30/33«Le imprese tendono a non realizzare formazione, o a realizzare formazione solo a livelli molto specialistici, strettamente collegati agli specifici prodotti e processi produttivi, escludendo la formazione di base per via della sua maggiore generalità, alla quale direttamente conseguono (così come per la ricerca di base e precompetitiva) i maggiori tassi di rendimento sociale. Minore è il livello dell’attività formativa, cioè più specialistica è la formazione, minore è il tasso di rendimento sociale della stessa e quindi minori sono le esternalità positive (spillover) che essa genera, cioè i suoi benefici sociali indotti.

È questo il motivo per cui la formazione necessita di un intervento pubblico volto a modificare l’allocazione di risorse in formazione realizzata dal mercato, in senso coerente col livello socialmente desiderabile. In assenza di intervento pubblico, le attività formative realizzate nell’ambito del mercato darebbero origine a benefici sociali largamente inferiori ai livelli socialmente desiderabili in funzione dell’attivazione dei processi innovativi (e dei benefici sociali derivanti dalla diffusione dell’innovazione nel mercato) e, conseguentemente, all’attivazione dei processi di sviluppo, di crescita economica e di competitività del contesto socio-economico nel quale la formazione è realizzata.»

(G. Bolacchi, Politiche di sviluppo, innovazione, parchi scientifici e tecnologici, p. 97)

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