L’innovazione e le pre-condizioni dello sviluppo

Rosenberg mostra come l’attività di ricerca tecnologica e con essa l’innovazione si manifestino in tutte le fasi della produzione industriale, superando il punto di vista schumpeteriano dell’innovazione intesa come atto unico e irripetibile, il quale risente di una visione del progresso scientifico che privilegia il momento delle grandi sistematizzazioni teoriche o delle grandi scoperte ad esso connesse, rispetto ai successivi momenti di lenta e continua espansione della tecnologia attraverso il progressivo allargamento dei propri confini a campi sempre più specifici e applicativi.

La grande innovazione ha un carattere di generalità che ne mette in ombra, per definizione, i molteplici contenuti analitici, i quali debbono essere progressivamente recuperati mediante un continuo allargamento della ricerca più astratta verso campi sperimentali di tipo operativo. La progressiva analiticità dei campi di applicazione della scienza e della tecnologia individua il confine, flessibile, tra una parte della ricerca più astratta, che potrebbe essere definita come scienza [pag.78] pura, e una parte della ricerca molto più analitica, specifica e settorializzata, che potrebbe essere definita come scienza applicata o tecnologia e che è suscettibile di inserimento operativo nella combinazione produttiva. Rosenberg si riferisce a questa differenza, presumibilmente, quando parla del distacco degli scienziati rispetto ai tecnologi e imputa la concezione discontinua dell’innovazione al fatto che Schumpeter fosse fuorviato dalla visione degli scienziati, a scapito della visione dei tecnologi.

Nelle componenti operative della tecnologia inserite nel processo produttivo si manifesta il carattere di continuità che caratterizza l’innovazione imprenditoriale. Conseguentemente non ha senso postulare, secondo la prospettiva schumpeteriana spesso acriticamente recepita, solo un progresso tecnologico discontinuo.

La continuità del processo innovativo si manifesta primariamente nella logica della produzione, in quanto ogni specifico atto produttivo e ogni specifico fattore del processo produttivo, a meno che non vengano concepiti in termini puramente ripetitivi, incorporano un insieme di elementi migliorativi, sempre nuovi e diversi. In questo senso:

  • l’innovazione applicata al processo produttivo non è un fatto delimitato da precisi confini, ma si articola in una molteplicità di interventi, di variazioni e di aggiustamenti che operano in modo diretto e immediato nel processo (e quindi nell’organizzazione), modificando in continuazione tanto i beni capitali, quanto il prodotto (e, conseguentemente, l’offerta in tutte le sue caratterizzazioni);
  • i due elementi dell’innovazione e della diffusione dell’innovazione sono in corrispondenza tra loro e col contesto sociale che li esprime. La diffusione infatti ha effetti non solo sulla stessa innovazione, migliorandone progressivamente i caratteri e l’utilizzo, ma anche (più in generale) sul contesto sociale, rinforzando atteggiamenti positivi (già presenti e generalizzati) verso il cambiamento e verso una considerazione dei prodotti e servizi in una prospettiva dinamica.

Caratterizzare il processo innovativo come un continuum significa considerare l’innovazione come un elemento centrale dell’attività imprenditoriale, una modalità tipica tanto del capitale fisico (tecnologico), quanto del capitale umano (organizzativo). Entrambi, nelle società avanzate, sono combinati nell’impresa non in termini puramente ripetitivi, ma in una logica innovativa. Esiste infatti una differenza fra l’imprenditore di routine, che tendenzialmente non innova ma si limita a gestire stabilmente una combinazione di fattori produttivi, e l’imprenditore deviante, che realizza un atteggiamento innovativo in ogni segmento della catena produttiva, rispetto al capitale fisico e al capitale umano.

Sotto questo profilo, la differenza fra aree in via di sviluppo e aree sviluppate consiste nel fatto che nelle prime la routine è generalizzata nell’impresa e nel sociale, mentre nelle seconde è l’atteggiamento innovativo ad essere generalizzato. Per attivare un reale processo di sviluppo è necessario che la routine d’impresa generalizzata venga sostituita da una innovazione di impresa altrettanto generalizzata. I processi di sviluppo e di crescita economica implicano una diffusione dell’innovazione e non semplicemente una sua attivazione sul piano di singole e specifiche attività imprenditoriali.

Questa prospettiva mostra come il processo innovativo sia direttamente connesso al contesto sociale, mentre la prospettiva schumpeteriana del progresso tecnologico discontinuo non rende evidente il fatto che l’innovazione è una variabile sociale, fondata su un insieme di atteggiamenti e comportamenti generalizzati.

Le caratteristiche dell’innovazione individuate da Rosenberg, quali la continuità che si esprime in una serie di aggiustamenti e di progressive modifiche ad ogni stadio del processo produttivo, la stretta corrispondenza fra innovazione e diffusione, la capacità del contesto sociale in cui l’innovazione è generalizzata di generare innovazioni sostitutive, la corrispondenza tra l’innovazione tecnologica, l’industria dei beni capitali e l’influenza delle aspettative del cambiamento futuro sul comportamento degli agenti economici, sono in realtà altrettanti fattori sociali che influenzano i processi di sviluppo e di crescita economica. Le «determinanti sociali della capacità di una società di generare in primo luogo progresso tecnico» sono pre-condizioni sociali della crescita economica, cioè caratteristiche specifiche che l’innovazione deve presentare perché possa essere attivato un processo di sviluppo.

In particolare, la dinamica tecnologica, per poter produrre effetti nel contesto sociale, deve essere endogena allo stesso, cioè diffusa e interiorizzata. La presenza dell’innovazione in termini di continuità, anziché in termini di discontinuità, è essenziale perché l’innovazione stessa possa manifestarsi come atteggiamento sociale generalizzato e diffuso (cultura dell’innovazione); solo in questo modo l’innovazione diviene un fattore attivo della dinamica socio-economica. Se non esiste un insieme di atteggiamenti e comportamenti innovativi come espressione diretta di un dato contesto culturale, cioè un continuum inno- [pag.79] vativo, gli effetti di innovazioni singole e segmentate sono limitati nel sistema, incapace di produrre dall’interno innovazione sull’innovazione. Al contrario in presenza di atteggiamenti e comportamenti innovativi generalizzati si avranno effetti moltiplicativi dei processi innovativi a partire dall’innovazione inizialmente prodotta.

Interiorizzare una data sequenza di comportamenti (operanti) non significa realizzare sempre e comunque questi comportamenti, ma realizzarli solo quando si manifestano gli stimoli ambientali (naturali e sociali) connessi a situazioni che li rinforzano.

In particolare, interiorizzare la cultura dell’innovazione non significa innovare sempre e comunque (realizzare sempre e comunque comportamenti innovativi), ma essere disponibili all’innovazione (usando un termine cognitivistico), cioè realizzare comportamenti innovativi sempre e quando (solo se) sono presenti gli stimoli corrispondenti; significa cioè che l’insieme degli operanti deve contenere almeno qualche operante innovativo (un sub-insieme di operanti innovativi), ma significa anche che ogni operante innovativo si realizza necessariamente in presenza dei corrispondenti stimoli. Lo stesso vale per quanto concerne l’interiorizzazione della cultura del mercato. Questi concetti possono anche essere espressi dicendo che interiorizzare la cultura dell’innovazione o del mercato significa interiorizzare atteggiamenti positivi verso l’innovazione o il mercato.

Tanto l’interiorizzazione della cultura dell’innovazione, quanto l’interiorizzazione della cultura del mercato possono presentare, ciascuna nel proprio ambito di significatività, gradi differenti. Ipotizzando un intervallo 0-1, l’insieme dei comportamenti economici (di mercato) e l’insieme dei comportamenti innovativi possono avere un valore più o meno prossimo a 1, cioè possono essere sub-insiemi più o meno ampi dell’insieme dei comportamenti operanti riferiti a un soggetto singolo o a un gruppo; inoltre, tra il sub-insieme dei comportamenti economici e il sub-insieme dei comportamenti innovativi può aversi una corrispondenza che può essere relativa a tutti gli elementi dei due sub-insiemi o a una parte di questi elementi.

Le pre-condizioni dello sviluppo indicano il grado di interiorizzazione (e generalizzazione) della cultura di mercato (cioè delle regole del gioco su cui il mercato si fonda) e il grado di interiorizzazione (e generalizzazione) della cultura dell’innovazione che devono necessariamente qualificare il contesto socio-economico affinché il mercato possa essere caratterizzato come mercato innovativo.

Se la dinamica scientifica e tecnologica è puramente ripetitiva, il mercato può esprimere una situazione (competitiva) di equilibrio nell’allocazione delle risorse, ma dal punto di vista dell’innovazione nei contenuti dei processi e dei prodotti è assolutamente statico; esso in sintesi realizza il suo obiettivo primario, consistente nel raggiungimento dell’ottimo paretiano, ma è privo di dinamica cumulativa, la quale è per definizione esogena al mercato, ma lo qualifica storicamente in quanto dipende dalla cultura della società in cui il mercato opera e, in particolare, dal fatto che questa cultura abbia una più o meno ampia componente innovativa di tipo scientifico e tecnologico. A questo proposito è indispensabile tener conto del fatto che:

  • il posizionamento dei sistemi socio-economici nel mercato globale è determinato dal controllo del ciclo dell’innovazione e dall’acquisizione della rendita monopolistica da innovazione;
  • il modello di divisione internazionale del lavoro è condizionato dalle relazioni fra politiche per l’innovazione e per la localizzazione degli investimenti e grado di inerzia dei processi di accumulazione tecnologica nelle aree sottosviluppate o in via di sviluppo;
  • l’efficacia delle politiche e degli interventi pubblici per l’innovazione deve essere valutata in funzione del grado di inerzia dei processi di accumulazione tecnologica, che individua la performance di un contesto socio-economico in termini di sviluppo e strategia competitiva.

Il grado di inerzia dei processi di accumulazione tecnologica è una variabile diversa dal progresso tecnico inteso come endogenizzazione della variabile innovazione tecnologica nel linguaggio economico, esplicata dal cambiamento della funzione di produzione non derivante direttamente da variazioni dei prezzi dei fattori. È una variabile sociale (che può essere posta in corrispondenza con qualche indicatore di crescita economica) equivalente al grado di innovazione generalizzata di un contesto socio-economico.

Le aree in via di sviluppo hanno normalmente (a parte le anomalie che possono aversi in qualsiasi tipo di mercato, escluso quello connotato dall’equilibrio puro) un sistema di mercato caratterizzato da un grado di innovazione generalizzata molto basso, cioè un sistema di mercato inserito in un contesto sociale che non genera innovazione fondata sulla ricerca scientifica e tecnologica, assunta per definizione come non ripetitiva.

In situazioni di arretratezza non è pertanto possibile attivare processi di sviluppo utilizzando [pag.80] strumenti propri delle economie industriali avanzate, le quali hanno un grado di innovazione generalizzata molto alto e, corrispondentemente, un grado di inerzia dei processi di accumulazione tecnologica molto basso; a questo errore conseguono, infatti, gravi carenze e incongruità nelle politiche pubbliche di intervento, in quanto queste ultime tendono ad essere politiche economiche di mercato realizzate in assenza di una cultura del mercato innovativo interiorizzata e diffusa. In questi casi, occorre determinare il grado di innovazione generalizzata (rapportato al grado normale delle aree sviluppate, con conseguenti interventi in funzione della riduzione o eliminazione degli scostamenti negativi delle aree arretrate) e attuare interventi esogeni rispetto al mercato, collegatati alle pre-condizioni dello sviluppo, che non devono essere confuse (come spesso avviene) con le variabili economiche.[pag.81]

Indice della pubblicazione

Politiche di sviluppo, innovazione, parchi scientifici e tecnologici

G. Bolacchi


Premessa online

Parte prima. I problemi dello sviluppo: variabili economiche e variabili sociali.

  1. Alcune problematiche dello sviluppo in ambito economico. online
  2. Il progresso tecnologico e l’innovazione. online
  3. L’innovazione e le pre-condizioni dello sviluppo. online
  4. Anomalie economiche e sociali del mercato e squilibri nella dinamica dell’innovazione. online

Parte seconda. L’esplicazione del Parco scientifico e tecnologico nell’ambito degli interventi pubblici orientati alla gestione del processo di innovazione.

  1. Le definizioni descrittive del concetto di Parco.
  2. Il Parco come infrastruttura puntuale con obiettivi di sviluppo. online

Parte terza. Il ruolo del Parco nei sistemi di mercato sviluppati e industrializzati.

  1. Le esternalità derivanti dall’attività di ricerca e sviluppo. online
  2. L’effetto di spiazzamento e il rendimento sociale delle risorse pubbliche. online
  3. L’intervento pubblico in materia di ricerca e sviluppo e la salvaguardia delle regole del mercato.

Parte quarta. Il ruolo del Parco nei sistemi socio-economici in via di sviluppo.

  1. L’attivazione delle pre-condizioni dello sviluppo. online
  2. L’investimento in capitale umano innovativo in funzione dello sviluppo.
  3. La formazione di capitale umano e la cultura dell’innovazione. online
  4. Le esternalità derivanti dall’attività formativa e il rendimento sociale della spesa pubblica. online
  5. Tipologie di Parco con effetti indotti negativi nelle aree in via di sviluppo. online

Appendice. Il ruolo del Parco nell’ambito del Programma Operativo Regionale della Sardegna.

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