La prospettiva di Max Weber

L’elemento centrale del pensiero di Weber che sta alla base di queste errate interpretazioni teoriche è costituito dalla distinzione tra giudizi di valore e relazioni di valore. Weber afferma che le scienze storico-sociali, con riferimento al loro contenuti specifici, sono avalutative (il che dovrebbe significare che utilizzano un linguaggio intersoggettivo), mentre sono collegate ai valori per quanto concerne la individuazione della prospettiva di ricerca in base alla quale dall’insieme infinito dei fatti storici viene selezionato un sottoinsieme di fatti giudicati rilevanti, ai quali ultimi la prospettiva utilizzata conferisce un significato. A questo proposito Weber afferma che l’imputazione causale «è compiuta con il fine principale di valere oggettivamente come verità di esperienza, con il medesimo carattere incondizionato di qualsiasi conoscenza empirica; e solamente l’adeguatezza del materiale decide sulla questione – che non è logica ma solo di fatto – se essa pervenga a tal fine proprio come avviene nel campo della spiegazione di un concreto processo naturale. Soggettiva in un senso determinato, non è già la constatazione delle cause storiche di un dato oggetto di spiegazione, bensì la delimitazione dell’oggetto storico, dell’individuo stesso, poiché a questo proposito decidono le relazioni di valore, la cui concezione è sottoposta al mutamento storico»[1].

Weber prosegue affermando che i punti di vista orientati con riferimento ai valori, dai quali si considerano gli oggetti culturali che diventano in tal modo oggetti di ricerca storica, sono mutevoli; «e fin quando lo saranno diverranno storicamente essenziali sempre nuovi fatti e sempre in nuova maniera – assumendo che rimanga immutato il materiale delle fonti, come supponiamo una volta per tutte sul ter-  [pag. 5]  reno delle discussioni logiche. Questo tipo di condizionamento da parte di valori soggettivi è però in ogni caso del tutto estraneo a quelle scienze della natura che vogliono conformarsi al tipo della meccanica e costituisce la specifica antitesi della considerazione storica nei loro confronti»[2].

Altrove Weber afferma che «i problemi delle discipline empiriche debbono certo venir risolti, da parte loro, in maniera avalutativa. Essi non sono problemi di valore. Ma tuttavia stanno, nell’ambito delle nostre discipline, sotto l’influenza della relazione della realtà ai valori… È sufficiente quindi ricordare che quell’espressione – relazione di valore – rappresenta semplicemente l’interpretazione filosofica di quello specifico interesse scientifico, che dirige la selezione e la formulazione dell’oggetto di una indagine empirica»[3].

Queste generiche argomentazioni dovrebbero servire, secondo Weber, per giustificare l’avalutativita delle scienze sociali e per estendere ad esse lo schema della causalità tipico delle scienze naturali; senonché il pregiudizio della storicità del sociale gli impedisce una unificazione metodologica delle scienze sociali e delle scienze naturali. Infatti, o le scienze sociali vengono considerate da un punto di vista strutturale e quindi caratterizzate in termini di ordine reversibile, e allora esse non possono essere qualificate come storiche; ovvero vengono considerate sotto la prospettiva storica e quindi caratterizzate in termini di irreversibilità, e allora non ha più senso parlare di ricerca tendente a stabilire uniformità o leggi generali.

Il tentativo di conciliare le due prospettive logicamente incompatibili porta all’assurdo di considerare le scienze sociali avalutative e nello stesso tempo di legare la prospettiva di ricerca a una scelta che è pur sempre una valutazione, non avendo senso distinguere, da un punto di vista metodologico, tra prospettiva valutativa (giudizio di valore) e prospettiva concernente una scelta da operarsi sul piano storico (relazione di valore).

In definitiva la problematica weberiana volta a fondare la avalutatività delle scienze storico-sociali, per la intrinseca contraddizione che la caratterizza, si presta ad essere interpretata esattamente nel modo contrario; ed infatti essa ha rinforzato positivamente tutte le teorie metafisiche che negano la possibilità di un’analisi scientifica e quindi intersoggettiva del comportamento umano. Negazione che è stata estesa anche al discorso scientifico in generale, il quale risulterebbe in tal modo caratterizzato dall’atteggiamento valutativo del ricercatore [pag. 6] che tra le infinite prospettive di analisi opererebbe una scelta arbitraria ancorché giustificata dal valori culturali esistenti in un dato momento storico.

Queste conclusioni poggiano, come del resto tutta la problematica weberiana, su alcune erronee premesse. Una di queste premesse è data dal fatto che viene utilizzato un concetto metafisico di causalità per il quale, rispetto a un dato fenomeno, le cause sarebbero infinite e con riferimento a questo insieme infinito sarebbe necessario operare una scelta al fine della costruzione di un linguaggio esplicativo.

Il concetto di causalità che postula un insieme infinito di fattori determinanti è normalmente associato al concetto di storicità riferito a questa molteplicità di fattori. Se i fattori causanti sono infiniti, il fenomeno dato (causato) deve essere individualizzato e quindi deve essere irripetibile. Infatti, la ripetibilità che è tipica dello schema funzionale che caratterizza il linguaggio scientifico non è compatibile con un insieme infinito di cause, in quanto se un fatto individualizzato è prodotto da una molteplicità infinita di cause non è possibile operativizzare la relazione causale trascegliendo dall’insieme infinito una o alcune cause determinate.

È possibile soltanto un’imputazione causale a posteriori la quale non può essere operativamente verificata. Se la relazione causale che dovrebbe valere nelle scienze-storico sociali non è ripetibile ed inoltre non è verificabile operativamente, si può concludere che il concetto weberiano di causalità nelle scienze storico-sociali e il concetto di causalità utilizzato nelle scienze naturali hanno in comune solo il nome; l’unificazione metodologica delle cosiddette scienze storico-sociali e delle scienze naturali sulla base del concetto di causalità risulta pertanto meramente fittizia.

La relazione di causalità della scienza implica che il fenomeno analizzato sia determinato ma non individualizzato; la relazione causale ha infatti carattere di ripetibilità. Ma la ripetibilità esclude che, con riferimento alla determinazione dei predicati sperimentali del discorso scientifico, si possa parlare di scelta da parte del ricercatore, nello stesso senso in cui, tra la molteplicità infinita delle cause di cui parla Weber, se ne trascelgono alcune per costruire la relazione di causalità. L’attività del ricercatore non è attività di scelta, in quanto l’individuazione delle variabili e delle relazioni (ipotesi) che le collegano non può essere arbitraria, ma è condizionata dal fatto che le relazioni postulate esplichino i fenomeni, cioè li inquadrino entro schemi sempre più comprensivi (che esplicano classi di fenomeni sempre più ampie) aventi un livello di astrazione sempre più elevato, e consentano [pag. 7] una verifica di questi schemi sul piano operativo.

Ciò posto, parlare di storicità della scienza con riferimento ai postulati del discorso scientifico, e quindi al fatto che la delimitazione del campo di ricerca dovrebbe essere collegata a un dato contesto storico-culturale, non è possibile sempre che si consideri il discorso della scienza nella sua unitarietà.

Questo non significa che la formulazione di una teoria scientifica sia indipendente da certi presupposti storico-culturali; significa solo che i presupposti storico-culturali sono relativi alla storia passata del ricercatore, cioè agli stimoli elicitanti o rinforzanti che di volta in volta ne hanno orientato il comportamento. La storicità delle motivazioni che hanno orientato il ricercatore e dei valori sociali che lo hanno spinto a intraprendere una data ricerca non implica che il discorso scientifico formulato sia soggettivo; al contrario esso è intersoggettivo in quanto è operativizzabile ed esprime proprietà tipiche di classi di fenomeni e non di fenomeni individualizzati. Questa intersoggettività sopravvive per cosi dire alla cultura nell’ambito della quale il discorso scientifico viene formulato ed i successivi ampliamenti del discorso scientifico non sono il prodotto di nuove scelte effettuate in un nuovo contesto storico implicanti un rifiuto delle scelte precedenti, ma costituiscono invece un ampliamento dell’applicabilità del discorso scientifico a fenomeni che non potevano essere esplicati utilizzando la precedente formulazione più ristretta.

Quando si considera il discorso della scienza nella sua intersoggettività, i predicati di tale discorso vengono presi in considerazione senza alcun riferimento a un concreto insieme di comportamenti storicamente determinati quali quelli posti in essere dal ricercatore nella sua attività di ricerca; ed i successivi stadi in cui storicamente si diversifica il discorso della scienza vengono analizzati con riferimento ai livelli di astrazione dei postulati fondamentali e dei nuovi postulati la cui inserzione in sostituzione dei precedenti determina un ampliamento di significatività del discorso. I nuovi postulati hanno un livello di astrazione più elevato dei precedenti, per cui questi ultimi appartengono sempre al discorso della scienza come casi particolari di un sistema più comprensivo; è questo il caso, nella fisica, della teoria di Newton rispetto a quella di Einstein.  [pag. 8]

Note

[1] M. Weber, Il metodo delle scienze storico sociali, Torino, 1958, pp. 194-195
[2] M. Weber, Il metodo delle scienze storico sociali, Torino, 1958, pp. 195
[3] M. Weber, Il metodo delle scienze storico sociali, Torino, 1958, pp. 337

Indice della pubblicazione

Il problema del metodo nella sociologia

Giulio Bolacchi


1. Gli ostacoli alla comprensione scientifica del comportamento umano.

2. La prospettiva di Max Weber. online

3. La distinzione tra scienze storico-sociali e scienze naturali. online

4. La confusione tra prospettiva evoluzionistica e prospettiva strutturale. online

5. La spiegazione causale. online

6. Prospettiva strutturale e prospettiva evoluzionistica con riferimento all’ordine seriale.

7. L’inconsistenza del concetto di comprensione scientifica dei fenomeni nel loro divenire storico.

8. Verifica e imputazione causale.

9. Critica del metodo della spiegazione condizionale. online

10. Osservazioni sulla struttura del linguaggio scientifico. online

11. Un esempio di relazione funzionale.

12. Relazione funzionale e ordine seriale: analisi dinamica e analisi statica. online

13. Il tempo come ordine (dinamica strutturale) e il tempo come direzione (dinamica cumulativa). online

14. Le analisi sociali in termini di equilibrio e di forze. online

15. La prospettiva di Talcott Parsons.

16. I modi di organizzazione degli elementi dell’azione.

17. Predicati sperimentali e predicati teorici. Il livello di astrazione dei predicati. online

18. La relazione di interscambio, la relazione di appartenenza e la relazione di controllo.

19. Le dicotomie neutralità-affettività e specificità-generalità e l’uso della relazione combinatoria.

20. Il distacco tra la prospettiva metafisica di Parsons e la prospettiva scientifica. online

21. La distinzione tra processi di confine e processi interni.

22. I concetti di personalità e need-disposition.

23. Le relazioni di interscambio tra il sistema psicologico e gli altri sistemi.

24. Considerazioni critiche conclusive sul metodo di Parsons.

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