L’attivazione delle pre-condizioni dello sviluppo

Nei sistemi socio-economici in via di sviluppo l’obiettivo della massimizzazione del tasso di rendimento sociale dell’innovazione non può essere in linea di principio immediatamente perseguito, in quanto in tali aree manca un mercato concorrenziale che possa determinare la diffusione dei benefici dell’innovazione. Conseguentemente non si può parlare né di tasso di rendimento privato degli investimenti in ricerca e sviluppo, né di effetto spillover, e non possono essere realizzati [pag. 91] processi di crescita economica strettamente coerenti con l’uso ottimo delle risorse date.

A ciò consegue che il Parco scientifico e tecnologico in un’area in via di sviluppo non può realizzare esclusivamente o prioritariamente interventi che si riferiscono all’innovazione tecnologica endogena, in quanto non si può sostenere una ricerca innovativa che non esiste o esiste solo in modo sporadico e non generalizzato, tale da determinare scarsi o nulli effetti di spillover, cioè esternalità positive non rilevanti per il sistema e, conseguentemente, scarsi o nulli benefici sociali indotti. Il Parco non può neppure sviluppare e diffondere esclusivamente tecnologie esogene (che non dovrebbero rientrare tra i suoi obiettivi).

In questi casi il mercato non è comunque in grado di utilizzare l’innovazione a causa delle anomalie di crescita che ne limitano la dinamica cumulativa; i benefici sociali (derivanti dall’innovazione) sarebbero infatti troppo bassi rispetto alle potenzialità di crescita del sistema. Un Parco operante in tale contesto che realizzasse esclusivamente interventi di sostegno alle attività di ricerca e sviluppo determinerebbe, data l’assenza di processi diffusivi dell’innovazione e conseguentemente di effetti di spillover, una situazione di inefficienza nell’allocazione delle risorse pubbliche destinate alle politiche di sviluppo e di crescita economica e non massimizzerebbe il tasso di rendimento sociale della spesa pubblica, dando luogo a vincoli assistenzialistici incompatibili con gli obiettivi di sviluppo che dovrebbe perseguire.

Il Parco non può quindi agire direttamente solo sul mercato, ma deve estendere le proprie strategie di intervento primariamente al contesto sociale nel quale il mercato opera, realizzando interventi programmati e mirati di promozione sociale, per attivare la condivisione sociale dell’innovazione, delle regole del mercato competitivo e dell’imprenditorialità attiva (opposta all’imprenditorialità assistita), con conseguente eliminazione o riduzione delle incompatibilità tra mercato innovativo e contesto sociale, che bloccano o limitano i processi di sviluppo e di crescita economica.

In sintesi, il Parco deve attivare le pre-condizioni dello sviluppo e deve rinforzare positivamente la stabilizzazione e la diffusione generalizzata dei fattori sociali dell’innovazione, in modo che possano manifestarsi pienamente nel contesto socio-economico le loro caratteristiche specifiche: la continuità dei processi innovativi, la relazione stretta fra innovazione e diffusione, la connessione fra cambiamento tecnologico e industria dei beni capitali (che se assente limita alla base i processi diffusivi dell’innovazione), l’influenza delle aspettative di cambiamento futuro sul comportamento degli agenti economici e il fatto che una società in grado di generare un rapido progresso tecnico è fondata sulla capacità dell’intero sistema di generare rapidamente innovazioni fra loro sostitutive e non sulla presenza di processi innovativi singoli e tra loro segmentati.

Se il Parco si limitasse a perseguire una ricerca tecnologica individualizzata e settorializzata, prescindendo da qualsiasi riferimento al ruolo delle variabili sociali nel contesto innovativo, la propria attività sarebbe totalmente avulsa da qualsiasi tipo di processo diffusivo dell’innovazione, che il mercato è in grado di sostenere con le esternalità positive (spillover) che esso determina solo quando la cultura del mercato innovativo è interiorizzata e generalizzata nel sociale, non certamente quando il mercato esiste solo con riferimento a insiemi più o meno ristretti di operatori economici. In questo caso, gli effetti di spillover sono necessariamente limitati, quando non nulli, sul piano quantitativo e sul piano delle tipologie di fattori produttivi.

D’altra parte, il mercato non si può estendere se non si estende corrispondentemente la cultura del mercato innovativo, cioè se l’accettazione sociale del mercato e delle sue regole non è interiorizzata dal gruppo sociale al quale il mercato si riferisce. E poiché le variabili economiche non sono collegate alle variabili sociali da una funzione, che allo stato attuale della conoscenza non è ipotizzabile, ma solo da una relazione di corrispondenza che potrebbe configurarsi come equivalenza, non si può pretendere di modificare le variabili sociali agendo esclusivamente sulle variabili economiche, secondo una prospettiva acritica che ancora trova qualche spazio tra gli economisti nell’ambito delle politiche pubbliche di intervento.

Non si può pensare alla ricerca tecnologica (e più in generale al progresso tecnico e agli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo) come a una variabile in grado, da sola, di modificare atteggiamenti nei confronti del mercato innovativo, trasformandoli da negativi in positivi. Di fatto il continuum tecnologico che sta alla base dello sviluppo non può essere attivato dai processi di ricerca, necessariamente individualizzati e settorializzati a causa della scarsità delle risorse pubbliche, se mancano le pre-condizioni dello sviluppo, cioè se la cultura di impresa innovativa non è interiorizzata e generalizzata. Solo in quest’ultimo caso i processi innovativi si manifestano in ogni segmento, per quanto analitico, delle catene operative tecnologiche a tutti i livelli, dalla ricerca alla produzione finale, con riferimento sia alle tecnologie fisiche (innovazioni di processo e di prodotto) sia alle tecnologie organizzative (innovazione sociale).[pag. 92]

La consapevolezza che la soluzione dei problemi dello sviluppo non può essere fondata solo su investimenti in capitale tecnologico fisico, avulsi in linea di massima dal contesto innovativo, ma deve basarsi sull’innovazione come caratteristica preminente dell’attività imprenditoriale e del contesto sociale nel suo complesso, è emersa anche nella Conferenza dei Ministri dell’Industria dell’OCSE sul tema Migliorare la competitività delle PMI nell’economia globale: strategie e politiche (giugno 2000). Nel corrispondente documento si legge:

«Il processo di innovazione può essere considerato uno dei fattori determinanti della competitività sia nei settori high-tech, in costante evoluzione, sia nei settori più tradizionali. … In realtà, un numero significativo di piccole imprese, in particolare quelle che operano nei mercati segmentati e ancora protetti, non ha ancora sviluppato una cultura dell’innovazione e non dispone delle capacità e delle motivazioni necessarie per affrontare le mutevoli sfide della competitività. Tale situazione non è sostenibile a lungo termine, poiché la globalizzazione dei mercati e delle strategie delle grandi imprese amplifica gli effetti dei progressi tecnologici, trasformando le tipologie di concorrenza in una gamma crescente di attività economiche. Nel lungo periodo, le possibilità per le PMI di sopravvivere e di creare nuovi posti di lavoro, dipenderanno dalla propria capacità d’incentrare la loro strategia commerciale sul processo d’innovazione».

Il Parco deve quindi porsi come punto di riferimento di tutti i processi innovativi, non solo rispetto alle tecnologie fisiche e alla loro trasformazione in capitale tecnologico, ma anche rispetto alle tecnologie imprenditoriali e organizzative e alla loro trasformazione in capitale umano; deve cioè porsi come punto di riferimento per la produzione di capitale umano innovativo.[pag. 93]

Indice della pubblicazione

Politiche di sviluppo, innovazione, parchi scientifici e tecnologici

G. Bolacchi


Premessa online

Parte prima. I problemi dello sviluppo: variabili economiche e variabili sociali.

  1. Alcune problematiche dello sviluppo in ambito economico. online
  2. Il progresso tecnologico e l’innovazione. online
  3. L’innovazione e le pre-condizioni dello sviluppo. online
  4. Anomalie economiche e sociali del mercato e squilibri nella dinamica dell’innovazione. online

Parte seconda. L’esplicazione del Parco scientifico e tecnologico nell’ambito degli interventi pubblici orientati alla gestione del processo di innovazione.

  1. Le definizioni descrittive del concetto di Parco.
  2. Il Parco come infrastruttura puntuale con obiettivi di sviluppo. online

Parte terza. Il ruolo del Parco nei sistemi di mercato sviluppati e industrializzati.

  1. Le esternalità derivanti dall’attività di ricerca e sviluppo. online
  2. L’effetto di spiazzamento e il rendimento sociale delle risorse pubbliche. online
  3. L’intervento pubblico in materia di ricerca e sviluppo e la salvaguardia delle regole del mercato.

Parte quarta. Il ruolo del Parco nei sistemi socio-economici in via di sviluppo.

  1. L’attivazione delle pre-condizioni dello sviluppo. online
  2. L’investimento in capitale umano innovativo in funzione dello sviluppo.
  3. La formazione di capitale umano e la cultura dell’innovazione. online
  4. Le esternalità derivanti dall’attività formativa e il rendimento sociale della spesa pubblica. online
  5. Tipologie di Parco con effetti indotti negativi nelle aree in via di sviluppo. online

Appendice. Il ruolo del Parco nell’ambito del Programma Operativo Regionale della Sardegna.

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