Equivoci teorici connessi al concetto di «borghesia»

Ma allora, se è vero che la borghesia è stata una realtà sociale, non è men vero che nessuna classe sociale può dirsi esistente senza che, entro la stessa, possa ravvisarsi un insieme di istanze, di esigenze, di valori sui quali si esprima la convergenza totale della volontà dei singoli consociati. Non esistono valori che abbiano lasciato un solco nella storia dell’umanità e che abbiano condizionato la forza creatrice dei gruppi sociali, i quali, necessariamente, non siano stati assunti da questi gruppi come valori comuni, non si siano per dir così socializzati, qualificando non già il singolo individuo e l’élite che se ne siano fatti portatori e propugnatori, ma tutto il gruppo sociale che, riponendo in quella élite la sua fiducia, abbia dimostrato di voler far proprie quelle istanze comuni. Le idee e i valori dei singoli o di pochi che non siano divenuti idee e valori di molti, non hanno mai creato o distrutto le civiltà; e queste ultime, per converso, hanno sempre poggiato su una comunione e interrelazione di interessi e valori, proprio perché qualsiasi gruppo sociale non può non essere qualificato, come tale, da un insieme di istanze comuni, che del gruppo medesimo siano fondamento e ragione. Da queste istanze e questi valori la classe politica che ha il comando effettivo deriva direttamente il proprio potere, che [pag. 230] si fonda, pertanto, non già e non solo sulle peculiari capacità e attitudini di questa classe, bensì, soprattutto, sulla circostanza che la stessa si fa portatrice di quegli interessi che la collettività sottostante riconosce come propri e, quindi, si pone come mezzo, nei confronti della collettività, al fine della realizzazione dei valori comuni.

«La decadenza del governo assoluto – fa notare Sabine – volse ancora una volta la filosofia francese alla dottrina politica e sociale. Cominciato in forma ancora incerta negli ultimi anni del diciassettesimo secolo, l’interesse alla politica crebbe via via. Nella prima metà del diciottesimo secolo ci fu una straordinaria produzione di libri di carattere più o meno politico. Tra il 1750 e la Rivoluzione, la discussione di questi argomenti diventò un’ossessione. Ogni genere letterario, poesia, dramma, romanzo che fosse, divenne un mezzo di discussione sociale. Tutta la filosofia, anzi tutta la cultura, si volse in questo senso e persino i libri di scienza potevano includere rudimenti di una filosofia sociale»[6].

Non c’è da stupirsi, pertanto, che borghesia e ideali rivoluzionari possano essere stati congiunti insieme e identificati l’uno con l’altro, né si vede, dopo quanto si è detto, quale effettivo significato potrebbe avere la pretesa di confinare il concetto di «borghesia» su un piano meramente quantitativo, visto che non possono esistere gruppi o classi sociali in cui i rapporti interindividuali ripetano la propria validità da qualche altra cosa che non sia un’idea, un’istanza, un interesse comune, un valore, ripetiamo, sul quale convergano le volontà dei singoli associati e che giustifichi la esistenza stessa del gruppo o della classe. La borghesia dell’89 era una realtà sociale proprio in virtù dei valori e delle idee di cui si proclamava portatrice. Certo, se si considera la borghesia prescindendo dagli elementi ideali che la caratterizzano e la si vede solo in funzione dei confini giuridico-politici che, prima dell’89, la dividevano dagli ordini più elevati, è chiaro come, una volta crollati questi confini, la borghesia medesima diventi praticamente irriconoscibile e non individuabile.

Non pochi equivoci sul concetto di «borghesia» sono stati originati dalla sua identificazione con il «ceto medio». Ma il concetto di «ceto medio» è così radicalmente diverso da quello di «borghesia», di «classe» e «gruppo sociale», quanto un concetto quantitativo può esserlo nei confronti di uno qualitativo; sì che, quando si disconosce la effettiva omogeneità sociale ed ideologica della borghesia e si tenta di definire questa con quel concetto di «medio», i risultati non possono non [pag. 231] essere approssimativi e confusi, il concetto di «borghesia» si dissolve; diventa sinonimo di un aggregato di individui raggruppabili solo sulla base di una differenziazione meramente quantitativa tra i vari strati sociali.

Il presupposto della omogeneità dei gruppi sociali in genere appare, pertanto, anche qui, come uno dei fondamentali elementi che ne condizionano, in termini di interessi comuni, la esistenza; il legame che unisce i membri della classe borghese poggia infatti, nell’89, su un interesse comune: la abolizione del privilegio. La forza creatrice della élite rivoluzionaria cui la borghesia tutta conferiva attendibilità e consistenza politica ne è, attraverso i termini di quella polemica, una evidente riprova. Quanto tutto ciò sia lontano e diverso dal concetto prettamente quantitativo di «classe media» la quale – ad usare le parole di Röpke «dispone di quel tanto di proprietà che senza degenerare in plutocrazia o feudalismo assicura una certa indipendenza» ed è «ugualmente lontana dalla proletarizzazione e dalla ricchezza corrompente»[7], non occorre ancora sottolineare.[pag. 232]

Note

[6] G. H. Sabine, Storia delle dottrine politiche, p. 437.

[7] W. Röpke, Civitas Humana. I problemi fondamentali di una riforma sociale ed economica, p. 136.

Indice della pubblicazione

Teoria delle classi sociali

Giulio Bolacchi


Capitolo I: Strutture teoriche e scienze sociali

1. Schemi teorici e scienze sociali

2. La prospettiva metodologica delle scienze sociali

3. Le strutture linguistiche astratte

4. Il problema dei concetti teorici

5. Linguaggio osservativo e linguaggio teorico

6. Empirismo, criteri di significatività e termini disposizionali

7. Assiomatizzazione e linguaggio teorico

8. Il concetto di «linguaggio teorico» in Carnap

9. Linguaggio teorico e livelli di astrazione

10. Verificabilità empirica delle strutture astratte; rapporti fra diverse strutture linguistiche

11. Il ruolo della teoria generale nelle scienze sociali

12. Rapporti tra teoria economica e scienza sociale; il problema del sottosviluppo

13. L’integrazione delle scienze sociali e la teoria generale del comportamento sociale

Note del capitolo I

 

Capitolo II: Alcune teorie sulle classi sociali

1. Le principali teorie sulle classi sociali online

2. Classe e situazione di classe in Weber

3. La classificazione dei gruppi e il problema delle classi sociali in Sorokin

4. Il problema dell’ordine e la stabilità dell’interazione sociale in Parsons

5. Sistema di valori e stratificazione sociale in Parsons

6. I limiti fondamentali della teoria generale di Parsons

7. Critiche al «sistema sociale» di Parsons

8. La teoria integrazionista e la teoria coercitiva della società nell’analisi di Dahrendorf

9. Gruppi di conflitto e associazioni coordinate da norme imperative in Dahrendorf

10. Autorità e potere condizionante nella dinamica sociale

11. Il rapporto di autorità e la dinamica reintegratrice o pendolare; l’avvicendamento del personale nelle posizioni di dominio in Dahrendorf

12. I tre stadi di analisi delle strutture sociali: dinamica pendolare, dinamica strutturale-funzionale, dinamica cumulativa

13. Il problema della dinamica nelle teorie di Parsons e Dahrendorf

14. Conclusioni critiche sulle teorie di Parsons e Dahrendorf

Note del capitolo II

 

Capitolo III: Premesse a una teoria generale delle classi sociali

1. Scienza del comportamento e scienza psicologica

2. Le teorie causali del significato

3. La struttura funzionale degli interessi

4. Il campo disposizionale

5. Intermediazione, comunione e mutualità degli interessi negli studi di Perry online

6. Il concetto di «disposizione a rispondere» online

7. Disposizione a rispondere e segno nella semiotica di Morris online

8. Classe sociale e categoria sociale online

9. Il concetto di «interesse comune e interrelato» online

10. L’interesse di classe online

11. L’azione sociale di accettazione e l’azione sociale di condizionamento online

12. Il potere condizionante: potere istituzionale e potere deviante online

13. I concetti di «potere» e «autorità» in alcune teorie sociologiche

14. La dinamica del potere condizionante online

15. Potere deviante e classe sociale online

16. Comunione di interessi, istituzionalizzazione, internalizzazione e potere online

17. Considerazioni conclusive sul concetto di «classe sociale» online

18. Classi sociali e dinamica sociale online

Note del capitolo III

 

Capitolo IV: Democrazia e classi sociali

1. La dottrina classica della democrazia online

2. Indeterminatezza e irrazionalità del comportamento politico; la critica di Schumpeter al concetto di «democrazia» online

3. Democrazia e volontà popolare online

4. La volontà popolare come risultante del processo politico online

5. La democrazia come lotta in concorrenza per il comando politico online

6. Il metodo democratico e la rilevazione degli interessi pubblici online

7. Democrazia come volontà popolare e democrazia come lotta in concorrenza online

8. L’istituto della rappresentanza politica online

9. La forza sociale del potere e il problema della maggioranza online

10. Le differenti caratterizzazioni del concetto di «libertà» online

11. La democrazia come commisurazione istituzionalizzata della forza sociale del potere istituzionale e del potere deviante online

Note del capitolo IV

 

Capitolo V: Un esempio storico: la borghesia

1. La borghesia rivoluzionaria e la polemica di Sieyes contro il privilegio

2. Una interpretazione della Rivoluzione secondo le prospettive di Toynbee

3. Equivoci teorici connessi al concetto di «borghesia» online

4. I valori borghesi e i princípi di perduranza dell’antico regime

5. Il proletariato contemporaneo e la mancata assimilazione dei valori borghesi

6. Il concetto di «borghesia» nel pensiero di Croce

7. Le caratterizzazioni della «borghesia» in termini di ceto medio

8. Gli interessi comuni della borghesia online

9. Classe borghese e potere deviante online

Note del capitolo V

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