Conflitto di classe e stratificazione sociale

Dahrendorf, nell’introduzione alla sua opera Classi e conflitto di classe nella società industriale, ha fatto osservare come la maggioranza dei sociologi, a partire da Sombart e da Weber, abbia collegato il concetto di “classe” con i problemi della stratificazione sociale. Una tale considerazione ridurrebbe la classe a una mera categoria descrittiva, mentre al contrario, per Dahrendorf, «il concetto di classe costituisce una categoria analitica che acquista un significato soltanto nel contesto di una teoria delle classi»[1]. Con ciò Dahrendorf si riallaccia alla intuizione di Marx e, partendo da una ricostruzione del pensiero di quest’ultimo sull’argomento, considera le forme del conflitto di classe come manifestazioni di scontri di interesse, originati non già dal sistema della proprietà privata, bensì dalla distri- [pag. 1] buzione dell’autorità in associazioni coordinate da norme imperative.[2] In tal senso il suo tentativo è volto a individuare le variabili dinamiche di una struttura sociale, ricollegandole direttamente a un elemento formale della struttura: l’autorità come potere legittimo.

Il problema della lotta di classe, sul quale Marx fondava la sua teoria delle classi, è stato quasi del tutto trascurato dagli studi sociologici posteriori, in conseguenza del fatto che le nuove linee di ricerca su cui si mossero le analisi post-marxiane nel campo delle scienze sociali e, soprattutto, in quello dell’economia, furono volte alla considerazione e alla formalizzazione delle leggi strutturali della organizzazione sociale in termini di integrazione.

Questo nuovo orientamento di ricerca si sviluppò soprattutto nel campo dell’economia con gli studi di Walras, il quale considerò irrilevante il problema del valore d’uso e concentrò le sue indagini sul problema del mercato, inteso come luogo in cui le merci vengono scambiate, e su quello di valore di scambio come fenomeno emergente dal mercato; lo studio dei fattori tipici che in situazioni date influenzano il rapporto di scambio portò a una formalizzazione della struttura concorrenziale e monopolistica dei mercati.

Tale prospettiva implica, come necessario presupposto logico, una considerazione della società in termini di strutture organizzative integrate. La formazione del prezzo sul mercato deve essere infatti considerata come la risultante, emergente dal contesto economico, di un insieme di valori comuni condizionanti le interazioni dei soggetti economici (teoria dell’equilibrio economico), analogamente al caso della emergenza dei [pag. 2] valori comuni internalizzati entro un contesto sociale organizzato (teoria integrazionista della società).

La limitazione convenzionale delle strutture sociali al momento della integrazione esclude una considerazione delle strutture di potere, lo studio delle quali, per via di questa limitazione, è stato impropriamente associato a quello della dinamica, mentre, come si vedrà, tanto il momento conflittuale quanto quello dell’integrazione presentano entrambi un aspetto strutturale e un aspetto dinamico.  [pag. 3]

Note

[1] R. Dahrendorf, Classi e conflitto di classe nella società industriale, Bari, 1963, p. 6.

[2] R. Dahrendorf, op. cit., pp. 248 ss., 306 ss., 411 ss.

Indice della pubblicazione

Potere e strutture sociali

Giulio Bolacchi


1. Conflitto di classe e stratificazione sociale online

2. Statica e dinamica sociale nel pensiero di J.B. Clark; equilibrio statico, evoluzione, stato stazionario

3. Dinamica pendolare e dinamica cumulativa

4. Società come integrazione e stratificazione sociale

5. La società come conflitto in Dahrendorf

6. Le critiche di Dahrendorf alla teoria di Parsons

7. Le contraddizioni della teoria di Dahrendorf

8. Comunione degli interessi, interrelazione degli interessi; azione sociale di accettazione, azione sociale di condizionamento

9. Conflitto sociale e forza sociale del potere

10. La struttura della dinamica pendolare: deviamento-reintegrazione, deviamento-irrilevanza

11. Potere istituzionale e potere deviante online

12. Il concetto di «classe sociale»

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