12/17«Quantunque fosse emersa dal contesto sociale, la leadership di rivoluzionari coraggiosi operò senza classe; la storia della Sardegna in fondo si può sintetizzare in queste caratterizzazioni di base: una leadership culturale senza classe che tenta disperatamente e ripetutamente di operare come se una classe esistesse; una miriade di gruppi sociali totalmente privi di coscienza di classe, legati solo dalla esigenza di realizzare le condizioni più favorevoli alla gestione del proprio status-ruolo, privi quindi di obiettivi politici generali, privi della consapevolezza che le strutture sociali potessero essere mutate attraverso un’azione collettiva, convinti che il governo regio fosse un dato non eliminabile, quasi un elemento non modificabile dell’ambiente naturale.

Da questa incapacità a concepire un’azione di classe, da questa attitudine a considerare la società e le istituzioni come effetti di una logica del consenso che affonda le proprie radici culturali in un esasperato particolarismo al quale è estraneo il concetto di interesse collettivo, sorge la propensione rivendicazionistica come unica manifestazione dell’azione di gruppo.»

(G. Bolacchi, Un’autonomia in regime di dipendenza, pp. 39-40)

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