Relazioni di corrispondenza tra teoria degli interessi e analisi sperimentale

«Al livello di linguaggio astratto, vi è una corrispondenza tra il linguaggio sperimentale dell’analisi del comportamento e la teoria degli interessi […], che meglio si adatta alla trattazione delle difficoltà inerenti all’esplicazione dei fenomeni sociali. La relazione fra linguaggio sperimentale e linguaggio astratto (teoria degli interessi) è fondata sulla corrispondenza fra il predicato comportamento operante” (unità minima di analisi) e il predicato (primitivo) “interesse”. In tal modo, il concetto di interesse perde le connotazioni motivazionali che gli vengono attribuite nel linguaggio comune e designa unicamente sequenze strumentali di comportamenti operanti. Pertanto dire che un interesse è soddisfatto o sacrificato (non soddisfatto) equivale a dire che un comportamento si è realizzato o non si è realizzato.» EN

(A new paradigm for the integration of the social sciences, p.333)

Giulio Bolacchi

Interrelazione congiunta e interrelazione disgiunta di interessi

Corrispondenze

«È possibile passare dall’analisi astratta della teoria degli interessi all’analisi sperimentale (dinamica) del comportamento (fondata su funzioni) stabilendo una corrispondenza tra i termini che denotano interessi e i termini che denotano comportamenti operanti, nelle loro differenti specificazioni date dal comportamento strumentale (RS) e dal comportamento consumatorio (RC):

IFA.1   ↔   RCA.1

IFB.1   ↔   RCB.1

ISA.1   ↔   RSA.1

ISB.1   ↔   RSB.1»

EN

(A new paradigm for the integration of the social sciences, p. 336)

Relazione di strumentalità

«Sul piano degli interessi, al comportamento RC1 facciamo corrispondere un interesse finale IF1 e alla relazione RC1 → S+  il soddisfacimento dell’interesse IF1.

Facciamo quindi corrispondere al comportamento RS1 un interesse strumentale IS1 e alla relazione RS1 → SD il soddisfacimento di IS1. L’esistenza del rinforzamento secondario implica che tra IF1 e IS1 vi sia una relazione di strumentalità che deve essere esplicata ponendo in rapporto il soddisfacimento di IF1 con quello di IS1.

Sul piano sperimentale abbiamo visto che SD acquisisce la proprietà di rinforzatore secondario nella ipotesi in cui RC1 sia rinforzato da S+ solo in presenza di SD. Dire che SD rinforza un comportamento RS1 significa far riferimento implicitamente a una relazione tra RC1 e RS1, che possiamo chiamare anch’essa “di strumentalità”

(Processo di apprendimento e strutture ideologiche, p. 25)

NOTA: la notazione è stata modificata rispetto al testo originale, in modo da renderla conforme alle più recenti formulazioni della teoria degli interessi.

(a) Interrelazione congiunta

«Nel caso della interrelazione congiunta si hanno le seguenti relazioni di rinforzamento sociale (figura 15.3):

(a) per il soggetto A, RSA.1 è il comportamento (corrispondente all’interesse ISA.1) rinforzato dal comportamento RSB.1 (corrispondente all’interesse ISB.1) del soggetto B. Quest’ultimo comportamento è uno stimolo discriminante in presenza del quale A pone in essere il comportamento consumatorio RCA.1, rinforzato da S+ (cioè soddisfa l’interesse IFA.1);

(b) per il soggetto B, RSB.1 è il comportamento (corrispondente all’interesse ISB.1) rinforzato dal comportamento RSA.1 (corrispondente all’interesse ISA.1) del soggetto A. Quest’ultimo comportamento è uno stimolo discriminante in presenza del quale B pone in essere il comportamento RCB.1 rinforzato da S+ (cioè soddisfa l’interesse IFB.1). Si noti che RCA.1 e RCB.1 sono rinforzati dallo stesso rinforzatore S+, dato che gli interessi IFA.1 e IFB.1 sono positivamente coinvolti.

Date queste premesse, la complementarità reciproca dei due sub-insiemi di interessi strumentali appartenenti a differenti campi di interessi, che caratterizza il coinvolgimento positivo, è specificata a livello sperimentale dal rinforzamento positivo reciproco delle corrispondenti sequenze di comportamenti operanti.» EN

(A new paradigm for the integration of the social sciences, pp. 336-337)

(b) Interrelazione disgiunta

«Nel caso della interrelazione disgiunta si hanno le seguenti relazioni di rinforzamento sociale, illustrate nella figura 15.4:

(a) per il soggetto A, RSA.1 è il comportamento (corrispondente all’interesse ISA.1) rinforzato dall’assenza del comportamento RSB.1 (corrispondente all’interesse ISB.1) del soggetto B. L’assenza di RSB.1 è uno stimolo discriminante in presenza del quale A pone in essere il comportamento consumatorio RCA.1, rinforzato da S+ (cioè soddisfa l’interesse IFA.1);

(b) per il soggetto B, RSB.1 è il comportamento (corrispondente all’interesse ISB.1) rinforzato dall’assenza del comportamento RSA.1 (corrispondente all’interesse ISA.1) del soggetto A. L’assenza di RSA.1  è uno stimolo discriminante in presenza del quale B pone in essere il comportamento RCB.1 rinforzato da S+ (cioè soddisfa l’interesse IFB.1).

Nel caso della interrelazione disgiunta solo uno dei due soggetti può realizzare il comportamento strumentale e quindi il comportamento consumatorio, cioè solo uno dei due soggetti può soddisfare il suo interesse. Infatti, gli interessi  IFA.1 e IFB.1 sono negativamente coinvolti. Questo implica che solo uno dei due interessi può essere soddisfatto e perciò può essere realizzata solo la sequenza comportamentale corrispondente all’interesse che viene soddisfatto.» EN

(A new paradigm for the integration of the social sciences, pp. 337-338)

Intensità dell'interesse

«Due diverse serie operative poste in essere dallo stesso soggetto possono intersecarsi (si può discutere di affari mentre si pranza). In questi casi operazioni appartenenti a serie operative che sono seguite da rinforzatori diversi sono distribuite nel tempo in modo alternato.

L’osservazione che un soggetto può alternare le operazioni di serie diverse cui seguono rinforzatori diversi ci suggerisce un modo per dare un significato all’espressione “intensità di un interesse”. Se un soggetto ha molta fame difficilmente discuterà di affari a pranzo, ma rinvierà la discussione fino a che non sarà sazio. Al contrario affari molto urgenti verranno preferibilmente discussi evitando ogni elemento di interferenza. Possiamo perciò dire che un soggetto ha un interesse molto intenso quando l’operazione terminale che è seguita da un certo rinforzatore (l’accordo su un affare) è preceduta da una serie compatta di operazioni, nella quale non appaiono operazioni appartenenti a un’altra serie seguita da un diverso rinforzatore. La compattezza della serie operativa è in tal modo assunta come definizione dell’intensità di un interesse.

Uno studente può per esempio fermarsi ogni tanto mentre studia per concedersi un breve intervallo di distrazione o per consumare una merenda; oppure può studiare ininterrottamente senza neanche una pausa fino a che non ha portato a termine tutti i compiti. Nel secondo caso diciamo che l’interesse a studiare è più intenso che nel primo caso perché la serie di operazioni è compatta, cioè non contiene operazioni appartenenti a una serie diversa connessa a un altro rinforzatore.

Il problema dell’intensità degli interessi si ricollega a quello della motivazione. Tanto più l’interesse è intenso quanto più fortemente il soggetto è motivato. In tanto i rinforzatori posseggono un carattere rinforzante in quanto l’organismo si trova in uno stato di deprivazione.»

(L’analisi scientifica del comportamento di scelta, I, pp. 151-152)

Potere

Corrispondenze

Per tradurre l’analisi statica del potere in analisi dinamica, facciamo corrispondere ai nuovi termini usati denotanti interessi, altrettanti termini denotanti comportamenti:

IFB.1   ↔   RCB.1

IFC.1   ↔   RCC.1

IFC.2   ↔   RCC.2

ISB.1   ↔   RSB.1

ISC.1   ↔   RSC.1

ISC.2   ↔   RSC.2

Potere in termini di rinforzamento sociale

Abbiamo quindi il diagramma n. 7.

«In (a) RSB.1 è il comportamento (risposta) del soggetto B (corrispondente all’interesse ISB.1) rinforzato dal comportamento RSC.2 del soggetto C. Questo comportamento costituisce per B uno stimolo discriminante in presenza del quale B pone in essere il comportamento RCB.1 rinforzato da S+ (cioè soddisfa l’interesse IFB.1).

In (b) RSC.2 è il comportamento del soggetto C (corrispondente all’interesse ISC.2) rinforzato dal comportamento RSB.1 del soggetto B. Questo comportamento costituisce per C uno stimolo discriminante in presenza del quale C pone in essere il comportamento RCC.2 rinforzato da S+ (cioè soddisfa l’interesse IFC.2). Il fatto che i due interessi IFB.1 e IFC.2 vengono socialmente considerati come positivamente coinvolti, cioè il fatto che si abbia un coinvolgimento positivo sociale tra IFB.1 e IFC.2, implica che il comportamento del soggetto B (che pone in essere la catena operativa RSB.1 → RCB.1), e in particolare il comportamento RSB.1, blocca la catena operativa RSC.1→RCC.1 che dovrebbe essere realizzata dal soggetto C.»

(Concorrenza, collettivismo e pianificazione, pp. 21-22)

NOTA: la notazione è stata modificata rispetto al testo originale, in modo da renderla conforme alle più recenti formulazioni della teoria degli interessi. Su questo punto ho operato alcuni ulteriori approfondimenti che verranno presentati nelle prossime pubblicazioni.

Comportamento di evitamento

Per il soggetto C «la presenza del comportamento RSB.1 di B costituisce uno stimolo discriminante (rinforzatore secondario negativo) che rinforza negativamente una risposta (operante) dello stesso C consistente in un comportamento di evitamento incompatibile con la catena operativa RSC.1  → RFC.1 

Abbiamo quindi il diagramma n. 8.

«Questo diagramma mostra come il comportamento RSB.1 del soggetto B (rinforzato positivamente dall’assenza del comportamento RSC.1 di C) costituisca per il soggetto C un rinforzatore secondario negativo, cioè uno stimolo discriminante che rinforza negativamente un comportamento RSC.x di C incompatibile con la catena operativa RSC.1  → RFC.1.

Il comportamento RSC.x di C che si esprime nella catena operativa  RSC.x  → RFC.x è un comportamento di evitamento (avoidance) nei confronti di RSB.1 (D) ed è rinforzato dal venir meno di S– (cioè da ~S).

RSB.1 (D) rappresenta per C una anticipazione del non soddisfacimento di IFC.2, cioè una anticipazione della impossibilità per C di realizzare la catena RSC.2  → RFC.2, qualora C non rinunci al soddisfacimento di IFC.2, cioè non rinunci a realizzare la catena operativa RSC.1  → RFC.1.

In presenza di RSB.1 (D) il soggetto C realizza pertanto un comportamento di evitamento RSC.x volto appunto ad evitare che gli venga impedito di realizzare la catena operativa RSC.2  → RFC.2, dato che l’interesse IFC.2 ha livello di intensità ɩC.2 maggiore del livello di intensità ɩC.1 dell’interesse IFC.2 che C, di conseguenza, è portato a non soddisfare.»

(Concorrenza, collettivismo e pianificazione, p. 22)

NOTA: la notazione è stata modificata rispetto al testo originale, in modo da renderla conforme alle più recenti formulazioni della teoria degli interessi.
Punizione e potere

«[…] la punizione consiste nell’impedire a C di soddisfare l’interesse IFC.2  qualora C ponga in essere il comportamento operante (strumentale) RSC.1 corrispondente al soddisfacimento del proprio interesse IFC.1. Per far questo il soggetto B rende contingente al comportamento RSC.1 di C la presentazione di un rinforzatore negativo o la rimozione di un rinforzatore positivo. Questi sono i due modi in cui – sul piano del comportamento operante – il soggetto C può essere posto di fronte a una alternativa di azione che lo costringa a scegliere tra la rinuncia al soddisfacimento dell’interesse IFC.1 e l’impedimento del soddisfacimento dell’interesse IFC.2 (avente intensità maggiore di IFC.1) da parte B.

Occorre precisare, a tale proposito, che tanto la presentazione di un rinforzatore negativo quanto la rimozione di un rinforzatore positivo implicano l’interruzione da parte di B di una catena di operanti strumentali posta in essere da C. Questa interruzione è particolarmente evidente nell’ipotesi di rimozione di un rinforzatore positivo. Rimozione che risulta distinta dalla estinzione operante. […]

Ma anche nell’ipotesi di presentazione di un rinforzatore negativo si può parlare di interruzione di una catena di operanti strumentali, proprio perché il soggetto al quale tale rinforzatore viene presentato è forzato a porre in essere un comportamento di fuga incompatibile con la sequenza comportamentistica in atto (nel nostro esempio, quella corrispondente al soddisfacimento di IFC.2 ).

[…]

Nel caso della presentazione di un rinforzatore negativo lo schema può sembrare meno evidente in quanto si è portati a concentrare maggiormente l’attenzione sullaumento di frequenza del comportamento di fuga contingente al venir meno del rinforzatore negativo. La maggior forza del comportamento di fuga rispetto all’operante strumentale in atto, e la sua incompatibilità sempre rispetto a quest’ultimo, determinano comunque anche in questo caso una interruzione di una catena di operanti strumentali (corrispondenti a IFC.2) […].

In entrambi i casi, inoltre, la punizione non ha alcuna rilevanza sugli interessi che corrispondono ai comportamenti che vengono impediti. […] la punizione blocca temporaneamente l’emissione di un operante ma non ha alcuna rilevanza sugli interessi che corrispondono a tale operante. Ciò significa […] che all’impedimento del soddisfacimento dell’interesse IFC.2 di C, ovvero alla rinuncia al soddisfacimento dell’interesse IFC.1 da parte di C, non consegue in nessun caso il venir meno dell’interesse IFC.2 o dell’interesse IFC.1 dal campo di interessi di C. Nell’ambito del comportamento operante, l’unica modificazione che avviene nel campo degli interessi di C concerne il sorgere di un interesse strumentale corrispondente al comportamento di fuga o di evitamento, che si manifesta alla presentazione del rinforzatore negativo o del rinforzatore secondario negativo.»

«[…] una situazione di frustrazione è sempre implicata nel rapporto punitivo. Il concetto di frustrazione è caratterizzato da diversi fattori: (a) il livello di aspiriazione del soggetto, cioè il grado di fungibilità esistente tra i suoi interessi finali; (b) il livello di intensità dell’interesse finale del soggetto cui si ricollega il comportamento strumentale frustrato o impedito; (c) lo stimolo frustrante.

Se il livello di aspirazione del soggetto è rigido, ovvero il grado di fungibilità esistente tra i suoi interessi finali è poco elevato, permane nel soggetto, nonostante l’impedimento che blocca il comportamento strumentale, lo stato di deprivazione (interesse finale) frustrato. Ove quest’ultimo interesse abbia un alto livello di intensità, lo stimolo frustrante che determina il blocco del comportamento strumentale agisce come stimolo elicitante nei confronti di un corrispondente comportamento emotivo (elicitato) del soggetto. Tale comportamento elicitato può essere di tipo ansioso o anche di tipo aggressivo. La presenza dell’ostacolo può quindi provocare risposte emotive che si manifestano al livello del comportamento operante.»

(Processo d’apprendimento e strutture ideologiche, pp. 18-19, 21)

NOTA: la notazione è stata modificata rispetto al testo originale, in modo da renderla conforme alle più recenti formulazioni della teoria degli interessi.
Punizione e deviamento

«La punizione, che per semplicità di analisi viene qui riferita solo alla somministrazione di un rinforzatore negativo (interpretato come pena, nell’ambito del principio del contrappasso), è caratterizzata da due contesti, che non sempre sono tenuti distinti:

1. il contesto della prevenzione, nel quale la comunicazione della punizione futura determina l’aspettativa della pena e ha una connotazione dissuasiva; nel linguaggio comportamentistico di Skinner, questa ipotesi concerne il comportamento di evitamento (avoidance) condizionato da un processo di rinforzamento secondario negativo che, nel caso della norma giuridica, è di tipo linguistico (pena annunciata);

2. il contesto della aversione, cioè della somministrazione della pena (contestualesuccessiva al deviamento), al quale con maggiore frequenza si riferiscono le polemiche, dall’illuminismo giuridico in poi; sempre nel linguaggio comportamentistico di Skinner, riferito alla somministrazionecontingente a un dato comportamento, di uno stimolo aversivo, questa ipotesi potrebbe essere esplicata come comportamento di fuga (escape) condizionato da un processo di rinforzamento primario negativo (pena applicata).

La pena annunciata implica l’applicazione della punizione, altrimenti l’effetto deterrente dell’anticipazione verrebbe meno; in termini conportamentistici, un rinforzatore negativo secondario non sarebbe tale se non fosse collegato a un rinforzatore negativo primario […].

Visto che la punizione ha comunque e sempre un effetto deterrente (in termini scientifici, ove sia resa contingente a un dato comportamento ne blocca le sequenze strumentali; e questo vale tanto per la pena applicata, intesa come rinforzatore negativo primario, quanto per la pena annunciata, intesa come rinforzatore negativo secondario), ci si potrebbe chiedere se ha senso somministrare la pena anche quando l’effetto deterrente non c’è stato, per l’avvenuta realizzazione del comportamento deviantecomportamento che viene facilitato dalla mancanza di contestualità tra pena deviamento (dalla impossibilità di somministrare l’impedimento aversivo durante il deviamento, cioè dalla impossibilità di rendere l’impedimento aversivo contingente a una sequenza strumentale del eviamento) o dall’inadeguatezza della scelta disgiuntiva fra linee d’azione posta dalla norma, in quanto la pena sacrifica un interesse del deviante avente un livello di intensità meno elevato rispetto al livello di intensità dell’interesse espresso dal deviamento.

Il mancato effetto dissuasivo indica che la punizione non ha funzionato come variabile indipendente rispetto all’interruzione dei comportamenti strumentali devianti e che, con probabilità molto alta, in situazioni equivalenti, non funzionerà per il futuro.

In questa prospettiva, poiché il significato comportamentistico della pena non è l’espiazione, ma l’interruzione degli operanti strumentali che realizzano il deviamento, la operatività della pena rispetto al deviamento è nulla. Tuttavia la sua somministrazione, ancorché inutile per il deviante, è utile per conferire significato reale alla pena annunciata, cioè per impedire futuri deviamenti in soggetti che abbiano atteggiamenti devianti potenziali rispetto a quelli del deviante attuale.

È questo il significato sociale della pena e in questo significato si manifesta la sua antinomia: la pena non serve per (contro) il deviante attuale, ma serve per (contro) il deviante potenziale; per contrastare il deviamento (futuro) bisogna applicarla anche quando essa non è riuscita a impedire il deviamento (passato)

(Il sequestro come fatto sociale, pp. 198-200)

Scambio e competizione

Corrispondenze

Per tradurre l’analisi statica dello scambio nell’analisi dinamica facciamo corrispondere ai nuovi termini usati denotanti interessi altrettanti termini denotanti comportamenti:

IFA.2   ↔   RCA.2

IFB.2   ↔   RCB.2

ISA.1   ↔   RSA.1

ISA.2   ↔   RSA.2

ISB.1   ↔   RSB.1

ISB.2   ↔   RSB.2

Scambio in termini di rinforzamento sociale

Abbiamo quindi il diagramma n. 13.

«In (a) RSA.2 è il comportamento del soggetto A (corrispondente all’interesse ISA.2) rinforzato dalla assenza del comportamento RSB.1 (corrispondente a ISB.1) del soggetto B. L’assenza di RSB.1costituisce per A uno stimolo discriminante in presenza del quale A pone in essere il comportamento finale RCA.2, rinforzato da S+.

Poiché nel caso dello scambio si hanno due diverse coppie di interessi negativamente coinvolti, in (b) viene indicato il secondo schema di rinforzamento corrispondente alla seconda coppia di interessi negativamente coinvolti. Abbiamo quindi che RSB.2 è il comportamento di B (corrispondente a ISB.2) rinforzato dalla assenza di RSA.1 (corrispondente a ISA.1) di A. L’assenza di RSA.1costituisce per B uno stimolo discriminante in presenza del quale B pone in essere il comportamento RCB.2 rinforzato da S+.

In (c) RSA.2 è il comportamento del soggetto A (corrispondente all’interesse ISA.2) rinforzato dal comportamento RSB.2(corrispondente a ISB.2) del soggetto B. Quest’ultimo comportamento costituisce per A uno stimolo discriminante in presenza del quale A pone in essere il comportamento RCA.2rinforzato da S+ (cioè soddisfa l’interesse IFA.2).

In (d) RSB.2 è il comportamento di B (corrispondente a ISB.2) rinforzato da RSA.2 (corrispondente a ISA.2) di A. RSA.2 costituisce per B uno stimolo discriminante in presenza del quale B pone in essere il comportamento RCB.2 rinforzato da S+ (cioè soddisfa IFB.2).

(Concorrenza, collettivismo e pianificazione, pp. 28-29)

NOTA: la notazione è stata modificata rispetto al testo originale, in modo da renderla conforme alle più recenti formulazioni della teoria degli interessi. Su questo punto ho operato alcuni ulteriori approfondimenti che verranno presentati nelle prossime pubblicazioni.

Corrispondenze

Per tradurre l’analisi statica della competizione […] in analisi dinamica facciamo corrispondere ai nuovi termini usati denotanti interessi altrettanti termini denotanti comportamenti:

ISA.1   ↔   RSA.1

ISA.2   ↔   RSA.2

ISB.1   ↔   RSB.1

ISB.1′   ↔   RSB.1′

ISB.2   ↔   RSB.2

ISC.1   ↔   RSC.1

ISC.2   ↔   RSC.2

IFA.2   ↔   RCA.2

IFB.2   ↔   RCB.2

IFC.1   ↔   RCC.1

IFC.2   ↔   RCC.2

Rinforzamento sociale per il produttore scambista

Abbiamo quindi il diagramma n. 16.

«In (a) RSB.2 è il comportamento del soggetto B (corrispondente all’interesse ISB.2) rinforzato positivamente dall’assenza del comportamento RSA.1 del soggetto A (corrispondente a ISA.1). L’assenza di RSA.1 (~RSA.1) costituisce per B uno stimolo discriminante in presenza del quale B pone in essere il comportamento finale RCB.2 rinforzato da S+ (cioè soddisfa l’interesse IFB.2).

In (b) viene indicato il secondo schema di rinforzamento in cui si traduce il comportamento di scambio tra i due soggetti A e B. Mentre lo schema di rinforzamento in (a) corrisponde alla interrelazione disgiunta tra ISA.1 e ISB.2, lo schema di rinforzamento in (b) corrisponde alla interrelazione disgiunta tra ISA.2 e ISB.1. Abbiamo quindi che RSA.2 è il comportamento di A rinforzato positivamente dall’assenza di RSB.1 di B. L’assenza di RSB.1(~RSB.1) costituisce per A uno stimolo discriminante in presenza del quale A pone in essere il comportamento finale RCA.2 rinforzato da S+ (cioè soddisfa l’interesse IFA.2).

In (c) e in (d) vengono indicati i due schemi di rinforzamento corrispondenti alla interrelazione congiunta tra gli interessi ISA.2 di A e ISB.2 di B, derivante dal fatto che gli interessi IFA.2 di A e IFB.2 di B che i due soggetti soddisfano durante il comportamento di scambio risultano, in conseguenza dello scambio, positivamente coinvolti. Abbiamo quindi in (c) che RSB.2 è il comportamento di B rinforzato positivamente da RSA.2 di A che costituisce per B uno stimolo discriminante in presenza del quale B pone in essere RCB.2 rinforzato da S+. Poiché ad ogni interrelazione congiunta tra due interessi corrispondono sempre due schemi reciproci di rinforzamento, abbiamo inoltre in (d) che RSA.2 è il comportamento di A rinforzato positivamente da ISB.2 di B che costituisce per A uno stimolo discriminante in presenza del quale A pone in essere RCA.2 rinforzato da S+

(Concorrenza, collettivismo e pianificazione, pp. 34-36)

NOTA: la notazione è stata modificata rispetto al testo originale, in modo da renderla conforme alle più recenti formulazioni della teoria degli interessi. Su questo punto ho operato alcuni ulteriori approfondimenti che verranno presentati nelle prossime pubblicazioni.

Rinforzamento sociale per il produttore escluso

Proseguiamo nell’analisi del diagramma n. 16.

«In (e) e in (f) vengono indicati i due schemi di rinforzamento corrispondenti alle due interrelazioni disgiunte che caratterizzano il rapporto tra B (che simboleggia il consumatore che scambia con il produttore A) e C (che simboleggia il produttore escluso dallo scambio).

Poiché ad ogni interrelazione disgiunta tra due interessi corrisponde sempre solo uno schema di rinforzamento, abbiamo che in (e) viene indicato lo schema di rinforzamento corrispondente alla interrelazione disgiunta tra gli interessi ISB.2 di B e ISC.2 di C, mentre in (f) viene indicato lo schema di rinforzamento corrispondente alla interrelazione disgiunta tra gli interessi ISC.2 di C e ISB.1’ di B. Pertanto, in (e) RSB.2 è il comportamento strumentale di B rinforzato positivamente dall’assenza del comportamento strumentale RSC.1 di C; l’assenza di RSC.1  (~RSC.1) costituisce per B uno stimolo discriminante in presenza del quale B pone in essere il comportamento finale (o consumatorio) RCB.2 rinforzato da S+. In (f) RSC.2 è il comportamento di C rinforzato positivamente dall’assenza del comportamento RSB.1’ di B; l’assenza di RSB.1’ (~RSB.1’) costituisce per C uno stimolo discriminante in presenza del quale C pone in essere RCC.2 rinforzato da Sx+ (quest’ultimo costituisce ovviamente un rinforzatore diverso dal rinforzatore S+ che compare nei precedenti schemi).

In (g) ed (h) vengono indicati i due schemi di rinforzamento corrispondenti alle due interrelazioni disgiunte che caratterizzano il rapporto tra A (che simboleggia il produttore scambista nei confronti del consumatore B) e C (che simboleggia il produttore escluso dallo scambio).

Come si è visto tra questi produttori si stabiliscono due interrelazioni disgiunte: una tra gli interessi ISA.1 di A e ISC.1 di C, l’altra tra gli interessi ISA.2di A e ISC.2 di C.

Abbiamo quindi in (g) che RSA.2 è il comportamento di A rinforzato positivamente dall’assenza del comportamento RSC.2 di C; l’assenza di RSC.2 (~RSC.2) costituisce per A uno stimolo discriminante in presenza del quale A pone in essere RCA.2 rinforzato da S+. Abbiamo inoltre in (h) che RSC.1 è il comportamento di C rinforzato positivamente dalla assenza del comportamento RSA.1 di A; l’assenza di RSA.1 (~RSA.1) costituisce per C uno stimolo discriminante in presenza del quale C pone in essere RCC.1 rinforzato da Sx+ (che costituisce un rinforzatore positivo diverso dal rinforzatore S+ che appare nel precedente schema).»

(Concorrenza, collettivismo e pianificazione, pp. 36-37)

NOTA: la notazione è stata modificata rispetto al testo originale, in modo da renderla conforme alle più recenti formulazioni della teoria degli interessi. Su questo punto ho operato alcuni ulteriori approfondimenti che verranno presentati nelle prossime pubblicazioni.
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