Considerazioni conclusive sul concetto di «classe sociale»

Sintetizzando brevemente i punti fondamentali relativi al concetto di «classe sociale», che sono emersi dalla ricerca fin qui svolta, possiamo dire come in tale concetto debbano farsi rientrare diversi fattori suscettibili di caratterizzazione autonoma: il potere deviante, l’interesse alla modificazione delle strutture istituzionali del sistema, la comunione interrelata di questo interesse. C’è da chiedersi, a questo punto, in che cosa queste caratterizzazioni differiscano dalle indagini svolte dalla dottrina sul problema delle classi, e se qualcuno tra i fattori che sono stati sopra isolati, sul piano teorico, debba essere considerato preminente sugli altri.

Un primo punto fondamentale da prendere in considerazione è quello relativo al concetto di «struttura sociale istituzionalizzata in termini di dinamica pendolare». Abbiamo visto che un tale concetto è incompatibile con quello di «classe», in quanto entro la sfera della dinamica pendolare non può ipotizzarsi alcuna esplicazione di interessi volti alla modificazione delle strutture del sistema. Qualsiasi tentativo di modificare le strutture, se attuato entro la dinamica istituzionalizzata, non può che essere soggetto a questa dinamica, tramite la quale si attua la immediata reintegrazione del sistema contro le violazioni.

Un secondo punto è quello relativo alla interiorizzazione dei valori istituzionalizzati di un gruppo sociale. Dovrebbe ormai essere evidente che la classe non opera nell’ambito di società in cui i valori istituzionali siano totalmente interiorizzati; in tal caso, infatti, non potrebbe postularsi alcun interesse al mutamento delle strutture e, tanto meno, all’acceleramento o al rallentamento della dinamica sociale.  [pag. 157] 

L’interesse al mutamento delle strutture presuppone, infatti, un contrastante interesse alla loro permanenza, ed è chiaro come in una società perfettamente integrata, nel senso della interiorizzazione, tale dualismo non possa porsi. Ciò non implica che in tale società non si abbia una dinamica del tipo cumulativo. Solo che quest’ultima, svolgendosi in un ambito di rapporti totalmente integrati, sarà intrinseca alle strutture del sistema: le modificazioni delle stesse emergeranno automaticamente dalle modificazioni dei campi disposizionali dei singoli soggetti titolari degli interessi interrelati.

Questo fatto è stato interpretato nel senso che l’azione delle classi dovrebbe necessariamente esplicarsi in termini di lotta, anziché in termini di collaborazione o di integrazione. Se è vero, infatti, che l’interesse alla modificazione delle strutture postula un contrastante interesse alla loro permanenza, deve concludersi che le classi sono, in principio, contrapposte. Ma quale è la natura e quali i limiti di tale contrapposizione? E se tale contrapposizione non può utilmente esplicarsi nell’ambito della dinamica pendolare, per la funzione reintegratrice delle strutture del sistema in essa implicita, quale potrà essere il campo di esplicazione di questo antagonismo?

È chiaro anzitutto che lo stesso non può porsi se non entro un insieme di rapporti sociali in qualche modo integrati (organizzati). Un antagonismo tra due gruppi, totalmente distinti e non sottoposti ad alcun rapporto di integrazione, non può essere qualificato in termini di classe sociale o di relazioni antagonistiche tra classi sociali; per lo meno se – stando alle caratterizzazioni date – si limita il momento del conflitto in senso proprio a una azione sociale che si esplichi al di fuori di un sistema organizzato e, come tale, fondi la propria dinamica sulla mera forza fisica. È necessario, pertanto, che l’antagonismo poggi su una matrice strutturale che rispecchi un insieme di rapporti coordinati e integrati  [pag. 158]  tra i membri di un sistema sociale. Abbiamo visto, infatti, che il potere condizionante si esplica in funzione di una comunione (istituzionalizzata o no) di interessi, e che alla base di tutti i rapporti sociali che si traducono in interazioni significanti, cioè in serie di interessi interrelati e non nell’uso di mera forza fisica, deve porsi il fenomeno del coordinamento (integrazione) tra gli interessi.

Ciò tra l’altro suggerisce che non può darsi dualismo tra integrazione e coercizione nell’ambito dei sistemi sociali, visto che la coercizione, attuandosi tramite il potere, non può non mirare anch’essa all’integrazione. Di dualismo, se mai, può parlarsi in ordine a una integrazione attuata tramite la coercizione (potere), oppure tramite la interiorizzazione degli interessi.

Il fatto che entro le strutture istituzionalizzate fondate sul potere debba postularsi pur sempre una integrazione o comunione di interessi interrelati, realizzata tramite la dinamica pendolare, chiarisce come un antagonismo tra gruppi sociali, operanti nell’ambito di uno stesso sistema, non possa essere in alcun modo esplicato né in termini di conflitto, né in termini di autorità legittima; e rinvia alla considerazione del potere deviante quale elemento fondamentale su cui poggia la dinamica dell’azione di classe.  [pag. 159] 

Indice della pubblicazione

Teoria delle classi sociali

Giulio Bolacchi


Capitolo I: Strutture teoriche e scienze sociali

1. Schemi teorici e scienze sociali

2. La prospettiva metodologica delle scienze sociali

3. Le strutture linguistiche astratte

4. Il problema dei concetti teorici

5. Linguaggio osservativo e linguaggio teorico

6. Empirismo, criteri di significatività e termini disposizionali

7. Assiomatizzazione e linguaggio teorico

8. Il concetto di «linguaggio teorico» in Carnap

9. Linguaggio teorico e livelli di astrazione

10. Verificabilità empirica delle strutture astratte; rapporti fra diverse strutture linguistiche

11. Il ruolo della teoria generale nelle scienze sociali

12. Rapporti tra teoria economica e scienza sociale; il problema del sottosviluppo

13. L’integrazione delle scienze sociali e la teoria generale del comportamento sociale

Note del capitolo I

 

Capitolo II: Alcune teorie sulle classi sociali

1. Le principali teorie sulle classi sociali online

2. Classe e situazione di classe in Weber

3. La classificazione dei gruppi e il problema delle classi sociali in Sorokin

4. Il problema dell’ordine e la stabilità dell’interazione sociale in Parsons

5. Sistema di valori e stratificazione sociale in Parsons

6. I limiti fondamentali della teoria generale di Parsons

7. Critiche al «sistema sociale» di Parsons

8. La teoria integrazionista e la teoria coercitiva della società nell’analisi di Dahrendorf

9. Gruppi di conflitto e associazioni coordinate da norme imperative in Dahrendorf

10. Autorità e potere condizionante nella dinamica sociale

11. Il rapporto di autorità e la dinamica reintegratrice o pendolare; l’avvicendamento del personale nelle posizioni di dominio in Dahrendorf

12. I tre stadi di analisi delle strutture sociali: dinamica pendolare, dinamica strutturale-funzionale, dinamica cumulativa

13. Il problema della dinamica nelle teorie di Parsons e Dahrendorf

14. Conclusioni critiche sulle teorie di Parsons e Dahrendorf

Note del capitolo II

 

Capitolo III: Premesse a una teoria generale delle classi sociali

1. Scienza del comportamento e scienza psicologica

2. Le teorie causali del significato

3. La struttura funzionale degli interessi

4. Il campo disposizionale

5. Intermediazione, comunione e mutualità degli interessi negli studi di Perry online

6. Il concetto di «disposizione a rispondere» online

7. Disposizione a rispondere e segno nella semiotica di Morris online

8. Classe sociale e categoria sociale online

9. Il concetto di «interesse comune e interrelato» online

10. L’interesse di classe online

11. L’azione sociale di accettazione e l’azione sociale di condizionamento online

12. Il potere condizionante: potere istituzionale e potere deviante online

13. I concetti di «potere» e «autorità» in alcune teorie sociologiche

14. La dinamica del potere condizionante online

15. Potere deviante e classe sociale online

16. Comunione di interessi, istituzionalizzazione, internalizzazione e potere online

17. Considerazioni conclusive sul concetto di «classe sociale» online

18. Classi sociali e dinamica sociale online

Note del capitolo III

 

Capitolo IV: Democrazia e classi sociali

1. La dottrina classica della democrazia online

2. Indeterminatezza e irrazionalità del comportamento politico; la critica di Schumpeter al concetto di «democrazia» online

3. Democrazia e volontà popolare online

4. La volontà popolare come risultante del processo politico online

5. La democrazia come lotta in concorrenza per il comando politico online

6. Il metodo democratico e la rilevazione degli interessi pubblici online

7. Democrazia come volontà popolare e democrazia come lotta in concorrenza online

8. L’istituto della rappresentanza politica online

9. La forza sociale del potere e il problema della maggioranza online

10. Le differenti caratterizzazioni del concetto di «libertà» online

11. La democrazia come commisurazione istituzionalizzata della forza sociale del potere istituzionale e del potere deviante online

Note del capitolo IV

 

Capitolo V: Un esempio storico: la borghesia

1. La borghesia rivoluzionaria e la polemica di Sieyes contro il privilegio

2. Una interpretazione della Rivoluzione secondo le prospettive di Toynbee

3. Equivoci teorici connessi al concetto di «borghesia» online

4. I valori borghesi e i princípi di perduranza dell’antico regime

5. Il proletariato contemporaneo e la mancata assimilazione dei valori borghesi

6. Il concetto di «borghesia» nel pensiero di Croce

7. Le caratterizzazioni della «borghesia» in termini di ceto medio

8. Gli interessi comuni della borghesia online

9. Classe borghese e potere deviante online

Note del capitolo V

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