Intermediazione, comunione e mutualità degli interessi negli studi di Perry

Una esplicazione del concetto di «interesse» si trova formulata negli studi del Perry.

“Interesse” è, per Perry [15], una personale disposizione o attitudine, caratterizzata da un movimento di attrazione o repulsione; ed un qualche oggetto ha valore solo in quanto venga qualificato da un atto di interesse, per cui essere oggetto di interesse significa essere caratterizzato da un certo valore. “Valore” è, pertanto, la specifica relazione tra un qualche interesse e il suo oggetto o anche quella particolare caratteristica di un oggetto consistente nel fatto che, nei suoi confronti, un interesse è direttamente orientato. Il punto cen-[pag. 120]-trale della indagine di Perry consiste nel significato che deve essere attribuito al termine “oggetto dell’interesse”: poiché per lui, è mediante la cognizione che noi riusciamo a determinare l’oggetto dell’interesse, esso dovrà essere essenzialmente simile all’oggetto della cognizione, inteso non già come mero stimolo, bensì in un senso più complesso, non essendo possibile trascurare quel fattore importantissimo seppure relativamente incontrollabile dell’attività umana, consistente nello stimolo così come in effetti esso appare al soggetto, cioè in quello che lo stimolo significa per il soggetto medesimo. Ora, poiché l’oggetto della cognizione si pone sempre in termini di significazione e quest’ultima si traduce sempre in una aspettativa che può essere confermata o invalidata, anche l’oggetto dell’interesse si presenta come una aspettativa avente, in quanto tale, carattere problematico. Nondimeno, l’interesse è qualcosa di più di una mera aspettazione: esso è una aspettazione qualificata da un moto favorevole o sfavorevole; vista, cioè, sotto un profilo di attrazione o di repulsione; e così come una aspettativa può essere confermata o invalidata, l’interesse può essere sacrificato o soddisfatto.

È opportuno considerare a questo punto il fenomeno della intermediazione degli interessi: esso, infatti, è senza dubbio molto importante in quanto la integrazione degli interessi per mezzo della loro intermediazione può aversi solo quando gli interessi siano riconducibili allo stesso individuo; ed appare pertanto come la forma distintiva della integrazione personale (intra-organic integration) in rapporto a quella sociale (inter-organic integration) [16], non applicandosi alle relazioni interpersonali se non indirettamente. “I soggetti dell’interesse, infatti, possono essere integrati soltanto oggettivamente (comunione di interessi), o mediante la intersezione oggettiva dei loro interessi (mutualità di interessi)” [17]: il che non toglie, peraltro, che queste due forme di integrazione siano ovviamente presenti [pag. 121] anche nell’individuo, dove però sono combinate col principio di intermediazione.

L’integrazione personale o intra-organica è, invece, quella nella quale “una attività connessa ad un interesse (interested activity) è subordinata ad un’altra, in modo tale da generare una gerarchia di fini” [18]. “Questa relazione, che si traduce nella mediazione di un interesse per mezzo di un altro, o nella intermediazione degli interessi, costituisce il fenomeno cui meglio si adatta il nome di personalità” [19].

La gerarchia dei fini, cioè la struttura dei rapporti tra i differenti e molteplici interessi entro l’esperienza del soggetto, può essere vista come una logica conseguenza della nozione di “disposizione a rispondere”; la presenza di un insieme contemporaneo e molteplice di interessi nel campo disposizionale, postula infatti, necessariamente, un definito processo di integrazione tra gli stessi. E l’esistenza di una disposizione, adeguata a specifiche circostanze di sostegno, presuppone a sua volta una intermediazione, una qualche caratterizzazione in funzione dello schema mezzo-fine.

Benché tutti gli interessi siano personali in quanto sempre, in principio, riconducibili a un qualche individuo, possono darsi anche interessi sociali, cioè interessi di una persona aventi ad oggetto un interesse o gli interessi di una seconda persona. Ed è appunto questo – per Perry – l’elemento che caratterizza l’interazione al di là della mera intercognizione; in quanto i soggetti non solo tendono a conoscersi reciprocamente, ma ciascuno di essi è interessato agli interessi di altri e tale interessamento si traduce in una più o meno marcata interdipendenza. I fatti sociali vengono, in tal modo, analizzati in termini di integrazione di interessi e la società (cioè qualsiasi gruppo sociale) viene riguardata come insieme di individui condizionati dalle loro interazioni. “Accettando come principio metodologico la prospettiva se-[pag. 122]-condo cui la struttura dei fatti sociali può essere esattamente individuata solo sulla base delle manifestazioni degli individui, la società deve essere considerata come un insieme di individui che interagiscono in termini di interesse (interestedly), cioè che sono integrati per mezzo e attraverso i loro interessi” [20].

Questa integrazione, che qualifica strutturalmente i gruppi sociali, è la risultante dei due complessi e interdipendenti fattori della comunione degli interessi (per cui gli interessi individuali possono avere oggetti comuni) e della interrelazione degli interessi (per cui questi ultimi possono essere oggetto l’uno dell’altro) e costituisce, pertanto, l’elemento fondamentale di coesione di tutti i gruppi sociali [20 bis]. Da ciò consegue che questi ultimi possono essere differenziati solo in relazione alla maggiore o minore ampiezza di quei fattori, cioè alla maggiore o minore sfera di interessi comuni e interrelati, fatti propri dai membri dei gruppi, la cui organizzazione politico-sociale sarà tanto più comprensiva e completa, quanto più ampia sarà quella sfera di interessi comuni e interrelati (come nel caso delle organizzazioni statuali) e viceversa (come nel caso delle classi sociali, che solitamente non abbisognano di specifica organizzazione).[pag. 123]

Note

[15] R. B. Perry, General Theory of Value, pp. 115 sgg., 183 sgg., 209, 304, 313; Perry, Realms of Value: A Critique of Human Civilization, pp. 2 sgg., 34-49. Perry afferma che l’uomo è essenzialmente «un animale dotato di interessi (an interested animal), un essere naturale che ha interessi e che è orientato per mezzo di interessi». In tal modo l’interesse appare come un concetto unificatore, sulla base del quale sono esplicabili i vari aspetti e processi della vita motorio-affettiva (Perry, Realms of Value: A Critique of Human Civilization, p. 32). Sul punto cfr. anche C. L. Stevenson, Etica e linguaggio, pp. 17 sgg., 350 sgg.

[16] R. B. Perry, General Theory of Value, p. 433.

[17] R. B. Perry, General Theory of Value, p. 475. Sul concetto di «mutualità di interessi» cfr. anche Perry,  Realms of Value: A Critique of Human Civilization, pp. 81-82.

[18] R. B. Perry, General Theory of Value, p. 434; sulla distinzione tra fini e mezzi cfr. anche Perry, Realms of Value: A Critique of Human Civilization, pp. 78-80.

[19] R. B. Perry, General Theory of Value, p. 434; Perry, Realms of Value: A Critique of Human Civilization, pp. 61-64; sulla personalità come sistema d’azione, cfr. T. Parsons, E. A. Shils, Values, Motives, and Systems of Action, pp. 110-158.

[20] R. B. Perry, General Theory of Value, p. 471.

[20 bis] R. B. Perry, General Theory of Value, p. 474.

Indice della pubblicazione

Teoria delle classi sociali

Giulio Bolacchi


Capitolo I: Strutture teoriche e scienze sociali

1. Schemi teorici e scienze sociali

2. La prospettiva metodologica delle scienze sociali

3. Le strutture linguistiche astratte

4. Il problema dei concetti teorici

5. Linguaggio osservativo e linguaggio teorico

6. Empirismo, criteri di significatività e termini disposizionali

7. Assiomatizzazione e linguaggio teorico

8. Il concetto di «linguaggio teorico» in Carnap

9. Linguaggio teorico e livelli di astrazione

10. Verificabilità empirica delle strutture astratte; rapporti fra diverse strutture linguistiche

11. Il ruolo della teoria generale nelle scienze sociali

12. Rapporti tra teoria economica e scienza sociale; il problema del sottosviluppo

13. L’integrazione delle scienze sociali e la teoria generale del comportamento sociale

Note del capitolo I

 

Capitolo II: Alcune teorie sulle classi sociali

1. Le principali teorie sulle classi sociali online

2. Classe e situazione di classe in Weber

3. La classificazione dei gruppi e il problema delle classi sociali in Sorokin

4. Il problema dell’ordine e la stabilità dell’interazione sociale in Parsons

5. Sistema di valori e stratificazione sociale in Parsons

6. I limiti fondamentali della teoria generale di Parsons

7. Critiche al «sistema sociale» di Parsons

8. La teoria integrazionista e la teoria coercitiva della società nell’analisi di Dahrendorf

9. Gruppi di conflitto e associazioni coordinate da norme imperative in Dahrendorf

10. Autorità e potere condizionante nella dinamica sociale

11. Il rapporto di autorità e la dinamica reintegratrice o pendolare; l’avvicendamento del personale nelle posizioni di dominio in Dahrendorf

12. I tre stadi di analisi delle strutture sociali: dinamica pendolare, dinamica strutturale-funzionale, dinamica cumulativa

13. Il problema della dinamica nelle teorie di Parsons e Dahrendorf

14. Conclusioni critiche sulle teorie di Parsons e Dahrendorf

Note del capitolo II

 

Capitolo III: Premesse a una teoria generale delle classi sociali

1. Scienza del comportamento e scienza psicologica

2. Le teorie causali del significato

3. La struttura funzionale degli interessi

4. Il campo disposizionale

5. Intermediazione, comunione e mutualità degli interessi negli studi di Perry online

6. Il concetto di «disposizione a rispondere» online

7. Disposizione a rispondere e segno nella semiotica di Morris online

8. Classe sociale e categoria sociale online

9. Il concetto di «interesse comune e interrelato» online

10. L’interesse di classe online

11. L’azione sociale di accettazione e l’azione sociale di condizionamento online

12. Il potere condizionante: potere istituzionale e potere deviante online

13. I concetti di «potere» e «autorità» in alcune teorie sociologiche

14. La dinamica del potere condizionante online

15. Potere deviante e classe sociale online

16. Comunione di interessi, istituzionalizzazione, internalizzazione e potere online

17. Considerazioni conclusive sul concetto di «classe sociale» online

18. Classi sociali e dinamica sociale online

Note del capitolo III

 

Capitolo IV: Democrazia e classi sociali

1. La dottrina classica della democrazia online

2. Indeterminatezza e irrazionalità del comportamento politico; la critica di Schumpeter al concetto di «democrazia» online

3. Democrazia e volontà popolare online

4. La volontà popolare come risultante del processo politico online

5. La democrazia come lotta in concorrenza per il comando politico online

6. Il metodo democratico e la rilevazione degli interessi pubblici online

7. Democrazia come volontà popolare e democrazia come lotta in concorrenza online

8. L’istituto della rappresentanza politica online

9. La forza sociale del potere e il problema della maggioranza online

10. Le differenti caratterizzazioni del concetto di «libertà» online

11. La democrazia come commisurazione istituzionalizzata della forza sociale del potere istituzionale e del potere deviante online

Note del capitolo IV

 

Capitolo V: Un esempio storico: la borghesia

1. La borghesia rivoluzionaria e la polemica di Sieyes contro il privilegio

2. Una interpretazione della Rivoluzione secondo le prospettive di Toynbee

3. Equivoci teorici connessi al concetto di «borghesia» online

4. I valori borghesi e i princípi di perduranza dell’antico regime

5. Il proletariato contemporaneo e la mancata assimilazione dei valori borghesi

6. Il concetto di «borghesia» nel pensiero di Croce

7. Le caratterizzazioni della «borghesia» in termini di ceto medio

8. Gli interessi comuni della borghesia online

9. Classe borghese e potere deviante online

Note del capitolo V

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