Critica del metodo della spiegazione condizionale

Ma qual è il significato metodologico delle regole di esperienza? Da un lato, come abbiamo detto, le regole generali di esperienza pos- [pag. 21]  sono essere esplicate in termini strutturali come leggi generali espresse in termini funzionali, da un altro lato in quanto esse si riferiscono a fatti storici ordinati in senso irreversibile esse devono essere considerate come regole dei divenire e quindi non possono essere espresse in termini funzionali.

Assumendo per il momento che le regole generali dell’esperienza siano esprimibili in termini funzionali vediamo in che modo sarebbe possibile per mezzo di esse verificare una sequenza storicamente manifestatasi (a, c). Per verificare che a è l’effettiva causa di c, supponiamo di sostituire a con uno stato che chiamiamo a’ e vediamo, utilizzando le regole generali di esperienza, se a’ è seguito da c oppure no. Le regole dell’esperienza che ci consentono di formulare un giudizio sull’ipotesi devono essere espresse mediante una relazione funzionale; supponiamo che una regola R ponga in relazione a’ con b, per cui R(a’,b). In base a questa regola noi possiamo affermare che a’ è la causa di b e non di c; che sostituendo a con a’ non è possibile produrre c. In questo caso la regola R(a’,b) invaliderebbe l’ipotesi R(a’,c), confermando quindi che la presenza di a è necessaria per produrre c.

Ora ci domandiamo: nell’ambito delle scienze naturali il procedimento di verifica è analogo a quello weberiano? Rispondiamo subito che una simile ipotesi contraddice apertamente al metodo scientifico. Nell’ambito del discorso scientifico l’unica verifica possibile della relazione R(a’,b) consiste nel fatto che ogni qualvolta viene posto in essere l’evento a’ si manifesta l’evento b.

In base allo schema weberiano le cose procedono invece diversamente. Innanzi tutto non è la legge R(a’,b) assunta come regola generale dell’esperienza che deve essere verificata, ma è la sequenza (a,c); non è la legge che deve essere verificata ma il processo storico concreto. È evidente come in questo caso la presunta verifica proposta da Weber non abbia alcun punto di contatto con la verifica scientifica. La verifica viene attuata in questo caso non già realizzando a onde ottenere c, cosa impossibile in quanto a e c sono avvenimenti storici già manifestatisi, bensì formulando l’ipotesi R(a’,c) e negandola sulla base della regola dell’esperienza R(a’,b).

L’argomentazione weberiana non prende in considerazione un elemento importante come quello del controllo delle condizioni in presenza delle quali la relazione R(a’,b) è valida. Non basta cioè che si presenti concretamente la sequenza (a,c) per poter affermare che c è prodotto da a. Noi possiamo esprimere R(a,c) in termini funzionali solo dopo aver controllato tutte le condizioni in cui R(a,c) si pre- [pag. 22]  senta. Solo in questo caso possiamo collegare funzionalmente a e c.

È evidente che nel caso di eventi storici questo controllo delle condizioni non può essere effettuato in quanto i fenomeni si sono già manifestati. Per Weber l’impossibilità di controllare le condizioni sotto le quali si presenta la sequenza (a,c) viene superata formulando l’ipotesi R(a’,b). Ma neppure con riferimento a quest’ultima può dirsi che siano state controllate le condizioni sotto le quali si presenta la sequenza (a’,b), In quanto R(a’,b) è una regola tipico-ideale che si riferisce sempre ad eventi storicamente manifestatisi.

Riaffiora qui l’equivoco connesso alla storicità della scienza sociale. Equivoco che persiste tuttora e che si fonda in sostanza sulla convinzione metafisica che il comportamento umano per la sua intrinseca libertà e irripetibilità non possa essere studiato in termini sperimentali. Il fatto stesso che Weber abbia posto al centro della sua analisi il problema dell’esplicazione dei fenomeni storicamente manifestatisi e abbia tentato di fondare una scienza storico-sociale che utilizza come principale strumento di analisi i concetti tipico-ideali, mostra che il pregiudizio metafisico circa l’impossibilità di una scienza sociale che consideri i fenomeni umani come ripetibili e quindi riproducibili (allo stesso modo dei fenomeni naturali) ha orientato tutto il suo pensiero.

Se si supera la prospettiva metafisica storicistica e si analizza il comportamento in termini strutturali, allora l’esplicazione dei fenomeni umani può avvenire prescindendo completamente dalla storia la quale cessa di essere, come invece credeva presumibilmente Weber, il grande laboratorio in cui dovrebbe operare a posteriori lo scienziato sociale. L’irrilevanza della considerazione storica per la costruzione di una scienza sociale non implica ovviamente che i fatti già avvenuti non possano essere esplicati scientificamente. La spiegazione avviene tuttavia in base a leggi verificate in laboratorio ed espresse in termini funzionali per cui il fatto da esplicare viene caratterizzato non più in termini di individualità bensì in termini di ripetibilità o riproducibilità.  [pag. 23] 

Indice della pubblicazione

Il problema del metodo nella sociologia

Giulio Bolacchi


1. Gli ostacoli alla comprensione scientifica del comportamento umano.

2. La prospettiva di Max Weber. online

3. La distinzione tra scienze storico-sociali e scienze naturali. online

4. La confusione tra prospettiva evoluzionistica e prospettiva strutturale. online

5. La spiegazione causale. online

6. Prospettiva strutturale e prospettiva evoluzionistica con riferimento all’ordine seriale.

7. L’inconsistenza del concetto di comprensione scientifica dei fenomeni nel loro divenire storico.

8. Verifica e imputazione causale.

9. Critica del metodo della spiegazione condizionale. online

10. Osservazioni sulla struttura del linguaggio scientifico. online

11. Un esempio di relazione funzionale.

12. Relazione funzionale e ordine seriale: analisi dinamica e analisi statica. online

13. Il tempo come ordine (dinamica strutturale) e il tempo come direzione (dinamica cumulativa). online

14. Le analisi sociali in termini di equilibrio e di forze. online

15. La prospettiva di Talcott Parsons.

16. I modi di organizzazione degli elementi dell’azione.

17. Predicati sperimentali e predicati teorici. Il livello di astrazione dei predicati. online

18. La relazione di interscambio, la relazione di appartenenza e la relazione di controllo.

19. Le dicotomie neutralità-affettività e specificità-generalità e l’uso della relazione combinatoria.

20. Il distacco tra la prospettiva metafisica di Parsons e la prospettiva scientifica. online

21. La distinzione tra processi di confine e processi interni.

22. I concetti di personalità e need-disposition.

23. Le relazioni di interscambio tra il sistema psicologico e gli altri sistemi.

24. Considerazioni critiche conclusive sul metodo di Parsons.

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