La dinamica del potere condizionante

Alcuni punti, relativi alla natura dell’azione condizionante e della azione di accettazione, meritano un ulteriore approfondimento. Cominciamo dalla considerazione di un sistema sociale perfettamente integrato in termini di accettazione e postuliamo, nell’ambito di tale sistema, il sorgere di una azione deviante. In base alla logica dell’accettazione il rapporto tra l’azione deviante e il sistema potrà porsi solo in funzione di due alternative, consistenti in un mutamento di tutto il sistema nel senso di una sua adeguazione all’azione deviante, oppure nella pura e semplice esclusione di quest’ultima dal sistema. Il che significa che, non esistendo entro il sistema strutture di potere e quindi dinamica pendolare, l’unica possibilità di rilevanza dell’azione deviante consiste appunto nel mutamento del sistema medesimo. La dinamica sociale si svolge quindi, in questa ipotesi, in termini di adeguamento del sistema o di pura e semplice irrilevanza dell’azione deviante nei confronti del sistema.

La situazione che si presenta nel caso di un sistema sociale integrato in termini di potere condizionante è, invece, radicalmente diversa. In questo caso, infatti, nei confronti dell’azione deviante opera non più la dinamica fondata sui due poli dell’adeguamento e della irrilevanza, bensì la dinamica fondata sul movimento pendolare di reintegrazione; un’azione deviante [pag. 146] non potrà quindi essere irrilevante, ma dovrà necessariamente inquadrarsi nella logica della reintegrazione pendolare [81].

Queste considerazioni sono collegate a un’altro importante problema relativo alla dinamica del potere condizionante: il problema della cosiddetta legittimazione del potere. Riguardo alle strutture sociali fondate sul condizionamento si ha, infatti, che il gruppo che acquisisce il potere istituzionalizzato non può fondare l’uso di questo potere su una relazione sociale che non sia quella connessa al condizionamento medesimo. Dovrebbe postularsi, al contrario, la possibilità di un rapporto tra una situazione di condizionamento e una situazione di accettazione. Rapporto che non è ammissibile in linea di principio, in quanto le situazioni di potere condizionante e di accettazione risultano definite non solo e non tanto sulla base del lato attivo attinente alla titolarità delle medesime, quanto dal fatto che le situazioni passive contrapposte sono esse stesse rispettivamente situazioni di condizionamento [82] o di accettazione.

Non può quindi parlarsi di accettazione del condizionamento, né di legittimazione del potere condizionante sulla base di una accettazione da parte del soggetto condizionato. Il potere, al contrario, e quindi l’azione di condizionamento, si legittimano in sé e per sé; il che significa che in un rapporto di potere, in cui cioè le due situazioni contrapposte siano entrambe situazioni di potere, il potere condizionante provvisto di maggiore forza sociale si imporrà sul potere condizionante che possiede forza sociale inferiore, e nel porsi si legittimerà come tale.

Riassumendo, entro la struttura sociale possono essere individuati un rapporto sociale di condizionamento nel quale tanto la situazione attiva quanto la situazione passiva si presentano come situazioni reciprocamente condizionantisi; ed un rapporto di accettazione in cui egualmente le due situazioni contrapposte debbono riflettere una comunione di interessi dei soggetti.[pag. 147]

Note

[81] In un sistema perfettamente integrato in termini di accettazione, il fenomeno del potere condizionante resta totalmente escluso e con esso quello della dinamica pendolare; per cui l’azione sociale, in relazione al sistema, può porsi solo o in termini di adeguazione o in termini di deviamento. In quest’ultimo caso si presentano due possibili alternative, nel senso che o l’azione deviante non si adegua al sistema (e con ciò viene esclusa dallo stesso), ovvero il sistema si adegua all’azione deviante, nel qual caso mutano le strutture sociali. Pertanto, mentre nelle strutture sociali fondate sul potere condizionante, il potere istituzionale può essere modificato solo con l’uso del potere deviante, nei rapporti sociali fondati sull’accettazione viene meno la stessa possibilità di un contrasto tra due azioni svolgentisi nel sistema, in quanto quest’ultimo è strutturato in termini di adeguamento e di irrilevanza.

Se, all’interno, un gruppo sociale risulta fondato sul rapporto di accettazione, ove questo gruppo si ponga all’esterno come unità, in relazione a gruppi contrapposti, esso deve esplicare, nei confronti di [pag. 180] questi ultimi, un qualche potere condizionante, che può tradursi, a seconda dei casi, in potere deviante o in potere istituzionale. Ma, una volta acquisito il potere istituzionale, è chiaro come, all’interno del gruppo, il deviamento non potrà più essere considerato irrilevante e la dinamica dell’azione deviante non potendo più tradursi nell’alternativa adeguamento-irrilevanza, dovrà necessariamente svolgersi sulla base della dinamica pendolare. Esula, quindi, dagli schemi di un tale tipo di sistema ogni dinamica in termini di accettazione, in quante l’acquisizione di un potere condizionante istituzionalizzato implica, per la logica ad esso intrinseca, che lo stesso venga esplicato nei confronti di tutti i soggetti integrati entro le strutture istituzionalizzate, cioè nei confronti dei soggetti i cui interessi, in tutto o in parte, risultano interrelati nell’ ambito delle strutture istituzionalizzate.

A proposito delle strutture sociali fondate sul rapporto di accettazione, è necessario fare alcune ulteriori precisazioni relative al concetto di «organizzazione» e alla differenziazione delle funzioni ad esso connesse. Entro un determinato sistema sociale, ancorché fondato sulla accettazione, il soddisfacimento degli interessi comuni postula la necessaria esistenza di una stratificazione delle strutture sociali in termini di organi e di funzioni, relativi, appunto, al soddisfacimento degli interessi comuni. In questo senso, la dinamica del potere deviante, istituzionalizzato o deviante, nonché la stratificazione dello stesso all’interno del sistema, debbono essere tenuti nettamente distinti dagli status derivanti dall’organizzazione.

Giova ribadire, a tale proposito, che la classe sociale non può identificarsi né con un insieme di situazioni comuni connesse ai rapporti di organizzazione sociale, cioè alle funzioni organizzative di una struttura sociale (status-ruoli organizzativi); e neppure può identificarsi con un insieme di situazioni comuni connesse ai rapporti di potere condizionante (situazioni di potere); in quanto, come si è detto, alla base della classe deve porsi un insieme di interessi comuni, non già un insieme di situazioni sociali (status) comuni. Poiché, d’altra parte, l’azione delle classi è volta all’acceleramento o al rallentamento della dinamica del sistema e, quindi, alla modificazione o meno delle strutture del medesimo, i fenomeni del potere e dello status sono implicati nell’azione di classe, in un senso che potrebbe dirsi funzionale. Infatti, mentre il potere deviante diviene il mezzo sociale con cui si esplica l’azione della classe, lo status risulta anch’esso coinvolto nel fenomeno della classe, ma non in quanto quest’ultima possa essere individuata in termini di comunione di status, quanto perché la classe risulta fondata su un insieme di interessi comuni al cambiamento o alla permanenza dei rapporti strutturali tra gli status. Si ha qui, insomma, un capovolgimento di prospettive rispetto alle dottrine che esplicano il concetto di «classe» in termini di «stratificazione sociale», in quanto lo status interviene non già come elemento iniziale, bensì come elemento finale, [pag. 181]cioè come fine dell’azione di una classe, la cui struttura poggia su una comunione di interessi, volta a modificare le istituzioni del sistema.

[82] Il rapporto che si svolge fra due situazioni contrapposte di potere consiste nel fatto che i due soggetti (o gruppi), pongono l’uno nei confronti dell’altro determinate alternative di azione, la cui preminenza è caratterizzata dalla maggiore forza sociale a disposizione dell’uno o dell’altro. Questa prospettiva consente di individuare la struttura del rapporto in termini di attualità di una situazione di potere e di potenzialità della situazione di potere contrapposta. Il soggetto titolare del potere potenziale può sempre tradurre quest’ultimo in potere effettivo o attuale, modificando in tal modo il rapporto che lo lega all’altro soggetto. Ciò implica, ovviamente, una modificazione nei presupposti del potere, cioè nella forza sociale su cui lo stesso si fonda.[pag. 182]

Indice della pubblicazione

Teoria delle classi sociali

Giulio Bolacchi


Capitolo I: Strutture teoriche e scienze sociali

1. Schemi teorici e scienze sociali

2. La prospettiva metodologica delle scienze sociali

3. Le strutture linguistiche astratte

4. Il problema dei concetti teorici

5. Linguaggio osservativo e linguaggio teorico

6. Empirismo, criteri di significatività e termini disposizionali

7. Assiomatizzazione e linguaggio teorico

8. Il concetto di «linguaggio teorico» in Carnap

9. Linguaggio teorico e livelli di astrazione

10. Verificabilità empirica delle strutture astratte; rapporti fra diverse strutture linguistiche

11. Il ruolo della teoria generale nelle scienze sociali

12. Rapporti tra teoria economica e scienza sociale; il problema del sottosviluppo

13. L’integrazione delle scienze sociali e la teoria generale del comportamento sociale

Note del capitolo I

 

Capitolo II: Alcune teorie sulle classi sociali

1. Le principali teorie sulle classi sociali online

2. Classe e situazione di classe in Weber

3. La classificazione dei gruppi e il problema delle classi sociali in Sorokin

4. Il problema dell’ordine e la stabilità dell’interazione sociale in Parsons

5. Sistema di valori e stratificazione sociale in Parsons

6. I limiti fondamentali della teoria generale di Parsons

7. Critiche al «sistema sociale» di Parsons

8. La teoria integrazionista e la teoria coercitiva della società nell’analisi di Dahrendorf

9. Gruppi di conflitto e associazioni coordinate da norme imperative in Dahrendorf

10. Autorità e potere condizionante nella dinamica sociale

11. Il rapporto di autorità e la dinamica reintegratrice o pendolare; l’avvicendamento del personale nelle posizioni di dominio in Dahrendorf

12. I tre stadi di analisi delle strutture sociali: dinamica pendolare, dinamica strutturale-funzionale, dinamica cumulativa

13. Il problema della dinamica nelle teorie di Parsons e Dahrendorf

14. Conclusioni critiche sulle teorie di Parsons e Dahrendorf

Note del capitolo II

 

Capitolo III: Premesse a una teoria generale delle classi sociali

1. Scienza del comportamento e scienza psicologica

2. Le teorie causali del significato

3. La struttura funzionale degli interessi

4. Il campo disposizionale

5. Intermediazione, comunione e mutualità degli interessi negli studi di Perry online

6. Il concetto di «disposizione a rispondere» online

7. Disposizione a rispondere e segno nella semiotica di Morris online

8. Classe sociale e categoria sociale online

9. Il concetto di «interesse comune e interrelato» online

10. L’interesse di classe online

11. L’azione sociale di accettazione e l’azione sociale di condizionamento online

12. Il potere condizionante: potere istituzionale e potere deviante online

13. I concetti di «potere» e «autorità» in alcune teorie sociologiche

14. La dinamica del potere condizionante online

15. Potere deviante e classe sociale online

16. Comunione di interessi, istituzionalizzazione, internalizzazione e potere online

17. Considerazioni conclusive sul concetto di «classe sociale» online

18. Classi sociali e dinamica sociale online

Note del capitolo III

 

Capitolo IV: Democrazia e classi sociali

1. La dottrina classica della democrazia online

2. Indeterminatezza e irrazionalità del comportamento politico; la critica di Schumpeter al concetto di «democrazia» online

3. Democrazia e volontà popolare online

4. La volontà popolare come risultante del processo politico online

5. La democrazia come lotta in concorrenza per il comando politico online

6. Il metodo democratico e la rilevazione degli interessi pubblici online

7. Democrazia come volontà popolare e democrazia come lotta in concorrenza online

8. L’istituto della rappresentanza politica online

9. La forza sociale del potere e il problema della maggioranza online

10. Le differenti caratterizzazioni del concetto di «libertà» online

11. La democrazia come commisurazione istituzionalizzata della forza sociale del potere istituzionale e del potere deviante online

Note del capitolo IV

 

Capitolo V: Un esempio storico: la borghesia

1. La borghesia rivoluzionaria e la polemica di Sieyes contro il privilegio

2. Una interpretazione della Rivoluzione secondo le prospettive di Toynbee

3. Equivoci teorici connessi al concetto di «borghesia» online

4. I valori borghesi e i princípi di perduranza dell’antico regime

5. Il proletariato contemporaneo e la mancata assimilazione dei valori borghesi

6. Il concetto di «borghesia» nel pensiero di Croce

7. Le caratterizzazioni della «borghesia» in termini di ceto medio

8. Gli interessi comuni della borghesia online

9. Classe borghese e potere deviante online

Note del capitolo V

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