sovranità del Terzo Stato, di colpire i privilegi nel loro aspetto meramente economico (che tali potevano anche essere quelli della borghesia), ma soprattutto di eliminare le ragioni giuridico-politiche su cui quelli si fondavano, cosa profondamente diversa, come balza chiaro ed evidente dalla polemica antiborghese dei legittimisti. Non contano, insomma, le situazioni di privilegio come tali, ma le ragioni e le giustificazioni su cui esse si fondano. Il 17 giugno non crollarono solo le particolari esenzioni o gli emolumenti di alcune centinaia di migliaia di persone, crollò un mondo; un insieme di valori e di miti che informava l’ordinamento giuridico di quella società venne sommerso e soppiantato da un nuovo ordinamento e, quindi, da nuovi valori e da nuovi miti e la giustificazione giuridico-politica del potere subì un radicale mutamento, che si tradusse nell’abbattimento di un vecchio ordine e nel sorgere di una nuova organizzazione sociale.»

(G. Bolacchi, Osservazioni sul concetto di “borghesia”, p. 7)

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