Il concetto di «disposizione a rispondere»

Appare indubbio, in conclusione, che l’interesse è sempre da riguardarsi come l’elemento base su cui deve poggiare qualsiasi gruppo sociale. Pertanto, occorre darne una più esatta caratterizzazione su un piano pragmatico, partendo dalla formalizzazione che dello stesso è stata fornita da Morris, in relazione all’analisi del comportamento segnico; tale formalizzazione deve essere considerata non già sotto una prospettiva semantica, bensì come appartenente alla teoria generale del comportamento.

Nella teoria di Morris, il segno è uno stimolo che, riflettendosi nel campo degli interessi del soggetto, determina il sorgere di una disposizione a rispondere [21], cioè di una potenziale reazione del soggetto medesimo. Ma uno stimolo opera sempre congiuntamente ad altri sti-[pag. 123]moli, in connessione temporale (ove le azioni dei diversi stimoli concorrenti si svolgano in periodi di tempo successivi) o in connessione simultanea con gli stessi. L’insieme delle disposizioni a rispondere corrispondenti a un gruppo di stimoli, si tradurrà ovviamente in una sequenza di risposte [22] che avranno inizio in via immediata nel caso di connessione simultanea, o al verificarsi dell’ultimo stimolo della serie nel caso di connessione temporale.

La distinzione tra stimoli diretti e preparatori, non va pertanto fondata sulla esistenza o meno di una disposizione a rispondere (visto che quest’ultima consegue pur sempre a un qualsiasi stimolo), ma piuttosto sul comportamento alla stessa connesso: ove tale comportamento coinvolga direttamente l’oggetto stimolatore potrà parlarsi di stimolo diretto; ove, invece, il comportamento non si svolga in funzione dell’oggetto stimolatore, lo stimolo collegato a quest’ultimo potrà dirsi preparatorio. Pertanto, uno stimolo è diretto o preparatorio [23] non già in relazione agli altri stimoli coi quali normalmente opera, nel senso che influenzerebbe una risposta non preparatoria a qualche altro stimolo, ma in relazione al fatto che il comportamento conseguente alla disposizione a rispondere può coinvolgere, oppure no, l’oggetto stimolatore corrispondente. Poiché ogni stimolo determina una disposizione a rispondere, occorrerà aver riguardo, ove si tratti di gruppi di stimoli, ai rapporti intercorrenti fra l’insieme delle disposizioni a rispondere corrispondenti: tra queste ultime non potranno esistere rapporti di influenza [24] non meglio definiti; sussisteranno invece particolari rapporti di intermediazione [25].

Tale aspetto del fenomeno in esame chiarisce non solo la condizione di asimmetria, ma anche quella riguardante lo stato latente della risposta; quest’ultimo, in particolare, può aversi solo nel caso di stimoli ordinati temporalmente e consiste nel fatto che mentre uno o più stimoli si sono già verificati, altri debbono ancora presentarsi; in tal caso i primi produrranno una disposizione a rispondere o risposta latente (reazione); mentre la risposta vera e propria (comportamento) seguirà solo, come si è detto, al verificarsi dell’ultimo stimolo della serie.

Dal fatto che la disposizione a rispondere coincida (secondo l’esplicazione cui Morris si riferisce nel dare la definizione di segno) con lo stato di un organismo (reazione) in un dato momento, tale che, concorrendo certe condizioni supplementari, abbia luogo una determi-[pag. 124]nata risposta [26], consegue che non tutte le reazioni di un organismo debbono essere considerate risposte; che lo stimolo è qualificato in via diretta dalla esistenza di una corrispondente reazione; e che lo stesso non deve essere confuso con l’oggetto stimolatore, il quale, nel processo semiotico sarebbe rappresentato dal veicolo segnico. La disposizione a rispondere può, infatti – come si è detto – essere determinata da stimoli preparatori o da stimoli diretti: i primi non provocano risposte ad essi direttamente collegate, ma solo disposizioni a rispondere in un dato modo in presenza di altri stimoli; mentre i secondi suscitano una reazione che si traduce in risposte immediate, agli stessi in via diretta connesse; anche in tal caso il soggetto agirà pur sempre in base a qualche interesse, ma disposizione a rispondere e comportamento (sequenza di risposte) saranno contemporanei, per via della immediatezza con cui lo stimolo opera.[pag. 125]

Note

[21] C. Morris, Segni, linguaggio e comportamento, pp. 23 sgg., 370, 441. Per una critica a Morris e la indicazione di due differenti esplicazioni filosofiche del concetto di «segno», cfr. Rossi-Landi, Charles Morris, pp. 21, 23. La caratterizzazione del significato utilizzando la prospettiva della comunicazione costituisce, allo stato attuale, l’unica esplicazione scientifica dello stesso e su di essa si fonda lo studio del segno (e del linguaggio) in termini di intensione ed estensione, a vari livelli di astrazione (semantica e sintassi pura e descrittiva).
Tutti i riferimenti alla dottrina di Morris contenuti nel testo, vanno intesi in funzione della costruzione di una teoria generale del comportamento, nella quale vengono appunto utilizzati alcuni fondamentali schemi teorici che Morris impropriamente ricomprende nella prospettiva semiotica.

[22] «Una sequenza di risposte è ogni serie di risposte consecutive, il primo membro della quale ha inizio da un oggetto stimolatore e l’ultimo è la risposta a questo oggetto stimolatore come a un oggetto finale, cioè a un oggetto che elimina parzialmente o completamente lo stato dell’organismo (il bisogno) che motiva la sequenza di risposte» (C. Morris, id., p. 24).

[23] Per Morris «stimolo preparatorio è ogni stimolo che condiziona la risposta che si dà a qualche altro stimolo» (id., pp. 22-25).

[24] M. Black, Linguaggio e filosofia, p. 220 sgg.

[25] Sulla intermediazione, cfr. Perry, General Theory of Value, p. 374 sgg.; cfr. anche Stevenson, Etica e linguaggio, pp. 236 sgg., 266 sgg.

[26] C. Morris, id., p. 23 sgg.

Indice della pubblicazione

Teoria delle classi sociali

Giulio Bolacchi


Capitolo I: Strutture teoriche e scienze sociali

1. Schemi teorici e scienze sociali

2. La prospettiva metodologica delle scienze sociali

3. Le strutture linguistiche astratte

4. Il problema dei concetti teorici

5. Linguaggio osservativo e linguaggio teorico

6. Empirismo, criteri di significatività e termini disposizionali

7. Assiomatizzazione e linguaggio teorico

8. Il concetto di «linguaggio teorico» in Carnap

9. Linguaggio teorico e livelli di astrazione

10. Verificabilità empirica delle strutture astratte; rapporti fra diverse strutture linguistiche

11. Il ruolo della teoria generale nelle scienze sociali

12. Rapporti tra teoria economica e scienza sociale; il problema del sottosviluppo

13. L’integrazione delle scienze sociali e la teoria generale del comportamento sociale

Note del capitolo I

 

Capitolo II: Alcune teorie sulle classi sociali

1. Le principali teorie sulle classi sociali online

2. Classe e situazione di classe in Weber

3. La classificazione dei gruppi e il problema delle classi sociali in Sorokin

4. Il problema dell’ordine e la stabilità dell’interazione sociale in Parsons

5. Sistema di valori e stratificazione sociale in Parsons

6. I limiti fondamentali della teoria generale di Parsons

7. Critiche al «sistema sociale» di Parsons

8. La teoria integrazionista e la teoria coercitiva della società nell’analisi di Dahrendorf

9. Gruppi di conflitto e associazioni coordinate da norme imperative in Dahrendorf

10. Autorità e potere condizionante nella dinamica sociale

11. Il rapporto di autorità e la dinamica reintegratrice o pendolare; l’avvicendamento del personale nelle posizioni di dominio in Dahrendorf

12. I tre stadi di analisi delle strutture sociali: dinamica pendolare, dinamica strutturale-funzionale, dinamica cumulativa

13. Il problema della dinamica nelle teorie di Parsons e Dahrendorf

14. Conclusioni critiche sulle teorie di Parsons e Dahrendorf

Note del capitolo II

 

Capitolo III: Premesse a una teoria generale delle classi sociali

1. Scienza del comportamento e scienza psicologica

2. Le teorie causali del significato

3. La struttura funzionale degli interessi

4. Il campo disposizionale

5. Intermediazione, comunione e mutualità degli interessi negli studi di Perry online

6. Il concetto di «disposizione a rispondere» online

7. Disposizione a rispondere e segno nella semiotica di Morris online

8. Classe sociale e categoria sociale online

9. Il concetto di «interesse comune e interrelato» online

10. L’interesse di classe online

11. L’azione sociale di accettazione e l’azione sociale di condizionamento online

12. Il potere condizionante: potere istituzionale e potere deviante online

13. I concetti di «potere» e «autorità» in alcune teorie sociologiche

14. La dinamica del potere condizionante online

15. Potere deviante e classe sociale online

16. Comunione di interessi, istituzionalizzazione, internalizzazione e potere online

17. Considerazioni conclusive sul concetto di «classe sociale» online

18. Classi sociali e dinamica sociale online

Note del capitolo III

 

Capitolo IV: Democrazia e classi sociali

1. La dottrina classica della democrazia online

2. Indeterminatezza e irrazionalità del comportamento politico; la critica di Schumpeter al concetto di «democrazia» online

3. Democrazia e volontà popolare online

4. La volontà popolare come risultante del processo politico online

5. La democrazia come lotta in concorrenza per il comando politico online

6. Il metodo democratico e la rilevazione degli interessi pubblici online

7. Democrazia come volontà popolare e democrazia come lotta in concorrenza online

8. L’istituto della rappresentanza politica online

9. La forza sociale del potere e il problema della maggioranza online

10. Le differenti caratterizzazioni del concetto di «libertà» online

11. La democrazia come commisurazione istituzionalizzata della forza sociale del potere istituzionale e del potere deviante online

Note del capitolo IV

 

Capitolo V: Un esempio storico: la borghesia

1. La borghesia rivoluzionaria e la polemica di Sieyes contro il privilegio

2. Una interpretazione della Rivoluzione secondo le prospettive di Toynbee

3. Equivoci teorici connessi al concetto di «borghesia» online

4. I valori borghesi e i princípi di perduranza dell’antico regime

5. Il proletariato contemporaneo e la mancata assimilazione dei valori borghesi

6. Il concetto di «borghesia» nel pensiero di Croce

7. Le caratterizzazioni della «borghesia» in termini di ceto medio

8. Gli interessi comuni della borghesia online

9. Classe borghese e potere deviante online

Note del capitolo V

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