Il potere condizionante: potere istituzionale e potere deviante

La “comunione” e la “interrelazione” degli interessi sono concetti differenti, e in un certo senso più generali, di quelli di “azione di accettazione” e “azione di condizionamento”; infatti, tanto nel condizionamento reciproco, quanto nella accettazione reciproca, gli interessi su cui si fondano i corrispondenti rapporti debbono essere interrelati, anche se nel primo caso in modo disgiunto e nel secondo in modo congiunto o comune. Per quanto riguarda la forza sociale del condizionamento, essa è determinata dalla esistenza di una azione di accettazione caratterizzata dalla presenza di una interazione in termini di interessi comuni e interrelati; alla base della legittimità o forza sociale del condizionamento si ha, cioè, una azione immediata di accettazione.

Il condizionamento, in tal modo definito, può costituire una formalizzazione sufficientemente esatta dei concetti di “potere” e “autorità” normalmente adoperati dalla dottrina; i due schemi formali del “potere istituzionale” e del “potere deviante” hanno infatti natura condizionante, posto che proprio nell’azione condizionante abbiamo individuato la tipica formalizzazione del concetto di “potere”.

Comunque, per comprendere appieno il senso di questa distinzione, bisogna precisare che si danno due tipi di caratterizzazione della azione sociale, a seconda che si consideri quest’ultima in rapporto ai valori sociali, nel qual caso se ne determina la funzione sociale, in quanto la si commisura al siste- [pag. 137] ma di valori sociali normativizzati, vigente entro un determinato gruppo (funzione sociale della azione inquadrata nell’ambito dei valori sociali); ovvero a seconda che la si consideri relativamente al campo degli interessi, cioè al sistema di valori del soggetto. Questa caratterizzazione ci dà il movente della azione: non già il suo valore sociale (funzione) bensì il suo valore individuale.

Ciò posto, il concetto di “potere condizionante” può quindi specificarsi in due momenti distinti, a seconda che venga esplicato in funzione della attuazione di valori sociali il cui ambito di comunione e interrelazione si estenda a tutti i soggetti del gruppo entro il cui potere opera (il che significa che, entro il gruppo nel quale si esplica, il potere condizionante può dirsi istituzionalizzato quando dispone di un massimo di forza sociale): ovvero in relazione a un valore individuale o sociale estraneo al sistema, cioè non istituzionalizzato. Nel primo caso potrà appunto parlarsi di potere istituzionale, mentre nel secondo avremo la tipica figura del potere deviante. Ovviamente, quest’ultima forma di potere potrà dirigersi al soddisfacimento di qualsiasi tipo di interesse, e non solo al soddisfacimento di quegli interessi che abbiamo indicato come tendenti alla permanenza o alla modificazione di date strutture sociali: od anche come tendenti all’acceleramento o al rallentamento della dinamica propria di una data organizzazione sociale. Tuttavia dei tre tipi di interesse relativi: alla acquisizione o al mantenimento di un ruolo, all’esercizio di un ruolo, al mutamento o alla conservazione delle strutture sociali e, quindi, al rallentamento o all’acceleramento dei processi dinamici che le caratterizzano, va preso in considerazione solo quest’ultimo, ove si voglia esattamente esplicare il tipo di potere deviante utilizzabile ai fini della caratterizzazione del concetto di “classe”.

Se riprendiamo ora quei concetti di “libertà” che abbiamo sopra brevemente tratteggiato, possiamo meglio comple- [pag. 138] tare il nostro quadro teorico. Infatti, il primo tipo di libertà, visto come possibilità di soddisfacimento diretto dei propri interessi, risulta strettamente connesso alla integrazione sociale, cioè alla considerazione di un insieme di interessi congiunti e interrelati; quanto più un sistema sociale risulta integrato e organizzato, tanto minore è la libertà come possibilità di autosoddisfacimento degli interessi, e viceversa.

Se invece consideriamo il secondo tipo di libertà, cioè la libertà intesa come insieme di possibili azioni condizionanti esplicate dal soggetto nell’ambito di un dato sistema sociale, noi vediamo che questo tipo di libertà si differenzia appunto a seconda che il soggetto agisca in vista della funzione sociale per la cui esplicazione quella sfera di libertà gli è riconosciuta nel sistema; o agisca invece non già al fine di perseguire un valore intrinseco alla struttura sociale istituzionalizzata, ma per realizzare un valore extra-istituzionale (individuale o sociale).

La libertà intesa in tal senso, commisura la dinamicità dei sistemi di valori esistenti in un dato contesto sociale. Se infatti la azione ricompresa nella sfera riconosciuta al soggetto è una azione condizionante (potere) stando alla presente caratterizzazione la misura della staticità o meno del sistema non potrà esser data dal potere istituzionale,[48] bensì dal potere deviante [49] in quanto tendente al perseguimento di fini volti a una modificazione strutturale del sistema, e quindi a un acceleramento o a un rallentamento dei processi dinamici propri dello stesso. La staticità o meno del sistema di valori, non potrà quindi ricondursi alla organizzazione o alla integrazione e neppure al potere istituzionale; ma se un senso ha parlarne nell’ambito del linguaggio scientifico, essa non potrà essere caratterizzata che in termini di libertà, come insieme di possibili azioni riconosciute al soggetto; e, nell’ambito di tali azioni, come potere deviante esplicato dal soggetto in vista  [pag. 139]  della trasformazione o conservazione delle strutture del sistema. Quando questo tipo di potere venga posto in essere da un insieme di soggetti e sia qualificato da un interesse congiunto o comune che stia alla base della interrelazione tra gli stessi, allora a questo fenomeno può darsi la denominazione di “classe”. In esso rientrano quindi una serie di fattori che l’analisi ha contribuito a isolare e precisare: il potere deviante, l’interesse all’acceleramento o al rallentamento della dinamica sociale, la comunione di questo interesse caratterizzata da un sistema di interazioni sociali in termini di interrelazioni. [pag. 140] 

Note

[48] Il potere deviante e il potere istituzionale non possono essere inquadrati entro la dinamica strutturale-funzionale e neppure entro la dinamica cumulativa. Per quanto riguarda il potere istituzionale possiamo dire che lo stesso si attua nell’ambito della dinamica reintegratrice o pendolare. Poiché, infatti, fine del potere istituzionale è la realizzazione o attuazione delle strutture del sistema, non già la permanenza o il mutamento del medesimo, questo potere deve, necessariamente, esplicarsi in modo intrinseco al sistema stesso, utilizzando un meccanismo sociale che esaurisca appunto la sua funzione nel momento dell’attuazione o realizzazione degli interessi sociali, senza porre in questione il loro mutamento o la loro permanenza. Naturalmente, la dinamica pendolare, sotto un profilo strutturale, si riferisce al potere condizionante in generale, sia esso istituzionale o deviante.

[49] Mentre il potere istituzionale, esplicandosi in modo intrinseco al sistema, non ne può alterare l’equilibrio in quanto è posto in essere per la conservazione (realizzazione) del sistema medesimo, il potere deviante ci si presenta con caratteristiche del tutto dissimili. Esso, infatti, opera in modo estrinseco al sistema e come tale in funzione della modificazione o della permanenza delle strutture sociali, cioè dell’acceleramento o del rallentamento della dinamica propria del medesimo. La permanenza intesa in questo senso non deve confondersi con l’attuazione o realizzazione delle strutture, tipica del potere istituzionale. In quest’ultimo caso, infatti, la dinamica del sistema non viene influenzata, poiché si considera il sistema nella sua struttura statica, mentre nel secondo caso (potere deviante) il fenomeno riguarda appunto il mutamento del sistema, per cui quest’ultimo è visto nel suo svolgimento e quindi nel suo momento dinamico. In questo senso può dirsi che il potere deviante è un fattore estrinseco al sistema. Esso è, pertanto, nettamente distinto dal potere istituzionale e non deve confondersi con l’uso deviante del potere istituzionale. Tale uso, che si traduce nei fenomeni connessi in genere all’abuso di potere, rientra propriamente nella dinamica reintegratrice o pendolare, costituendo non più il fattore attivo di questa dinamica (potere istituzionale), bensì un mero fattore passivo (azione deviante in senso stretto). In questo caso, cioè, non ci troviamo più di fronte a un fenomeno di potere deviante, bensì a una pura e semplice azione deviante.

Indice della pubblicazione

Teoria delle classi sociali

Giulio Bolacchi


Capitolo I: Strutture teoriche e scienze sociali

1. Schemi teorici e scienze sociali

2. La prospettiva metodologica delle scienze sociali

3. Le strutture linguistiche astratte

4. Il problema dei concetti teorici

5. Linguaggio osservativo e linguaggio teorico

6. Empirismo, criteri di significatività e termini disposizionali

7. Assiomatizzazione e linguaggio teorico

8. Il concetto di «linguaggio teorico» in Carnap

9. Linguaggio teorico e livelli di astrazione

10. Verificabilità empirica delle strutture astratte; rapporti fra diverse strutture linguistiche

11. Il ruolo della teoria generale nelle scienze sociali

12. Rapporti tra teoria economica e scienza sociale; il problema del sottosviluppo

13. L’integrazione delle scienze sociali e la teoria generale del comportamento sociale

Note del capitolo I

 

Capitolo II: Alcune teorie sulle classi sociali

1. Le principali teorie sulle classi sociali online

2. Classe e situazione di classe in Weber

3. La classificazione dei gruppi e il problema delle classi sociali in Sorokin

4. Il problema dell’ordine e la stabilità dell’interazione sociale in Parsons

5. Sistema di valori e stratificazione sociale in Parsons

6. I limiti fondamentali della teoria generale di Parsons

7. Critiche al «sistema sociale» di Parsons

8. La teoria integrazionista e la teoria coercitiva della società nell’analisi di Dahrendorf

9. Gruppi di conflitto e associazioni coordinate da norme imperative in Dahrendorf

10. Autorità e potere condizionante nella dinamica sociale

11. Il rapporto di autorità e la dinamica reintegratrice o pendolare; l’avvicendamento del personale nelle posizioni di dominio in Dahrendorf

12. I tre stadi di analisi delle strutture sociali: dinamica pendolare, dinamica strutturale-funzionale, dinamica cumulativa

13. Il problema della dinamica nelle teorie di Parsons e Dahrendorf

14. Conclusioni critiche sulle teorie di Parsons e Dahrendorf

Note del capitolo II

 

Capitolo III: Premesse a una teoria generale delle classi sociali

1. Scienza del comportamento e scienza psicologica

2. Le teorie causali del significato

3. La struttura funzionale degli interessi

4. Il campo disposizionale

5. Intermediazione, comunione e mutualità degli interessi negli studi di Perry online

6. Il concetto di «disposizione a rispondere» online

7. Disposizione a rispondere e segno nella semiotica di Morris online

8. Classe sociale e categoria sociale online

9. Il concetto di «interesse comune e interrelato» online

10. L’interesse di classe online

11. L’azione sociale di accettazione e l’azione sociale di condizionamento online

12. Il potere condizionante: potere istituzionale e potere deviante online

13. I concetti di «potere» e «autorità» in alcune teorie sociologiche

14. La dinamica del potere condizionante online

15. Potere deviante e classe sociale online

16. Comunione di interessi, istituzionalizzazione, internalizzazione e potere online

17. Considerazioni conclusive sul concetto di «classe sociale» online

18. Classi sociali e dinamica sociale online

Note del capitolo III

 

Capitolo IV: Democrazia e classi sociali

1. La dottrina classica della democrazia online

2. Indeterminatezza e irrazionalità del comportamento politico; la critica di Schumpeter al concetto di «democrazia» online

3. Democrazia e volontà popolare online

4. La volontà popolare come risultante del processo politico online

5. La democrazia come lotta in concorrenza per il comando politico online

6. Il metodo democratico e la rilevazione degli interessi pubblici online

7. Democrazia come volontà popolare e democrazia come lotta in concorrenza online

8. L’istituto della rappresentanza politica online

9. La forza sociale del potere e il problema della maggioranza online

10. Le differenti caratterizzazioni del concetto di «libertà» online

11. La democrazia come commisurazione istituzionalizzata della forza sociale del potere istituzionale e del potere deviante online

Note del capitolo IV

 

Capitolo V: Un esempio storico: la borghesia

1. La borghesia rivoluzionaria e la polemica di Sieyes contro il privilegio

2. Una interpretazione della Rivoluzione secondo le prospettive di Toynbee

3. Equivoci teorici connessi al concetto di «borghesia» online

4. I valori borghesi e i princípi di perduranza dell’antico regime

5. Il proletariato contemporaneo e la mancata assimilazione dei valori borghesi

6. Il concetto di «borghesia» nel pensiero di Croce

7. Le caratterizzazioni della «borghesia» in termini di ceto medio

8. Gli interessi comuni della borghesia online

9. Classe borghese e potere deviante online

Note del capitolo V

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