La prospettiva metodologica delle scienze sociali

La prospettiva metodologica che bisogna adottare, al fine di pervenire ad una esatta caratterizzazione delle scienze sociali, è radicalmente diversa. Essa tiene conto, infatti, di due fattori fondamentali: a) esistono diversi tipi di comportamento sociale che possono essere inquadrati entro differenti schemi teorici; b) in quanto i soggetti singoli in tempi successivi o i diversi soggetti nelle reciproche interazioni possono porre in essere differenti tipi di comportamento, qualsiasi concreto fenomeno [pag. 43] sociale può essere suscettibile di inquadramento entro uno o più schemi teorici.

In tal modo, l’affermazione più volte ripetuta circa l’assenza di invariabilità e uniformità che caratterizzerebbe i fenomeni sociali, assume una dimensione più appropriata e precisa: la variabilità e la non uniformità, infatti, sono relative non già alla caratterizzazione formale del comportamento – che, se si conforma a determinati schemi che come tale lo caratterizzano, non può non essere uniforme ed univoco, quali che siano le condizioni concrete che ne costituiscono il substrato – bensì alla molteplicità di schemi formali di comportamento che possono caratterizzare qualsiasi fenomeno sociale. Così può sembrare che le leggi dell’economia teorica, ordinate in sistema deduttivo, a volte non trovino conferma nella esperienza del fenomeno concreto. Ma questo elemento non ci autorizza a considerare l’economia come una scienza stocastica e quindi a negare la possibilità di una formalizzazione logico-deduttiva della stessa; esso, piuttosto, è solo un sintomo ben preciso della circostanza che determinati comportamenti sociali i quali in concreto vengono fatti oggetto di analisi economica, non sono in realtà comportamenti economici in senso proprio, bensì appartengono a un diverso tipo di comportamento sociale; e si discostano dagli schemi propri delle leggi economiche deduttivamente coordinate, appunto perché non sono formalmente caratterizzati dai requisiti che si assume individuino il comportamento economico [4]. Il fatto, poi, che tali requisiti possano essere considerati come posti in modo convenzionale dal ricercatore non falsa il senso della argomentazione di cui sopra, in quanto la convenzionalità dovrà in tal caso riguardare tutte le prospettive in cui possono essere inquadrati i comportamenti sociali.

Si è già detto come l’economia teorica consista in un insieme di proposizioni compatibili, logicamente connesse entro un sistema coerente e non contraddittorio. Ciò significa che le leggi dell’economia possono essere ordinate in un insieme di proposizioni (teoremi) derivato mediante le regole della logica deduttiva (e, sotto l’aspetto meramente quantitativo, della matematica) da alcune proposizioni basilari (postulati o assiomi)[5].[pag. 44]

La economia teorica appare così come una scienza deduttiva; ma, in quanto tale, non può identificarsi né con la logica formale, né con la matematica pura. Occorre infatti precisare che qualsiasi sistema assiomatico, che non sia formale o semiformale, presenta due aspetti fondamentali: il primo, logico, dato dall’insieme dei rapporti deduttivi considerati nella loro struttura sintattica (sintassi descrittiva); il secondo, sostanziale, dato dai contenuti o significati costituenti la interpretazione semantica dei rapporti formali (semantica descrittiva)[6].

I postulati (o assiomi) e i teoremi del sistema deduttivo rientrano in questo secondo aspetto e ne costituiscono la interpretazione semantica. Essi posseggono un grado di generalità e di astrazione molto accentuato, nel senso che rappresentano l’elemento caratterizzante la struttura teorica del sistema medesimo; cioè la serie complessa degli elementi invarianti che qualificano necessariamente – sotto un profilo strutturale – qualsiasi dato concreto il quale, proprio per via di quella qualificazione, può dirsi appartenere ad uno piuttosto che a un altro sistema scientifico.

I postulati e i teoremi, in questo senso – per quanto riguarda le discipline sociali – rientrano nell’ambito dei fattori fondamentali sopra richiamati; in quanto sono essi, appunto, che ci permettono di caratterizzare i diversi tipi di comportamento sociale e, quindi, anche il comportamento economico.

Una tale prospettiva prescinde completamente dalla natura degli assiomi. Non ha, infatti, alcuna importanza – per una considerazione metodologica delle scienze sociali quale quella che sopra si è data –determinare l’empiricità o meno, ovvero il grado di convenzionalità di questi ultimi; problema completamente diverso da quello che qui è stato preso in esame, relativo alla individuazione di strutture teoriche coerenti ed univoche. Quantunque quest’ultimo, a differenza del primo, sia scarsamente analizzato dalla dottrina, nella quale talvolta i due problemi vengono del tutto confusi.

In tal modo, i fenomeni sociali ci appaiono veramente come un [pag. 45]  grande continuum, in cui ciascun aspetto è sistemato in stretta connessione con certi altri aspetti fra loro interdipendenti e da questo molteplice intersecarsi di elementi e rapporti scaturisce una struttura, qualificata dai postulati che si assumono come caratteristici del sistema.

Da quanto si è detto emergono alcune ulteriori considerazioni: anzitutto nelle varie scienze, e quindi anche nelle scienze sociali, uno schema teorico generale che individui e qualifichi la struttura dell’intero sistema è indispensabile; in secondo luogo, questo schema esige una rigorosa determinazione dei postulati che ne stanno alla base, per cui non se ne può tentare alcuna applicazione se prima non si è certi che quei postulati effettivamente caratterizzino le strutture concrete alle quali lo schema si vuole applicare.

Due sono, d’altra parte, le imprecisioni che abbiamo rilevato nell’impostazione metodologica delle scienze sociali: la prima è data dalla confusione del problema relativo alla empiricità o meno dei postulati, con il ben diverso problema riguardante la costruzione di una teoria astratta, univoca e coerente. La seconda dipende dal fatto che non si distingue tra un dato sistema sociale caratterizzato da una particolare struttura, e quindi da specifici postulati e altri tipi di sistemi sociali: per cui si pretende di applicare il primo a comportamenti concreti che sono sì sociali, ma non nel senso proprio di quel sistema, in quanto caratterizzati da schemi formali di differente natura.

È ovvio come, in quest’ultimo caso, si noti necessariamente una forte divergenza tra le proposizioni teoriche di un dato sistema e i concreti comportamenti sociali esplicati nell’ambito di quel sistema; divergenza che, in modo acritico, porta spesso a lamentare la inutilità delle teorie sociali formalizzate, la inadeguatezza pragmatica delle stesse, in breve; la stocasticità delle scienze sociali. Ma una volta individuata la erronea prospettiva metodologica che sta alla base di tali comuni assunzioni, e precisati in modo rigoroso ed univoco i postulati del sistema teorico utilizzato, nonché la coerenza e la compatibilità formale del medesimo (cioè determinate le regole di sintattica e semantica descrittiva che ne stanno alla base), non restano che due posizioni possibili: o modificare radicalmente i postulati e, quindi, l’intero sistema, onde farvi rientrare i fattori o fenomeni non compatibili con lo stesso; oppure, se questa procedura non può seguirsi, ammettere che i fattori o fenomeni non compatibili stanno al di fuori del sistema e, proprio per questo fatto, non possono essere esplicati mediante le sue strutture formali.

È pur vero che, nella concreta realtà sociale, i vari tipi di comportamento si presentano all’osservatore simultaneamente, quasi come elementi [pag. 46]  di una trama fittissima che è estremamente difficile districare. Ma questo fatto non deve e non può impedire una prospettiva metodologica la quale, in sede teorica, tenti la individuazione degli aspetti e degli schemi costanti che caratterizzano i diversi tipi di comportamento sociale. A meno che non ci si voglia confinare entro una sterile ed atomistica descrittiva, teoricamente inconsistente e pragmaticamente inutile.[pag. 47]

Note

[4] Sulle prospettive critiche connesse alla considerazione del comportamento economico in termini di razionalità, cfr. A. Pagani, Comportamento razionale e comportamento economico, in «Bollettino del Centro per la Ricerca Operativa », serie sociologica, n. 1-2, gennaio agosto 1961, pp. 4-50.

[5] Formalizzazioni nel campo della sociologia e dell’economia sono state tentate da H. Zetterberg, On Axiomatic Theories in Sociology, in P.F. Lazarsfeld, M. Rosenberg (eds.), The Language of .Social Research, Glencoe, Ill., 1951, pp. 533- 540; M. Zelditch, Jr., A Note on the Analysis of Equilibrium Systems, in T. Parsons, R. F. Bales Family, Socialization and Interaction Process, Glencoe, Ill., 1955, pp. 401-408; G. Debreu, Theory of Value: An Axiomatic Analysis of Economic Equilibrium, New York, 1959, cap. 2-7; L. Gross, Theory Construction in Sociology: A Methodological Inquiry, in L. Gross (ed.), Symposium on Sociological Theory, Evanston, Ill., 1959, pp. 531-564. Un tentativo simile nel campo de1la biologia è dovuto a J.H. Woodger, Biology and Language, Cambridge, 1952, pp. 112 sgg., 134 sgg.

[6] R. Carnap, Logical Foundations of Probability, Chicago, 1950, p. 15 sgg.

Indice della pubblicazione

Strutture teoriche e scienze sociali

Giulio Bolacchi


1. Schemi teorici e scienze sociali online

2. La prospettiva metodologica delle scienze sociali online

3. Linguaggio teorico e livelli di astrazione online

4. Verificabilità empirica delle strutture astratte; rapporti fra diverse strutture linguistiche online

5. Il ruolo della teoria generale nelle scienze sociali online

6. Rapporti tra teoria economica e scienza sociale; il problema del sottosviluppo online

7. L’integrazione delle scienze sociali e la teoria generale del comportamento sociale online

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