• Parte prima

    La prospettiva sperimentale e la prospettiva teorica nella scienza: lo status metodologico del comportamentismo; comportamento operante e schede di rinforzamento; il comportamento verbale e la prospettiva di B.F. Skinner. (video 24 min)



  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte prima)

    1/8 «La scienza, in fin dei conti, consiste nella sistematizzazione teorica fondata sugli esperimenti. In assenza di sistematizzazione, gli esperimenti non possono avere un significato univoco. Tutte le scienze naturali ci mostrano questo requisito basilare; ma sembra che gli studiosi delle scienze sociali, e anche alcuni comportamentisti, esitino ad accettarlo senza riserve.

    Rivolgere l’attenzione solo agli esperimenti, prescindendo da un quadro teorico, dà luogo a un’erronea rappresentazione degli stessi, poiché nessun esperimento può essere correttamente definito se manca la individuazione di un campo di indagine delimitato. Un esperimento consiste, infatti, nel “ritagliare” dalla realtà un campo delimitato attraverso la individuazione di alcune variabili basilari, lasciando fuori tutte le altre numerose variabili che possono avere un impatto sull’esperimento; in questo modo si delimitano, in teoria e in pratica, i confini dell’esperimento.» EN



  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte prima)

    2/8«Pavlov ha realizzato il carattere fondamentale dell’esperimento scientifico (che fu reso evidente da Galileo e anche da Newton e che si è rivelato fondamentale per la fisica), consistente nel fatto che l’esperimento ritaglia dal mondo esterno un sistema chiuso o isolato totalmente controllato con riferimento alle sole variabili prese in considerazione e lascia fuori tutte le altre possibili variabili. Gli esperimenti della fisica (anche i primi, quelli realizzati da Galileo e da Newton) e tutti gli esperimenti realizzati in qualsiasi campo della scienza sono di questo tipo. Tuttavia, questo presuppone che le variabili prese in considerazione, che sono ovviamente collegate da una funzione, siano a loro volta inserite in un contesto teorico più ampio. Non possiamo trarre alcunché da una considerazione meramente sperimentale delle variabili: l’interpretazione dei risultati sperimentali dipende dal contesto teorico nel quale l’esperimento viene inserito.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte prima)

    3/8 «Studiando e realizzando esperimenti siamo riusciti a stabilire che gli stimoli condizionano tutti i nostri comportamenti. Quali sono questi stimoli? Evidentemente devono esserci varie tipologie di stimoli, varie “gradazioni” di stimoli, da quelli più semplici (basilari) – quelli sperimentali – a quelli più complessi, che non sono stati ancora esaustivamente e rigorosamente studiati sperimentalmente. In realtà sono state studiate sperimentalmente solo schede di rinforzamento abbastanza semplici. Anche le schede che potrebbero sembrare più complesse sono di fatto ancora semplici, connesse ai bisogni basilari dell’organismo.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte prima)

    4/8«Le situazioni che in termini di senso comune, di linguaggio comune, denominiamo “consapevolezza”, “autocoscienza”, “razionalità”, “razionalità scientifica”, in termini comportamentistici esprimono schede di rinforzamento più complesse che gli uomini, con un percorso lungo e impegnativo, sono stati in grado di individuare, inizialmente sulla base dell’esperienza del senso comune e successivamente, a partire da Skinner in poi, anche sul piano sperimentale. Sono schede di rinforzamento complesse che dovremmo iniziare a studiare.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte prima)

    5/8«Dobbiamo studiare schede di rinforzamento complesse di livello più alto. Le chiamerei “schede di n-esimo livello”. Nei nostri esperimenti di solito usiamo schede di rinforzamento di primo livello, che sono direttamente connesse a comportamenti elementari. Qui parlo di schede superiori, cioè di schede più complesse rispetto a quelle di primo livello. Dobbiamo cioè costruire una “stratificazione” derivante da successive operazioni di partizione (ognuna qualificata da una specifica proprietà); si tratta, in ogni caso, di un insieme di insiemi.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte prima)

    6/8«Come opera la scienza? Si parte dai livelli basilari di analisi, quelli più semplici, e poi, attraverso successive partizioni, si individuano predicati sempre più complessi. E si può procedere anche in senso inverso. L’argomento dei livelli di partizione è abbastanza complesso. Ritengo che sia davvero importante e che debba essere applicato nel contesto scientifico comportamentista. È uno sforzo che deve essere fatto.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte prima)

    7/8«Il linguaggio è dato da schede di rinforzamento collegate a processi di condizionamento interpersonale. Perciò dobbiamo, in primo luogo, spiegare il condizionamento interpersonale. Io ho tentato di farlo, partendo da un esperimento di Herrnstein (che è trascurato da alcuni studiosi) realizzato con due piccioni. Un esperimento degno di nota, nel quale era previsto che per poter mangiare i due piccioni dovessero comportarsi in modo tale che uno facesse qualcosa, permettendo all’altro di mangiare, e l’altro facesse qualcos’altro, permettendo anche al primo di mangiare. Trascuriamo ora i dettagli di questo esperimento, del quale pochi hanno parlato, ma che può essere considerato l’esperimento fondamentale per quanto riguarda l’interazione sociale. Ho spiegato che questo esperimento implica schede di rinforzamento più complesse rispetto a quelle basilari. Quindi, dobbiamo spiegare l’interazione sociale.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte prima)

    8/8«In sintesi, in primo luogo abbiamo isolato il concetto di stimolo. In secondo luogo abbiamo isolato, entro l’insieme più generale degli stimoli, lo stimolo sociale rappresentato da uno specifico comportamento di un altro soggetto. In terzo luogo, fra gli specifici comportamenti dei soggetti che interagiscono, abbiamo isolato gli stimoli linguistici, cioè gli specifici comportamenti linguistici di questi soggetti. Dopo averli isolati, dobbiamo definire gli stimoli linguistici in termini sintattici e semantici. Però gli stimoli linguistici non devono essere confusi con le schede di secondo, di terzo, di quarto livello. Il linguaggio non spiega, ma ci consente di organizzare e trasmettere le nostre spiegazioni e operazioni. Questo è, in breve, il linguaggio: uno strumento di comunicazione, ovviamente collegato alle leggi dei comportamenti operanti, essendo esso stesso un insieme di comportamenti operanti.» EN


  • Parte seconda

    Alcune problematiche metodologiche: l’omogeneità fra variabili e l’isomorfismo fra comportamento e schede di rinforzamento; le schede di rinforzamento di livello superiore; rinforzamento e interazione sociale: cooperazione e conflitto. (video 21 min)



  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte seconda)

    1/7«La complessità può essere definita utilizzando il concetto relazionale di livello delle schede, fondato sulla partizione applicata a partire dalle schede basilari. Dovremmo lavorare per costruire questo insieme ordinato di schede, per identificare le schede da un punto di vista teorico, astratto. È una ipotesi di lavoro e la scienza non può progredire senza ipotesi teoriche. Successivamente dovremmo identificare queste schede anche da un punto di vista sperimentale, ma penso che su questo aspetto si possa lavorare. In una prospettiva sperimentale, tuttavia, dovremmo utilizzare organismi complessi o più complessi rispetto agli organismi animali che vengono solitamente utilizzati negli esperimenti correntemente realizzati. Sulla base del paradigma che sto sviluppando, questa è una importante apertura, che dovrebbe essere perseguita al livello teorico. Altrimenti rischiamo di trovarci in uno stato di stallo.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte seconda)

    2/7«Il comportamentismo corre effettivamente il rischio di trovarsi in una situazione di stallo per mancanza di sbocchi. Questo è il punto principale: il comportamentismo sembra privo di sbocchi. Per chiarire meglio questo punto, potremmo dire che il comportamentismo ha sbocchi “operativi”, che però fanno sempre uso di schede di basso livello. Questo può essere accettabile nel campo dell’autismo e nel caso di altri fenomeni con riferimento ai quali le strategie di intervento fondate su schede di basso livello sembrano funzionare. Ma dobbiamo capire anche i comportamenti complessi. E non possiamo capirli con quelle schede. Qui pongo decisamente un problema di metodo: la composizione dell’attuale scheda sperimentale è troppo semplice. Dobbiamo trovare la composizione di una scheda (di una scheda sperimentale) che ci consenta di studiare i comportamenti complessi, se è vero che tutti i comportamenti sono condizionati da stimoli.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte seconda)

    3/7«Dovremmo parlare di una sorta di isomorfismo (omomorfismo biunivoco) fra schede di rinforzamento e comportamenti (in una prospettiva strutturale). Ciascuna scheda dovrebbe corrispondere esattamente a un comportamento, per definizione. Nella realtà questo non avviene, poiché vi è il processo di apprendimento e il processo di apprendimento è collegato alla curva di apprendimento, che ha una certa struttura. Tuttavia, sulla base dell’ipotesi teorica astratta, data una scheda teorica, dobbiamo avere anche una risposta teorica. Perciò vi è un isomorfismo tra scheda e risposta teoriche. Ciò posto, è ovvio che la risposta dei piccioni sia differente, in quando devono apprendere. Ma una persona, un organismo complesso come l’uomo, che viene a contatto con la scheda, si adatta a essa all’istante, se la scheda è adeguata al suo livello culturale.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte seconda)

    4/7«Riassumendo queste problematiche, dobbiamo considerare gli “attriti” nell’apprendimento (presenti quando la curva sperimentale devia da quella teorica) e l’adeguatezza delle schede con riferimento alla storia passata. Ma queste problematiche, da sole, non spiegano perché il comportamento è ripetuto quando ricorrono situazioni identiche o simili. In questo caso la variabile indipendente deve essere individuata nello stesso comportamento, in uno specifico tipo o in una specifica modalità di comportamento. A tal fine il comportamento (operante) deve essere suddiviso nel comportamento strumentale e nell’elemento che chiude la sequenza comportamentale (il comportamento consumatorio negli esperimenti basilari). Quest’ultimo elemento è la reale variabile indipendente.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte seconda)

    5/7«Una teoria del comportamento fondata sugli esperimenti controllati ci consente di analizzare in modo critico tutte le ricerche attualmente realizzate sul comportamento, quali ad esempio quelle sul comportamento economico. Gli studiosi che lavorano in questo campo, a partire da Kahneman e Tversky, ritengono che le loro acquisizioni conoscitive individuino leggi naturali del comportamento. In realtà individuano comportamenti culturalmente appresi. Il fatto che i soggetti non si comportino razionalmente (nel senso della razionalità economica) significa che l’ordine delle preferenze è alterato dalla dimensione temporale o dal modo in cui viene presentata la scelta (in una prospettiva positiva oppure negativa, secondo l’impostazione di Kahneman e Tversky). In tutti questi casi i risultati dipendono, in realtà, dal contesto culturale.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte seconda)

    6/7«In una prospettiva di integrazione delle scienze sociali, che io perseguo, se facciamo riferimento alle relazioni tra organismi (applicando i concetti di cui abbiamo parlato alla sociologia o alla psicologia sociale) troviamo che tutti i comportamenti umani possono essere riportati a due schemi basilari: il coinvolgimento positivo e il coinvolgimento negativo, che esplicano (in stretta corrispondenza con la scienza del comportamento) la cooperazione e il conflitto. Non possiamo inventare nuove regolarità relative alle interazioni sociali: qualsiasi organismo umano o confligge o è in accordo con un altro organismo umano. Questo vale anche quando parliamo degli uomini primitivi, degli uomini delle caverne. È una esigenza connessa alle schede di rinforzamento sociali. Quando mettiamo assieme due organismi, o si realizza un coinvolgimento positivo di interessi oppure si realizza un coinvolgimento negativo. Nel paradigma che ho elaborato, identifico queste due situazioni e da queste derivo tutta la rete di comportamenti sociali complessi.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte seconda)

    7/7«Dobbiamo andare alla ricerca delle leggi del comportamento operante, che sono poche e limitate. Le altre non sono regolarità del comportamento; non lo sono neppure le pseudo-leggi economiche, nonostante a partire dall’800 e ‘900 si sia iniziato a credere che si trattasse di regolarità naturali “impresse” nel cervello. Anche ora vi è l’idea che queste leggi debbano essere ritrovate nel cervello, secondo la neuroeconomia. Ma non è così; e infatti gli organismi umani spesso si comportamento in modo incoerente rispetto alla razionalità economica, che deve essere appresa. Di fatto, gli organismi umani apprendono il mercato, apprendono l’economia di mercato e poi sono in grado di teorizzarla (studiandola con schede di secondo, di terzo livello).» EN


  • Parte terza

    Prospettive e sviluppi dell’analisi scientifica del comportamento: relazioni fra comportamentismo e cognitivismo, economia, neuroscienze, psichiatria. L’esigenza di un avanzamento teorico nello studio scientifico dell’uomo. (video 21 min)



  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte terza)

    1/5«La mia visione sul comportamentismo è positiva, perché è l’unica prospettiva scientifica che ci consente di esplicare il comportamento, ovviamente entro i limiti della scienza (non possiamo chiedere alla scienza più di quanto non possa spiegare). Intanto ci dice che tutti i nostri comportamenti sono appresi e strettamente influenzati dagli stimoli; quindi già spiega molto. È necessario, naturalmente, fare il passo successivo: costruire la teoria complessiva. Per iniziare, dovremmo eliminare tutte le problematiche imputabili alla costruzione pre-scientifica della “mente”, profondamente radicata nel senso comune, che si inserisce in alcuni spazi al confine tra neurobiologia e comportamentismo, che non sono ancora stati definiti in termini rigorosi . La “mente” è una sovrapposizione ingenua del senso comune alla scienza. La scienza individua unicamente nel sistema nervoso centrale (SNC) e nel comportamento i due fondamentali punti di riferimento. […] Per superare questa situazione è necessario sistematizzare gli aspetti sintattici e semantici dei linguaggi neurobiologico e comportamentale, in modo da stabilire il loro isomorfismo e evitare l’errore secondo cui il cervello sarebbe la causa dei comportamenti. Questo è uno dei principali problemi che dobbiamo affrontare.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte terza)

    2/5«Possiamo guardare all’organismo nel complesso: dall’esterno, come insieme di comportamenti, e dall’interno, come insieme di neuroni. Questo significa una cosa, che non sono sicuro sia stata ancora realmente compresa: significa che possiamo operare sull’organismo in due modi. Uno consiste nel modificare direttamente il SNC; un altro nel modificare i comportamenti attraverso i comportamenti. Tuttavia, questo non rende il SNC causa dei comportamenti; il SNC è come uno “specchio” del comportamento e viceversa. Abbiamo due “sistemi” che agiscono in parallelo: l’organismo interagisce con l’ambiente allo stesso tempo e in modo simile con i comportamenti e con il SNC. Possiamo incidere sull’uno o sull’altro: se incidiamo su uno dei due, l’altro si modifica, e viceversa. È un tipo di equivalenza, di isomorfismo, che dovrà essere assunto come postulato, quando si arriverà alla formalizzazione dei due linguaggi.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte terza)

    3/5«In quanto organismi umani siamo in grado di distinguere fra costi e benefici. Inoltre dovremmo assegnare a un beneficio differito nel tempo lo stesso “valore” relativo che gli assegniamo nel momento in cui il beneficio viene comparato col costo (più il costo standard dell’attesa). Se il ritardo temporale altera questo valore (a prescindere dal costo standard dell’attesa), siamo di fronte a una deviazione da quella che viene denominata “razionalità” (economica) verso altri stati che potremmo chiamare di “non razionalità”. Ma dobbiamo avere schede (cioè ambienti naturali e sociali) più complesse, perché se ci adattiamo alle schede di rinforzamento più comuni e diffuse, è naturale che valga la massima “meglio un uovo oggi che una gallina domani” (in questo caso occorre fare riferimento anche alle schede di propensione al rischio riferite alla maggiore forza di un rinforzatore piccolo ma certo, rispetto a uno più grande ma incerto.) […] Occorre insegnare alle persone (a un livello molto più complesso) che il beneficio, anche se differito nel tempo, deve avere (per gli accordi economici o legali) lo stesso valore relativo che ha (o che dovrebbe avere) se fosse considerato nello stesso momento in cui vengono considerati i costi. Questa è la base di gran parte del ragionamento economico e la base di tutti gli esperimenti attuali in campo economico. In realtà si tratta di problema concernente l'apprendimento.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte terza)

    4/5«Se partiamo dal postulato teorico secondo cui i comportamenti si adattano all’ambiente, dobbiamo altresì riconoscere che l’applicazione di una scheda di rinforzamento non può non determinare un comportamento strettamente conforme alla scheda. Si tratta di una modificazione dell’ambiente sperimentale alla quale l’organismo deve adattarsi. Perché questo adattamento non si realizza immediatamente e istantaneamente? Per il fatto che esistono “attriti”.

    In termini più generali questo discorso può essere esteso a tutti i campi della scienza e, infatti, la scienza si sviluppa anche identificando gli “attriti”. La scienza e la tecnologia arricchiscono il contesto conoscitivo basilare anche rendendo espliciti sempre nuovi “attriti”, cioè aggiungendo nuovi sub-insiemi nell’ambito del linguaggio scientifico. In questo senso possiamo parlare di variabili nascoste (“attriti”). L’analisi sperimentale consiste nel rendere esplicite queste variabili.» EN



  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte terza)

    5/5«In primo luogo dobbiamo avere – al pari di Galileo e Newton – lo schema astratto: la stretta e diretta corrispondenza fra scheda e comportamento (se la scheda è data, è dato anche il comportamento). Successivamente ci domandiamo: perché non si riscontra questa corrispondenza? Quindi dobbiamo prendere in considerazione un ampio insieme (che dobbiamo isolare) di attriti, considerati in questo caso come variabili nascoste che ostacolano l’apprendimento immediato; cioè come variabili che, vincolando il contesto, impediscono al soggetto di comportarsi come dovrebbe comportarsi. La conoscenza di queste variabili, fra le altre cose, ci consente anche di “purificare” l’analisi sperimentale e di individuare distintamente il contesto più astratto.» EN


  • Parte quarta

    Il ruolo della scienza del comportamento con riferimento alle problematiche sociali: alcune considerazioni su democrazia, mercato, educazione; limiti e potenzialità dell’analisi comportamentale applicata. (video 34 min)



  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte quarta)

    1/13«Il sistema democratico dipende dalla cultura (in senso antropologico) generalizzata o meglio dall’insieme dei comportamenti sociali stabilizzati in una data società. Ciò detto, poiché la democrazia è interpretata e praticata in molti modi differenti, dobbiamo domandarci: quali solo le schede di rinforzamento più generali che caratterizzano il sistema democratico occidentale? In democrazia ciascun individuo ha, in termini politici, lo stesso “valore” di ogni altro individuo, senza eccezioni. Agli individui viene assegnato un “valore” politico, quali che siano le reali differenze (che esistono) in termini di specifiche sequenze di comportamenti che essi realizzano. Nel contesto del senso comune, storico e politico, la varietà di “opinioni” assume la forma di “bisogno” di “libertà” ed è riconosciuto in termini di status legale dal sistema democratico. Sfortunatamente, l’equilibrio tra “bisogno” di “libertà” e “bisogno” di stabilità è molto difficile da raggiungere nei nostri sistemi democratici.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte quarta)

    2/13«I comportamenti politici, come tutti i comportamenti, sono più rinforzati (in assenza di schede appropriate) dalle ricompense immediate piuttosto che dalle ricompense mediate (dato il maggior “impegno” richiesto per raggiungere l’elemento finale di una sequenza comportamentale che sia strumentale a questa seconda tipologia di ricompense). La stessa situazione si verifica anche quando la relazione fra due benefici è tale per cui un beneficio individuale può essere acquisito solo se si rinuncia a un altro corrispondente beneficio collettivo o, al contrario, se la rinuncia a un beneficio individuale è il mezzo per acquisire un corrispondente beneficio collettivo. Se la democrazia è fondata su queste propensioni generalizzate, allora essa viene alterata o indebolita e tende a divenire storicamente una competizione per l’acquisizione e il mantenimento del potere politico, che è spesso usato per lo scambio di ruoli sociali.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte quarta)

    3/13«Possono aversi situazioni in cui la ricerca scientifica è direttamente connessa alle “preferenze” del mercato; questo significa che può esistere una specifica corrispondenza tra mercato e tendenze della ricerca. In questo caso il mercato può sostenere direttamente i risultati della ricerca scientifica e tecnologica. Le schede di rinforzamento che definiscono le interazioni sociali ed economiche non sono, però, solo quelle caratterizzate dal mercato (lo scambio); infatti, gli individui possono non solo scambiare, ma anche cooperare. Tuttavia solo pochi comprendono che beneficiano anche della cooperazione, così come solo pochi comprendono che beneficiano della ricerca pura e applicata che si realizza principalmente al di fuori del mercato.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte quarta)

    4/13«Funziona meglio una democrazia basata sul conflitto rispetto a una democrazia basata sulla cooperazione? E perché? La democrazia è, come disse Churchill: “la peggiore forma di governo, eccetto tutte le altre”. Gli uomini, però, non ne hanno ancora realizzata una migliore. È un sistema che funzionerebbe al meglio se tutti gli individui avessero livelli di conoscenza fondati sugli stessi presupposti, cioè se avessero sequenze di comportamenti con una base di riferimento comune. In breve, se gli individui avessero lo stesso livello “culturale”, cioè se condividessero lo stesso tipo di “cultura” concernente i modelli scientifici di organizzazione sociale. In particolare, se condividessero un modello di democrazia che prevedesse che i comportamenti politici di tutti gli individui fossero orientati a mantenere i bisogni privati totalmente disgiunti dai bisogni collettivi, e che l’insieme di “opinioni” e “valori” fossero comparabili con l’insieme di regolarità scientifiche, in particolare con quelle concernenti il comportamento.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte quarta)

    5/13«I modelli reali di organizzazione sociale fondati sul senso comune dovrebbero essere analizzati sulla base di una teoria scientifica del comportamento, per evitare una spiegazione della democrazia fondata sulle sue disfunzioni. Studiare la democrazia prescindendo dalla teoria scientifica del comportamento non è un buon punto di partenza per costruire una esplicazione della democrazia; non è metodologicamente corretto, in quanto non consente di identificare le variabili nascoste, gli “attriti”, presenti anche nel contesto dei comportamenti sociali.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte quarta)

    6/13«La scienza del comportamento verrebbe riconosciuta in modo intersoggettivo se fosse un sistema ordinato (e fondamentalmente assiomatico) in grado di dare un contributo efficace ai problemi della nostra società, in termini non di “opinioni” e “valori”, ma quantomeno di mezzi per raggiungere gli obiettivi definiti dal sistema democratico, in modo da rendere tali obiettivi tendenzialmente comparabili con le regolarità scientifiche. Non so se questo traguardo possa essere raggiunto. Comunque, poiché la scienza del comportamento non può risolvere tutti i problemi (in particolare i problemi concernenti le “opinioni” e i “valori”), un sistema ordinato di questo tipo fornirebbe almeno una base di punti di riferimento sui quali fare affidamento; cioè quella base di “razionalità” strutturale che ora manca. Le regolarità della scienza del comportamento devono comunque essere tenute separate dagli obiettivi personali e sociali, che sono sostanzialmente “opinioni” e “valori”.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte quarta)

    7/13«Comunque, anche se la scienza del comportamento non è matura, si sanno già molte cose. Sappiamo già che tutti i comportamenti (operanti) sono “appresi” e che la punizione non opera rimuovendo un dato comportamento dall’insieme di comportamenti “appresi” da un organismo. E sappiamo anche che i comportamenti appartenenti alla storia passata di un organismo sono necessariamente ripetuti in presenza di certi stimoli; così come sappiamo che gli organismi sono più rinforzati da piccole ricompense ottenute in tempi brevi (immediate) piuttosto che da ricompense più grandi ma accessibili in tempi più lunghi (mediate), a meno che non abbiano “appreso” il contrario. Sarebbe davvero un grande passo in avanti se si desse come acquisito che qualsiasi comportamento è “appreso” (anche l’economia, l’etica, le norme sociali, le norme giuridiche e così via), cioè che ogni comportamento è condizionato dalla relazione fra l'organismo (nel suo insieme) e gli stimoli ambientali (naturali o sociali), che sono simili alle schede di rinforzamento che ritroviamo nel contesto sperimentale. Queste acquisizioni conoscitive, inoltre, ci consentirebbero di interpretare in modo più corretto anche la “globalizzazione” e il “multiculturalismo”, il cui significato risulta attualmente abbastanza confuso.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte quarta)

    8/13«In sintesi, i comportamenti degli individui e dei gruppi sono condizionati da una molteplicità di stimoli (schede, ma lo stesso termine può essere usato anche con riferimento all’ambiente naturale e sociale) che emergono da complessi processi di socializzazione. Solo alcune di queste schede possono essere attribuite al mercato; le altre dipendono dalle molteplici relazioni e istituzioni sociali. Il mercato nella maggior parte dei casi si adatta al modello di socializzazione generalizzato, alla “cultura” corrente. [...] In effetti l’insieme di obiettivi che il genere umano persegue – allo stato attuale della conoscenza – dipende da processi casuali (che concernono “opinioni”, “valori” e risultati tecnologici) che, attualmente, non possono essere classificati entro relazioni funzionali tra fenomeni, che costituiscono altrettante regolarità strutturali.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte quarta)

    9/13«Da cosa dipendono i processi educativi? Dipendono dalla società. Da cosa dipende la società? Nel mondo occidentale, dipende dalla democrazia, cioè dal modo in cui la società è organizzata. Su quali basi è organizzata la società? Sulla base del senso comune. È un circolo vizioso. Iniziamo a modificare questo circolo vizioso. Iniziamo a evitare di usare la punizione nei processi educativi. Assicuriamoci che la scienza del comportamento sia studiata seriamente. “Insegnamo” a distinguere chiaramente tra benefici privati e benefici collettivi.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte quarta)

    10/13«Dire che un lavoratore non ha rispettato il protocollo è una spiegazione banale. Dobbiamo chiederci: qual è la sua storia passata? Altrimenti a cosa servirebbe il condizionamento operante, se gli organismi non tenessero “traccia” di questo condizionamento, se i comportamenti che sono stati rinforzati non divenissero stabili? E allora dobbiamo necessariamente chiederci: come è stato “insegnato” il protocollo? Che tipo di “personalità” è stato condizionato dal protocollo? Non è sufficiente limitarsi a “insegnare” un protocollo, trascurando la storia passata dell’individuo che dovrebbe apprendere un dato protocollo. Non è sufficiente, perché chi insegna lavora sui comportamenti e perciò dovrebbe conoscere tutte le variabili coinvolte nel processo di condizionamento. In particolare, occorre essere sicuri che l’insieme delle schede che definiscono il protocollo sia compatibile con l’insieme delle schede contingenti ai comportamenti appartenenti alla storia passata del lavoratore (corrispondente all’insieme di tutti gli altri stimoli che sono stati contingenti al comportamento del lavoratore nel corso di tutta la sua vita). Il protocollo non dovrebbe mai essere concorrente con altre schede che corrispondono ai comportamenti del lavoratore al di fuori dell’ambiente di lavoro.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte quarta)

    11/13«I comportamenti di fuga e di evitamento esprimono la mancanza di isomorfismo tra comportamento e ambiente, che impedisce all’organismo di realizzare specifiche sequenze di comportamenti strumentali. Perciò i cosiddetti rinforzatori negativi dovrebbero essere considerati vincoli che l’ambiente pone all’organismo, data l’incapacità dell’organismo di realizzare comportamenti strumentali corrispondenti a questi limiti ambientali. Comunque la risposta allo stimolo negativo, al rinforzatore negativo, è pur sempre un comportamento (di fuga o di evitamento) e come tale deve essere necessariamente rinforzato positivamente. In caso contrario l’organismo non potrebbe fuggire. […] Quindi, gli stimoli sperimentali aversivi dovrebbero essere interpretati come confini (tecnologici) dell’ambiente sperimentale, al quale l’organismo risponde con i soli comportamenti che l’ambiente sperimentale gli consente di realizzare.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte quarta)

    12/13«Naturalmente gli stimoli ambientali possono essere naturali o artificiali (tecnologici), ma possono essere anche sociali. In particolare, l’insieme delle norme giuridiche e etiche e le prassi e consuetudini sociali, in sintesi la “cultura” di un dato gruppo sociale, sono tutti limiti e vincoli che impediscono o richiedono certi tipi di comportamento. La punizione può essere esplicata solo se viene inquadrata entro questo contesto teorico.» EN


  • Video-intervista per History of Behavior Analysis (Parte quarta)

    13/13«Per concludere, se rinforziamo un organismo “negativamente” (usando la punizione per impedire una data sequenza di comportamenti) e lasciamo una via aperta, in pratica diamo all’organismo un segnale affinché ottenga lo stesso rinforzatore positivo in un altro modo. A questo proposito, possiamo rendere concorrente alla situazione aversiva una scheda di rinforzamento più gratificante connessa a una sequenza di comportamenti totalmente disgiunta da quelle dannose o proibite. Questa pratica dovrebbe essere alla base di tutti i processi educativi. La somministrazione di una qualsiasi punizione per evitare che l’organismo realizzi una sequenza di comportamenti (ovviamente positivamente orientata) è un metodo sbrigativo. Skinner diceva che non dovremmo usarla, e aveva ragione.» EN

La videointervista è stata rilasciata nel 2010 al sito History of Behavior Analysis ed è stata ripresa da Comporte-se, principale portale brasiliano di analisi del comportamento.


NOTA. In questa videointervista uso una traduzione letterale in italiano del termine schedule of reinforcement che B.F. Skinner ha usato per indicare l’ambiente sperimentale innovativo che lui stesso ha ideato per realizzare le sue analisi scientifiche del comportamento.

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