10/14«Certo, a tal punto, ci si potrebbe domandare perché mai quel fenomeno di mancata assimilazione della cultura borghese cui si è accennato e che si è in prevalenza manifestato nell’ambito degli strati proletari, essendo in via diretta connesso all’aumento demografico di cui si discorre non abbia, in effetti, avuto rilevanza concreta nel periodo antecedente la Rivoluzione dell’89. Ma, in realtà, nel XVIII secolo, le condizioni dei ceti popolari erano profondamente diverse da quelle in cui si sarebbero trovate le classi proletarie dei secoli successivi, condizionate dall’industrialismo e dal capitalismo borghese; perché, se è vero che allora la borghesia era la classe in ascesa in quanto tendente alla eliminazione dei gruppi dominanti, non è meno vero che tale obiettivo poteva dirsi proprio anche dei ceti popolari che pure alla Rivoluzione in modo determinante concorsero proprio perché le loro rivendicazioni, malgrado la evidente contrapposizione di interessi, coincidevano in buona parte con quelle borghesi. Si trattava, infatti, di un proletariato estremamente frazionato e a carattere domestico, vera appendice ideologica ed economica della borghesia […].»

(G. Bolacchi, Osservazioni sul concetto di “borghesia”, p. 30)

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