La democrazia come lotta in concorrenza per il comando politico

Riassumendo, dovrebbe apparire evidente come la dottrina classica non sia in grado di fornire una adeguata esplicazione del concetto di «democrazia»; essa, infatti, poggia sostanzialmente sui presupposti della razionalità e definitezza delle opinioni politiche dei singoli membri del corpo sociale, sicché, una volta negati tali presupposti, automaticamente viene meno la base su cui dovrebbe fondarsi il potere dell’elettorato di decidere le questioni politiche.

«Si ricorderà – fa osservare Schumpeter, ed è opportuno riportare per intero la sua sintetica argomentazione – che l’ostacolo principale alla accettazione della teoria classica era per noi la formula secondo cui il popolo possiede un’opinione razionale e definita intorno ad ogni problema singolo e, in una democrazia, la traduce in pratica scegliendo i rappresentanti che veglieranno alla sua attuazione. Così, la scelta dei rappresentanti diviene secondaria rispetto allo scopo primo della formula democratica, che è quello d’investire l’elettorato del potere di decidere le questioni politiche. Noi capovolgeremo le parti e renderemo secondaria la decisione dei problemi ad opera dell’elettorato rispetto all’elezione degli uomini che dovranno deciderli. In altri termini, partendo dal concetto che il compito del popolo è di produrre un governo, o un corpo intermedio che a sua volta genererà un esecutivo o governo nazionale, arriveremo a questa definizione: il metodo democratico è lo strumento istituzionale per giungere a decisioni politiche, in base al quale singoli individui ottengono il potere di decidere attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare» [32].[pag. 198]

Ciò premesso, può ben dirsi come – per Schumpeter – l’elemento centrale su cui poggia il concetto di «democrazia», sia dato da una effettiva, stabile e sistematica possibilità di lotta in concorrenza per il comando politico. Di conseguenza, il fatto che la lotta in concorrenza per il comanda politico debba comportare la possibilità di essere esercitata stabilmente e sistematicamente (nei modi e nelle forme sanzionati dall’ordinamento istituzionale entro cui si svolge) ci dà una prima generale differenziazione tra i regimi democratici e quelli che tali non sono. Mentre la legittimità istituzionale delle forme e dei modi in cui la lotta politica deve essere esercitata differenzia la democrazia dal fenomeno del conflitto di classe in senso proprio.

Il secondo elemento fondamentale che caratterizza il metodo democratico è quello che Schumpeter designa col termine «leadership». Esso sta a indicare, nell’ambito di un dato gruppo sociale, il fenomeno della effettiva supremazia politica, di solito individuale. «Le collettività – dice Schumpeter – agiscono quasi esclusivamente accettando una leadership – è questo, si può dire, il meccanismo dominante di ogni azione collettiva che non si riduca a un semplice riflesso – e le proposizioni sul funzionamento e sui risultati del metodo democratico che ne tengono conto saranno infinitamente più realistiche di quelle che lo trascurano. Invece di fermarsi all’esecuzione di una volonté générale, esse cercheranno di mostrare come questa sorge, o come viene surrogata o contraffatta» [33].

A questa concezione di Schumpeter possono farsi, in linea di massima alcune obbiezioni; se è vero, infatti, che la stessa riesce a superare le difficoltà della dottrina classica connesse al fatto che «tanto la volontà quanto il bene del popolo possono essere serviti – e sono stati serviti in molti casi storici – altrettanto bene o forse meglio da governi che non si possono definire democratici secondo l’uso riconosciuto del termine» [34], non sembra possa altrettanto efficacemente chiarire se sono democratiche o meno quelle forme di governo in cui la concorrenza, in vista della partecipazione al corpo rappresentativo intermedio, è attuata nell’ambito di una piattaforma comune data da un partito unico, o quando la capacita giuridico-politica è riconosciuta solo a quei cittadini che appartengono a una data tendenza ideologica.

Il punto viene toccato da Schumpeter a proposito del rapporto tra democrazia e libertà individuale. «Se per quest’ultima – dice appunto Schumpeter – s’intende l’esistenza di una sfera di autogoverno indivi-[pag. 199]-duale i cui confini sono storicamente variabili, nessuna società tollera una libertà assoluta nemmeno di coscienza e di parola, nessuna società annulla questa sfera; è chiaro che tutto diventa questione di gradi. Abbiamo visto che il metodo democratico non garantisce necessariamente una libertà individuale maggiore di quella che un altro metodo politico consentirebbe in circostanze simili. Può anche avvenire l’opposto: ma fra i due termini una relazione esiste sempre. Se, almeno in linea di principio, ognuno è libero di porre la sua candidatura al comando politico presentandosi all’elettorato, questo significherà nella maggioranza dei casi un grado notevole di libertà di discussione per tutti. In particolare significherà normalmente un grado notevole di libertà di stampa» [35].

Il termine «democrazia» – nella accezione che qui si discute –  sta ad indicare nient’altro che un metodo, cioè una operazione o una serie di operazioni consistenti nella lotta in concorrenza sul piano politico, analogamente a quanto avviene per la concorrenza nella sfera economica.

Ma la concorrenza, come del resto qualsiasi altra operazione, acquista rilevanza e valore pratico solo ove la si inquadri entro i fini determinati o determinabili in vista dei quali si svolge la condotta degli individui in rapporto al gruppo cui appartengono. Sorge quindi la necessità di un’ulteriore precisazione, che qualifichi il concetto di «democrazia» mediante l’inquadramento della operazione concorrenza entro uno schema mezzo-fine che ne chiarisca l’effettivo valore concreto. Occorre, cioè, individuare il fine cui la lotta concorrenziale, come mezzo, deve essere diretta: fine consistente nella direzione politica, cioè nel comando su un dato gruppo sociale.

Sotto questo profilo la democrazia appare come un vero e proprio metodo politico, cioè come una operazione tendente a un determinato fine politico. E poiché la concorrenza può essere attuale o possibile, essendo sufficiente – a tal fine – che entro una data società esistano di fatto le condizioni perché automaticamente la concorrenza politica da potenziale possa divenire attuale, può dirsi che il termine «democrazia» indica quella particolare situazione esistente entro un gruppo sociale, in cui è possibile o attuale una concorrenza per il comando politico.

Tale capacità potenziale o attuale esistente nel gruppo, in ordine alla concorrenza per il comando, fa risaltare in termini chiari il rap-[pag. 200]-porto rilevabile fra democrazia e libertà individuale, intesa quest’ultima come «sfera di autogoverno individuale i cui confini sono storicamente variabili» [36]. Perché, se è vero che «nessuna società tollera una libertà assoluta nemmeno di coscienza e di parola» e che «nessuna società annulla questa sfera»; e se è vero che «il metodo democratico non garantisce necessariamente una libertà individuale maggiore di quella che un altro metodo politico consentirebbe in circostanze simili» [37], anzi può darsi che garantisca, a parità di circostanze, un margine più ristretto di libertà; non può assolutamente negarsi il fatto che libertà e democrazia confluiscono in un punta comune, dato dalla libertà di porre la propria candidatura al comando politico presentandosi all’elettorato, il che comporta nella maggioranza dei casi un grado notevole di libertà di stampa e di libertà di discussione per tutti [38].[pag. 201]

Note

[32] J. Schumpeter, Capitalismo, socialismo e democrazia, p. 252.

[33] J. Schumpeter, id., p. 253.

[34] J. Schumpeter, id., p. 252.

[35] J. Schumpeter, id., pp.254-255.

[36] J. Schumpeter, id., p. 254.

[37] J. Schumpeter, id., p. 254.

[38] Per delineare nel modo più chiaro i fenomeni in esame, sembra opportuno prendere le mosse dai momenti storici connessi al sorgere e all’affermarsi dei moderni ideali di libertà e democrazia. «Nel secolo XVIII l’individuo e la nuova società che nasce con lui hanno un comune nemico da combattere: lo stato dispotico, contro il quale imparano ad appuntare le loro forze» (G. De Ruggiero, Storia del liberalismo europeo, p. 55). «La fiducia nella monarchia è così tenace in tutto il secolo XVIII che sopravviverà perfino al primo scoppio della rivoluzione… Nondimeno la monarchia ha fatto di tutto per distruggere quella fiducia, a misura che rinasceva dopo ogni crisi di delusione e di scoramento… Questo contegno incerto, incoerente, ha fatto nascere a poco a poco il bisogno, nei cittadini, di una garanzia più sicura dei propri diritti civili, che li ponesse al riparo da ogni manomissione e da ogni invadenza. Sorge così l’idea della libertà politica, come di una appendice della libertà civile, come di una cauzione di fronte allo stato e al monarca» (G. De Ruggiero, id., p. 56). «Ecco, dunque, uno spontaneo avviamento al cosiddetto garantismo, cioè alla concezione delle garanzie della libertà, in luogo dei formali e spesso inefficaci enunciati della sua ideologica essenza» (G. De Ruggiero, id., p. 57).
Dal garantismo si passa poi alla libertà positiva, sostituendo la libertà dallo stato – attraverso l’appropriazione dello stato ad opera dell’individuo – con la libertà per mezzo dello stato, che si traduce nel «rifare razionalmente lo stato, conforme alle esigenze inderogabili degli individui… E la libertà, allora, non consisterebbe più nella indipendenza dalla stato, anzi nell’attiva partecipazione ad esso, cioè nel governo dello stato come autogoverno dell’individuo» (G. De Ruggiero, id., p. 63).

Indice della pubblicazione

Teoria delle classi sociali

Giulio Bolacchi


Capitolo I: Strutture teoriche e scienze sociali

1. Schemi teorici e scienze sociali

2. La prospettiva metodologica delle scienze sociali

3. Le strutture linguistiche astratte

4. Il problema dei concetti teorici

5. Linguaggio osservativo e linguaggio teorico

6. Empirismo, criteri di significatività e termini disposizionali

7. Assiomatizzazione e linguaggio teorico

8. Il concetto di «linguaggio teorico» in Carnap

9. Linguaggio teorico e livelli di astrazione

10. Verificabilità empirica delle strutture astratte; rapporti fra diverse strutture linguistiche

11. Il ruolo della teoria generale nelle scienze sociali

12. Rapporti tra teoria economica e scienza sociale; il problema del sottosviluppo

13. L’integrazione delle scienze sociali e la teoria generale del comportamento sociale

Note del capitolo I

 

Capitolo II: Alcune teorie sulle classi sociali

1. Le principali teorie sulle classi sociali online

2. Classe e situazione di classe in Weber

3. La classificazione dei gruppi e il problema delle classi sociali in Sorokin

4. Il problema dell’ordine e la stabilità dell’interazione sociale in Parsons

5. Sistema di valori e stratificazione sociale in Parsons

6. I limiti fondamentali della teoria generale di Parsons

7. Critiche al «sistema sociale» di Parsons

8. La teoria integrazionista e la teoria coercitiva della società nell’analisi di Dahrendorf

9. Gruppi di conflitto e associazioni coordinate da norme imperative in Dahrendorf

10. Autorità e potere condizionante nella dinamica sociale

11. Il rapporto di autorità e la dinamica reintegratrice o pendolare; l’avvicendamento del personale nelle posizioni di dominio in Dahrendorf

12. I tre stadi di analisi delle strutture sociali: dinamica pendolare, dinamica strutturale-funzionale, dinamica cumulativa

13. Il problema della dinamica nelle teorie di Parsons e Dahrendorf

14. Conclusioni critiche sulle teorie di Parsons e Dahrendorf

Note del capitolo II

 

Capitolo III: Premesse a una teoria generale delle classi sociali

1. Scienza del comportamento e scienza psicologica

2. Le teorie causali del significato

3. La struttura funzionale degli interessi

4. Il campo disposizionale

5. Intermediazione, comunione e mutualità degli interessi negli studi di Perry online

6. Il concetto di «disposizione a rispondere» online

7. Disposizione a rispondere e segno nella semiotica di Morris online

8. Classe sociale e categoria sociale online

9. Il concetto di «interesse comune e interrelato» online

10. L’interesse di classe online

11. L’azione sociale di accettazione e l’azione sociale di condizionamento online

12. Il potere condizionante: potere istituzionale e potere deviante online

13. I concetti di «potere» e «autorità» in alcune teorie sociologiche

14. La dinamica del potere condizionante online

15. Potere deviante e classe sociale online

16. Comunione di interessi, istituzionalizzazione, internalizzazione e potere online

17. Considerazioni conclusive sul concetto di «classe sociale» online

18. Classi sociali e dinamica sociale online

Note del capitolo III

 

Capitolo IV: Democrazia e classi sociali

1. La dottrina classica della democrazia online

2. Indeterminatezza e irrazionalità del comportamento politico; la critica di Schumpeter al concetto di «democrazia» online

3. Democrazia e volontà popolare online

4. La volontà popolare come risultante del processo politico online

5. La democrazia come lotta in concorrenza per il comando politico online

6. Il metodo democratico e la rilevazione degli interessi pubblici online

7. Democrazia come volontà popolare e democrazia come lotta in concorrenza online

8. L’istituto della rappresentanza politica online

9. La forza sociale del potere e il problema della maggioranza online

10. Le differenti caratterizzazioni del concetto di «libertà» online

11. La democrazia come commisurazione istituzionalizzata della forza sociale del potere istituzionale e del potere deviante online

Note del capitolo IV

 

Capitolo V: Un esempio storico: la borghesia

1. La borghesia rivoluzionaria e la polemica di Sieyes contro il privilegio

2. Una interpretazione della Rivoluzione secondo le prospettive di Toynbee

3. Equivoci teorici connessi al concetto di «borghesia» online

4. I valori borghesi e i princípi di perduranza dell’antico regime

5. Il proletariato contemporaneo e la mancata assimilazione dei valori borghesi

6. Il concetto di «borghesia» nel pensiero di Croce

7. Le caratterizzazioni della «borghesia» in termini di ceto medio

8. Gli interessi comuni della borghesia online

9. Classe borghese e potere deviante online

Note del capitolo V

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