La spiegazione causale

Un altro punto che occorre qui sottolineare è dato dal fatto che l’interpretazione tradizionale della scienza accettata da Weber ha un carattere filosofico.

Questa concezione metafisica della scienza implica una considerazione della spiegazione causale con riferimento a un dato fenomeno come individuazione della totalità dei fattori determinanti l’accadere di questo fenomeno. In tal modo la causalità come rapporto necessario tra i fenomeni viene intesa come possibilità di risalire alla totalità dei fattori che hanno contribuito a produrre un dato fenomeno.

Ora concepire la spiegazione causale come individuazione della totalità delle cause che determinano un dato fenomeno significa appunto considerare la causalità in termini metafisici. Weber non si è reso conto di questo fatto e non ha pertanto compreso che lo schema di spiegazione funzionale è valido tanto nell’ambito delle scienze sociali quanto in quello delle scienze naturali. È evidente infatti come i due concetti di causalità, quello metafisico concernente il modello classico di spiegazione causale e quello funzionale, siano radicalmente diversi. Da un lato il concetto classico di causalità come rapporto necessa-[pag. 13]rio tra fenomeni, cioè come spiegazione volta a risalire alla infinità dei rapporti causali la quale riflette una struttura ontologica della realtà implicante un sistema di leggi generali cioè un determinismo necessario che si traduce in un sistema di principi forniti di validità incondizionata; dall’altro lato il concetto di schema funzionale il quale ovviamente risulta incompatibile con il concetto di causalità come rapporto necessario tra i fenomeni, in quanto presuppone l’impossibilità di risalire alla totalità dei fattori che hanno contribuito a produrre un dato fenomeno.

Questo secondo concetto di causalità sembrerebbe analogo allo schema condizionale utilizzato da Weber. Parlare di processo di imputazione, cioè di determinazione di una serie finita di rapporti causali, significa infatti, se si vuole attribuire un senso metodologico al discorso, individuare una determinata relazione funzionale tra due o più fattori in cui il tempo compare come variabile indipendente implicita. In tal modo il concetto weberiano di spiegazione condizionale, considerato come explicandum, potrebbe essere esplicato in termini strutturali, cioè in termini di relazione funzionale che caratterizza all’interno del linguaggio scientifico la causalità (tempo come ordine).

Alla luce di queste precisazioni appare ancora più evidente come lo schema di spiegazione condizionale utilizzato da Weber con riferimento alle scienze storico-sociali, nell’unica esplicazione metodologicamente corretta che se ne può dare, costituisca uno schema applicabile anche alle scienze naturali, trattandosi di una caratterizzazione strutturale che può qualificare qualsiasi discorso scientifico e che non ha alcun punto di contatto con il modello classico di spiegazione causale formulato in termini metafisici cui Weber si riferisce.

Questo fatto porta a considerare irrilevante nell’ambito di una prospettiva metodologica scientifica la considerazione della realtà come racchiudente un’infinità di rapporti che legano un certo elemento a una infinità di altri elementi per cui ogni processo apparirebbe come dipendente da una molteplicità infinita di fattori causanti.

Nell’ambito del discorso scientifico, si tratti di scienze sociali o di scienze naturali, il postulato dell’infinita molteplicità di elementi che è un postulato metafisico, non ha alcuna rilevanza. Pertanto, la molteplicità dei fattori causanti sia che la si voglia riferire solo all’ambito dei fenomeni sociali, sia che la si voglia riferire anche all’ambito dei fenomeni naturali non può essere assunta come un postulato della metodologia della scienza. Nell’ambito del discorso scientifico rilevano solo le relazioni strutturali esattamente caratterizzate come serie finite di rapporti i quali individuano le specifiche strutture logiche del [pag. 14] discorso di ogni scienza. In questo senso, se spiegare causalmente nella sua individualità un dato avvenimento significa isolare un insieme finito di relazioni – secondo la terminologia di Weber una serie finita di rapporti causali con riferimento a un punto di vista specifico e quindi una serie di schemi condizionali – allora deve dirsi che in base alla moderna metodologia della scienza anche nell’ambito delle scienze naturali si rinviene la possibilità di spiegare causalmente i fenomeni nella loro individualità.

In altre parole, la concezione metafisica della causalità come rapporto tra fenomeni caratterizzati in termini di ordine universale e di necessarietà ovvero come rapporto tra una molteplicità infinita di fattori e un fenomeno dato costituisce una caratterizzazione erronea del discorso scientifico, sia che si tratti delle scienze naturali che delle scienze sociali, in quanto la struttura del discorso scientifico è costituita da relazioni funzionali. Questo significa che il determinismo valido all’interno del discorso scientifico non è un determinismo metafisico ma un determinismo metodologico. Esso non implica l’attribuzione di un qualche valore di verità all’alternativa tra determinismo e indeterminismo con riferimento ai processi reali, cioè con riferimento a una prospettiva metafisica; il determinismo metodologico esprime solo una condizione di adeguatezza del discorso scientifico, nel senso che quest’ultimo, per poter essere considerato scientifico, deve essere qualificato in termini di relazioni funzionali e di ordine seriale. Viene in tal modo esclusa dall’ambito della metodologia scientifica qualsiasi caratterizzazione metafisica concernente l’esistenza o inesistenza di un ordine necessario tra i fenomeni.

Riassumendo si può osservare che il processo d’imputazione di un avvenimento alle sue cause tipico dello schema di spiegazione condizionale utilizzato da Weber nell’ambito delle scienze storico-sociali, se esplicato come schema funzionale esprime una prospettiva che si distacca dal modello classico di spiegazione causale. Quest’ultimo modello utilizza un concetto di causa inteso come ragione determinante di un dato fenomeno, cioè inteso come relazione tra due eventi tale che un evento produce l’altro evento. Si tratta di un concetto genetico di causalità nel quale è implicito il riferimento alla necessarietà e universalità del rapporto, e quindi il riferimento alla possibilità di individuare la totalità dei fattori che determinano un certo accadimento; tale concetto è radicalmente diverso dal concetto di causalità come schema condizionale, se si esplica quest’ultimo in modo metodologicamente corretto come individuazione delle relazioni funzionali esprimenti l’ordine temporale del prima e del dopo.[pag. 15]

Indice della pubblicazione

Il problema del metodo nella sociologia

Giulio Bolacchi


1. Gli ostacoli alla comprensione scientifica del comportamento umano.

2. La prospettiva di Max Weber. online

3. La distinzione tra scienze storico-sociali e scienze naturali. online

4. La confusione tra prospettiva evoluzionistica e prospettiva strutturale. online

5. La spiegazione causale. online

6. Prospettiva strutturale e prospettiva evoluzionistica con riferimento all’ordine seriale.

7. L’inconsistenza del concetto di comprensione scientifica dei fenomeni nel loro divenire storico.

8. Verifica e imputazione causale.

9. Critica del metodo della spiegazione condizionale. online

10. Osservazioni sulla struttura del linguaggio scientifico. online

11. Un esempio di relazione funzionale.

12. Relazione funzionale e ordine seriale: analisi dinamica e analisi statica. online

13. Il tempo come ordine (dinamica strutturale) e il tempo come direzione (dinamica cumulativa). online

14. Le analisi sociali in termini di equilibrio e di forze. online

15. La prospettiva di Talcott Parsons.

16. I modi di organizzazione degli elementi dell’azione.

17. Predicati sperimentali e predicati teorici. Il livello di astrazione dei predicati. online

18. La relazione di interscambio, la relazione di appartenenza e la relazione di controllo.

19. Le dicotomie neutralità-affettività e specificità-generalità e l’uso della relazione combinatoria.

20. Il distacco tra la prospettiva metafisica di Parsons e la prospettiva scientifica. online

21. La distinzione tra processi di confine e processi interni.

22. I concetti di personalità e need-disposition.

23. Le relazioni di interscambio tra il sistema psicologico e gli altri sistemi.

24. Considerazioni critiche conclusive sul metodo di Parsons.

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