Anomalie economiche e sociali del mercato e squilibri nella dinamica dell’innovazione

Allo stato attuale, poiché nelle società industriali avanzate è presente una dinamica scientifica e tecnologica in continua espansione e poiché il mercato innovativo e competitivo che ne consegue tende a globalizzarsi, tutti i sistemi socio-economici sono costretti a compararsi e confrontarsi con le società che detengono posizioni di leadership economica. Di qui l’esigenza di sopperire alle carenze in termini di sviluppo relativo, individuando correttamente le variabili non solo economiche, ma anche e soprattutto sociali, che determinano tali carenze.

Poiché il fattore strategico dello sviluppo e della crescita economica è la diffusione dell’innovazione nel mercato (espressa dal grado di innovazione generalizzata o dal grado di inerzia dei processi di accumulazione tecnologica), le politiche pubbliche di sviluppo devono essere strettamente coerenti con la logica del mercato e con la logica dell’innovazione.

La logica del mercato può essere esplicata in termini elementari rendendo endogena al linguaggio economico la variabile innovazione. In questo caso l’innovazione è espressa dalle scelte di investimento in ricerca e sviluppo che l’imprenditore realizza in funzione del rapporto costi/benefici privati di tale investimento e si diffonde primariamente mediante l’insieme di relazioni di concorrenza tra imprese, fondate su un apprendimento di tipo conoscitivo e imitativo. Attraverso questo processo, gli effetti dell’innovazione vanno oltre i benefici privati derivanti dall’attività imprenditoriale di ricerca e sviluppo e si riversano sull’intero sistema economico (produttori concorrenti e consumatori), determinando un insieme di benefici sociali indotti.

Il mercato ha pertanto un ruolo determinante nella dinamica dell’innovazione: quanto maggiore è il suo allargamento e approfondimento, quanto più articolata e generalizzata è la sua struttura concorrenziale, tanto maggiore è la possibilità che l’innovazione abbia effetti diffusivi e determini un continuum innovativo esteso a tutti i livelli di ricerca, di produzione e di marketing.

Tuttavia, nell’ambito del mercato possono determinarsi squilibri più o meno accentuati nella dinamica dell’innovazione, in quanto esistono vincoli che la ostacolano e ne impediscono la diffusione. Tali vincoli possono essere ricondotti a due tipologie:

  • anomalie (economiche) del mercato in presenza di esternalità derivanti da attività di ricerca e sviluppo, che si hanno quando gli effetti diffusivi dell’innovazione sono positivi per i produttori concorrenti e i consumatori, ma non lo sono altrettanto per gli imprenditori che hanno investito in innovazione;
  • anomalie (sociali) del mercato, connesse a bassi gradi di interiorizzazione della cultura del mercato innovativo.

La prima tipologia di vincoli è data dal fatto che le attività che determinano benefici sociali indotti eccedenti i benefici privati (esternalità) vengono sottodimensionate dal mercato, in termini di allocazione di risorse, rispetto al livello socialmente desiderabile (corrispondente alla massimizzazione del tasso di rendimento sociale). Il caso limite è quello della produzione dei beni pubblici, i cui benefici (sociali) sono tanto diffusi, che nessuna impresa operante nel mercato (in funzione della massimizzazione del tasso di rendimento privato) è disposta a investire in questo tipo di produzione.

L’attività di ricerca e sviluppo appartiene all’insieme delle attività economiche caratterizzate da esternalità positive; il “traboccamento” (spillover) dei benefici della ricerca e la conseguente presenza di benefici sociali superiori ai benefici privati dell’innovazione si configura come esternalità positiva, in quanto l’innovazione può essere utilizzata da altri soggetti economici (in particolare gli imprenditori concorrenti) senza la mediazione del mercato, cioè in assenza di prezzo.

La differenza tra tasso di rendimento sociale e tasso di rendimento privato dell’attività di ricerca e sviluppo (spillover), che esprime il quantum di [pag. 81]  economie esterne indotte dall’innovazione, costituisce un vincolo al corretto funzionamento del mercato. Infatti, l’imprenditore innovatore (coerente con la logica del mercato) tende a livellare i costi ai benefici privati ottenibili, investendo conseguentemente in innovazioni (di processo e di prodotto) strettamente compatibili con segmenti strumentali ristretti della propria catena produttiva, molto vicini al prodotto finale o al processo finale, che caratterizzano la specificità competitiva dell’impresa. In tal modo, l’imprenditore innovatore opera la sua scelta di investimento a favore di attività di ricerca e sviluppo con uno spillover tendenzialmente nullo o basso, rispetto agli investimenti con spillover (e quindi con tasso di rendimento sociale) più alto.

Il rendimento sociale dell’attività di ricerca eccedente il rendimento privato, che dal punto di vista della logica dello sviluppo e della crescita economica (accumulazione) costituisce un evento favorevole e può essere assunto come indicatore dell’innovazione generalizzata in un contesto socio-economico, altera pertanto la distribuzione ottimale dei fattori che caratterizza la situazione di equilibrio, non essendo direttamente perseguito (e perseguibile) dall’imprenditore, che realizza la ricerca in funzione del rendimento privato.

Pertanto, l’investimento in ricerca e sviluppo realizzato dal settore privato, che raggiunge il suo livello massimo in un’economia di mercato avanzata e industrializzata, tende ad essere inferiore ai livelli socialmente desiderabili, in quanto trova un limite, sia quantitativo (in termini di risorse investite in attività di ricerca e sviluppo), sia qualitativo (in termini di composizione della spesa per ricerca e sviluppo), nella corrispondenza tra scelte di mercato e rendimento privato dell’attività di ricerca. Restano (o tendono a restare) esclusi dalla ricerca privata, e dai connessi investimenti, gli stadi più generali della ricerca, che trovano il loro punto di riferimento nella ricerca di base e nelle linee di ricerca più astratte, rispetto alle specializzazioni di processo e di prodotto specificamente connesse al mercato. Ne consegue un rallentamento della dinamica tecnologica, dipendente direttamente dal mercato.

La seconda tipologia di vincoli presuppone una corrispondenza tra effetti diffusivi dell’innovazione e interiorizzazione della cultura di mercato, così come una corrispondenza tra effetti diffusivi del mercato e interiorizzazione della cultura dell’innovazione. In sintesi, l’insieme dei comportamenti innovativi (cultura dell’innovazione interiorizzata) è postulato come equivalente all’insieme dei comportamenti economici (cultura del mercato interiorizzata), nel senso che a ciascun comportamento innovativo (che implica necessariamente interiorizzazione della cultura e viceversa) corrisponde un comportamento economico di mercato (che implica necessariamente interiorizzazione della cultura di mercato e viceversa). Questo postulato può essere in vari modi limitato e/o precisato mediante condizioni più o meno restrittive.

La relazione di equivalenza ipotizzata tra l’insieme di comportamenti innovativi e l’insieme di comportamenti economici presuppone due insiemi distinti. Può darsi infatti un insieme di comportamenti economici i cui elementi non siano associati a corrispondenti elementi dell’insieme dei comportamenti innovativi, così come può aversi innovazione senza mercato. La corrispondenza stretta tra questi due insiemi si ha solo nelle società di mercato avanzate, cioè nei sistemi economici industrializzati. È possibile, pertanto, ipotizzare due casi limite di disgiunzione (senza equivalenza) tra i due insiemi: una società in cui la dinamica scientifica e tecnologica sia avanzata e diffusa e si sviluppi a ritmi crescenti, decrescenti o costanti in assenza di mercato e, viceversa, una economica di mercato avanzata e diffusa con tecnologia statica, cioè senza dinamica scientifica e tecnologica.

I gradi di interiorizzazione della cultura del mercato innovativo, relativi ai singoli operatori e ai gruppi sociali ai quali essi appartengono, possono essere di diverso tipo:

  • può aversi un contesto socio-economico in cui la cultura del mercato innovativo è interiorizzata da tutti i soggetti di ciascun gruppo sociale ed è considerata come il principale strumento di regolazione delle interazioni sociali;
  • può aversi un contesto socio-economico in cui, pur esistendo il mercato, la cultura innovativa non è generalizzata e diffusa e, quindi, non è interiorizzata dai soggetti in tutte le sue implicazioni, così come si manifestano nelle aree sviluppate.

Il primo caso è quello dei sistemi socio-economici industrializzati avanzati, che esprimono o dovrebbero esprimere una cultura di mercato coerente e dinamica, fondata sulla ricerca scientifica e tecnologica. In questi sistemi, gli atteggiamenti positivi verso il mercato,l’imprenditorialità e l’innovazione (e tutti gli atteggiamenti e i comportamenti conseguenti) sono generalizzati e diffusi, cioè tutti i soggetti operano in senso proprio come agenti economici inseriti in una rete continua e ininterrotta di innovazioni, e il grado di inerzia dei processi di accumulazione tecnologica assume valori molto bassi. Conseguentemente il mercato, influenzato dalla dinamica scientifica e tecnologica, è per definizione innovativo, in quan- [pag. 82]  to opera entro un contesto sociale strettamente coerente non solo con la logica della concorrenza, ma anche con la logica del cambiamento.

Il secondo caso è quello dei sistemi caratterizzati da fatti (fattori) innovativi discontinui (discreti) o nulli e, corrispondentemente, da un più o meno elevato grado di inerzia dei processi di accumulazione tecnologica. In questi sistemi la dinamica innovativa è scarsa o inesistente e si può parlare o di arretratezza economica quando questa situazione è collegata a un certo grado di interiorizzazione della cultura del mercato, oppure di sottosviluppo con riferimento a sistemi socio-economici che si discostano maggiormente dalle tipologie sociali che esprimono una cultura di mercato generalizzata.

Il mercato innovativo, industrializzato e competitivo, tipico delle aree sviluppate, e il mercato privo di queste caratteristiche o che le contiene solo in parte, tipico delle aree arretrate o in via di sviluppo, sono le due ipotesi che costituiscono gli estremi di un insieme ordinato di valori indicativi di altrettanti stati della cultura del mercato e dell’innovazione, che rappresentano i passaggi dalle situazioni (minime) di sottosviluppo (assenza di mercato e di cultura innovativa) alle situazioni (massime) di sviluppo innovativo (mercato strettamente coerente con la cultura innovativa), con una graduazione di stati intermedi che presentano una minore o maggiore innovazione generalizzata nel contesto sociale, ovvero una dinamica dell’innovazione (espressa dal grado di inerzia nei processi di accumulazione tecnologica) non compatibile o perfettamente compatibile col mercato industrializzato (competitivo), cioè con la cultura interiorizzata e generalizzata del mercato e dell’innovazione.

Tanto l’esistenza di esternalità positive connesse alle attività di ricerca e sviluppo, pure in presenza di alti gradi di interiorizzazione della cultura di mercato innovativo, quanto l’esistenza di bassi gradi di interiorizzazione della cultura di mercato innovativo (e quindi la tendenziale assenza di esternalità positive connesse alla ricerca e sviluppo), determinano squilibri nel processo di innovazione, che si traducono da un lato in conseguenti riduzioni della competitività del sistema e in ritardi nei processi di crescita economica, dall’altro lato in una persistente situazione di stazionarietà del sistema e nella conseguente impossibilità di avviare un processo di sviluppo.

In entrambi i casi, sia pure con modalità diverse, sono necessari strumenti e interventi pubblici per orientare e rafforzare la dinamica dell’innovazione in funzione dello sviluppo e della crescita economica; tali interventi devono essere specificati in linee operative analitiche, corrispondenti alle diverse tipologie di vincoli che limitano la dinamica dell’innovazione nel mercato innovativo (con cultura di mercato e cultura dell’innovazione) delle aree industrializzate avanzate e nel mercato non innovativo (senza cultura di mercato e cultura dell’innovazione) delle aree arretrate o in via di sviluppo.  [pag. 83] 

Indice della pubblicazione

Politiche di sviluppo, innovazione, parchi scientifici e tecnologici

G. Bolacchi


Premessa online

Parte prima. I problemi dello sviluppo: variabili economiche e variabili sociali.

  1. Alcune problematiche dello sviluppo in ambito economico. online
  2. Il progresso tecnologico e l’innovazione. online
  3. L’innovazione e le pre-condizioni dello sviluppo. online
  4. Anomalie economiche e sociali del mercato e squilibri nella dinamica dell’innovazione. online

Parte seconda. L’esplicazione del Parco scientifico e tecnologico nell’ambito degli interventi pubblici orientati alla gestione del processo di innovazione.

  1. Le definizioni descrittive del concetto di Parco.
  2. Il Parco come infrastruttura puntuale con obiettivi di sviluppo. online

Parte terza. Il ruolo del Parco nei sistemi di mercato sviluppati e industrializzati.

  1. Le esternalità derivanti dall’attività di ricerca e sviluppo. online
  2. L’effetto di spiazzamento e il rendimento sociale delle risorse pubbliche. online
  3. L’intervento pubblico in materia di ricerca e sviluppo e la salvaguardia delle regole del mercato.

Parte quarta. Il ruolo del Parco nei sistemi socio-economici in via di sviluppo.

  1. L’attivazione delle pre-condizioni dello sviluppo. online
  2. L’investimento in capitale umano innovativo in funzione dello sviluppo.
  3. La formazione di capitale umano e la cultura dell’innovazione. online
  4. Le esternalità derivanti dall’attività formativa e il rendimento sociale della spesa pubblica. online
  5. Tipologie di Parco con effetti indotti negativi nelle aree in via di sviluppo. online

Appendice. Il ruolo del Parco nell’ambito del Programma Operativo Regionale della Sardegna.

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