L’attività del docente nelle strutture didattiche di tipo ideologico. Il controllo della memorizzazione.

Poiché il processo di apprendimento dei contenuti culturali non si svolge normalmente entro le strutture scolastiche istituzionalizzate, gli status-ruoli la cui acquisizione è subordinata alla partecipazione del soggetto a un rapporto didattico, vengono attribuiti non sulla base dell’apprendimento dei contenuti culturali trasmessi dal docente, ma sulla base della memorizzazione degli stessi (comportamento strumentale volto ad acquisire i rinforzatori sociali). E ciò perché partecipare a un rapporto di apprendimento in qualità di discente non implica che qualcosa è stato appreso, ma solo che qualcosa è stato memorizzato.

L’acquisizione degli status-ruoli risulta pertanto subordinata non a una specifica competenza, bensì all’ottenimento di un titolo di studio o al superamento di un esame, mediante i quali viene verificata la avvenuta memorizzazione.

Uno degli istituti più rilevanti connessi all’assenza dell’interesse alla conoscenza è dato dall’esame. L’unica funzione dell’esame è quella di controllare la memorizzazione; poiché se vi fosse un apprendimento di contenuti culturali, la successione dei rinforzatori primari positivi riferiti alle risposte del soggetto che affronta un programma costituirebbe il solo controllo intrinseco dell’apprendimento. D’altra parte l’esame non può essere considerato neanche come controllo di un eventuale apprendimento avvenuto al di fuori delle istituzioni scolastiche; in quanto questo eventuale apprendimento risulta quasi sempre disfunzionale rispetto agli interessi che caratterizzano le istituzioni scolastiche.[pag. 44]

La struttura punitiva delle istituzioni scolastiche ha anche un’altra conseguenza non meno grave: un peggioramento di qualità nella attività del docente consistente nella trasmissione di informazioni. Infatti, nel processo di apprendimento in cui oltre ad essere trasmesse informazioni vengono rinforzati i comportamenti di soluzione di problemi del discente, le risposte del discente consentono di verificare se le informazioni sono state trasmesse con chiarezza e in modo adeguato al suo livello intellettuale.

Abbiamo visto a proposito della istruzione programmata che la trasmissione delle informazioni avviene secondo un ordine logico, e inoltre secondo quadri la cui difficoltà si adegua volta per volta alle capacità del discente. Tale adeguamento viene valutato dal docente programmatore mediante le risposte che il discente fornisce ai problemi, per la soluzione dei quali egli deve utilizzare le informazioni trasmessegli. Se il discente non risponde correttamente, significa che il programmatore non è riuscito nel compito di trasmettere l’informazione;[19] per cui i quadri devono essere chiariti o frazionati ulteriormente in modo da rendere i passaggi logici più evidenti. La programmazione dell’informazione è quindi verificata attraverso le risposte del discente. Per definire l’ordine da dare alla materia di insegnamento sono state elaborate diverse tecniche le quali hanno lo scopo di enucleare tutte le regole e di individuare tutte le possibili connessioni che intercorrono tra di esse.[20]

La trasmissione delle informazioni e la soluzione dei problemi sono quindi inseparabili nel processo di apprendimento. Come abbiamo visto questo processo si realizza però, nelle attuali strutture scolastiche, in modo anomalo. L’apprendimento è connesso infatti non a un interesse alla conoscenza (come dovrebbe essere se le funzioni della scuola fossero di tipo conoscitivo, cioè fossero volte all’apprendimento di contenuti culturali), bensì a un interesse alla acquisizione di gratificazioni sociali che consentono al soggetto di occupare – sulla base del possesso del titolo di studio – status-ruoli cui altrimenti non avrebbe accesso.

Avviene pertanto che lo studente apprende un genere di informazioni e impara a risolvere un genere di problemi che sono connessi alla acquisizione di rinforzatori sociali (impara, ad esempio, a superare gli esami con il minor sforzo, ad accattivarsi la stima del docente, a memorizzare i contenuti culturali che gli vengono trasmessi). In que- [pag. 45] sto modo viene meno qualsiasi possibilità di controllare l’adeguatezza delle informazioni culturali trasmesse. Il docente infatti non rinforza comportamenti di apprendimento delle informazioni trasmesse, bensì comportamenti di apprendimento concernenti i modi e le tecniche da utilizzare per conseguire il titolo di studio, cioè per l’acquisizione di status-ruoli sociali (comportamenti di apprendimento sociale).

Più esattamente, in un sistema educativo fondato su metodi punitivi che rinforzano comportamenti di memorizzazione, il controllo dell’adeguatezza della trasmissione delle informazioni con riferimento alle capacità del discente non ha alcun significato. In tal modo l’attività del docente diventa un’attività di routine e l’esame anch’esso un controllo di routine sulla memorizzazione.

La funzione sociale del sistema didattico non è più dunque il soddisfacimento di un interesse alla conoscenza ma di un interesse all’acquisizione di prestigio sociale. Il discente partecipa a un rapporto didattico non per apprendere ma per poter acquisire prestigio sociale. L’ottenimento del titolo di studio diventa l’interesse finale del discente perché ad esso la cultura della nostra società associa un certo livello di prestigio sociale.

A questa modificazione delle funzioni sociali del sistema educativo corrisponde uno sviamento del rapporto didattico, che tende a trasformarsi in un rapporto attraverso il quale viene controllato un requisito formale, la memorizzazione, per l’accesso a status-ruoli di prestigio sociale. Essere privati della possibilità di partecipare al rapporto didattico significa nella nostra società essere privati della possibilità di acquisire prestigio sociale. Sorge così nei soggetti che non possono entrare a far parte del sistema educativo in qualità di discenti un interesse a farne parte. In questa prospettiva, il cosiddetto “diritto allo studio” non esprime un interesse a che tutti possano apprendere i contenuti culturali trasmessi dalla scuola, bensì un interesse ideologico ad acquisire quel prestigio sociale che il sistema educativo conferisce ai discenti quando siano stati superati i controlli della memorizzazione (gli esami). La scuola di massa realizza in tal modo la ideologia dell’eguale diritto di tutti i soggetti al prestigio sociale che il sistema educativo conferisce; non soddisfa l’interesse alla conoscenza. [pag. 46]

Note

[19] J. Annett, L’istruzione programmata, op. cit., p. 316.

[20] J. Annett, L’istruzione programmata, op. cit., p. 318.

Indice della pubblicazione

Processo d’apprendimento e strutture ideologiche

G. Bolacchi


1. La contestazione permanente.

2. Sistemi pluralistici e sistemi collettivistici. online

3. Il mutamento sociale nel pluralismo e nel collettivismo. online

4. La contestazione delle strutture scolastiche. online

5. La struttura psicologica del rapporto di apprendimento.

6. Apprendimento e punizione.

7. Il comportamento discriminante.

8. La relazione di strumentalità tra gli interessi nel rinforzamento secondario. online

9. Esempi della corrispondenza tra rinforzamento secondario e interrelazione degli interessi.

10. La trasmissione delle informazioni e l’esplicazione del concetto di segno come rinforzatore secondario.

11. L’interrelazione congiunta e l’interrelazione disgiunta nel rapporto didattico.

12. Gli effetti disfunzionali della punizione sul processo di apprendimento. online

13. L’istruzione programmata.

14. Il processo di apprendimento nelle strutture sociali di tipo ideologico; interesse ad apprendere e interesse a memorizzare. online

15. L’attività del docente nelle strutture didattiche di tipo ideologico. Il controllo della memorizzazione. online

16. Il significato ideologico della contestazione studentesca.

17. Strutture didattiche e strutture di potere. online

18. Funzione didattica e funzione politica del docente dell’università italiana.

19. È possibile la società non ideologica fondata sulla scienza sociale? online

error: