L’istituto della rappresentanza politica

A tal punto, occorre distinguere tra i due diversi fenomeni della elezione e del referendum, in cui si concretizza la possibilità di esplicazione della volontà popolare, esclusi, naturalmente, i casi di democrazia diretta. Osserviamo anzitutto, a proposito del referendum, che in quest’ultimo non sembra difficile poter ravvisare una manifestazione di interessi finali, analogamente a quanto si ha nell’ipotesi in cui gli stessi non [pag. 208] vengano direttamente manifestati, ma rilevati indirettamente o discrezionalmente con metodi differenti da quelli elettorali.

Il fenomeno della volontà popolare che si estrinseca nella elezione di un corpo intermedio rappresentativo è, invece, più complesso; esso, infatti, potrebbe apparire come la traduzione di un giudizio razionale inteso a rapportare gli interessi finali agli interessi interposti aventi grado di mediazione via via più elevato.

In tale caso, le elezioni darebbero indubbiamente ragione della esistenza di una volontà popolare razionale e definita e quindi di una azione tendente a porre in essere i mezzi per il soddisfacimento delle esigenze pubbliche (interessi finali).

È evidente come al soddisfacimento di un interesse finale non si giunga che attraverso il soddisfacimento di una serie di interessi interposti via via meno generali, cioè aventi un grado di mediazione progressivamente più elevato. Ora, un primo dato di fatto risulta certo: che, cioè, gli interessi finali non possono essere soddisfatti in modo diretto dai membri della collettività cui si riferiscono. Né può dirsi che costoro, nel manifestare la propria volontà politica in ordine a quegli interessi, pongano in essere un giudizio razionale di comparazione tra  questi ultimi e gli interessi interposti; giudizio che comporterebbe una analisi circa la idoneità dei mezzi e presupporrebbe, ovviamente, la possibilità di una libera scelta dei mezzi che si ritenessero più confacenti al soddisfacimento degli interessi finali.

Una tale scelta dei mezzi non è, infatti, lasciata alla volontà dell’elettorato, ed è chiaro anzitutto come tale fatto non si verifichi ove si abbia riguardo agli interessi interposti che precedono immediatamente gli interessi finali. Questo fenomeno è giustificabile tenendo presente l’impossibilità di un soddisfacimento diretto degli interessi finali da parte dell’elettorato connessa non solo a difficoltà tecniche (esistenti in società a struttura complessa e altamente differenziata), ma anche alla [pag. 209] impossibilità, per la maggioranza dei membri di una collettività, di operare in tal senso, stante la evidente mancanza di cognizioni appropriate.

Ma se l’elettorato non può scegliere, né attuare i mezzi che precedono immediatamente gli interessi finali, potrebbe ipotizzarsi una sua azione tendente alla scelta e realizzazione degli interessi (mezzi) aventi un grado di mediazione più elevato. Ed è a questo fenomeno che ci si riferisce, quando si parla della possibilità dell’elettorato di influire positivamente sul soddisfacimento delle esigenze pubbliche, mediante l’istituto della rappresentanza politica.

Ma neppure in questo caso si ha una effettiva scelta di mezzi da parte dell’elettorato. I singoli membri della collettività, infatti, non scelgono tra l’opportunità di porre in essere un dato tipo di corpo rappresentativo piuttosto che un altro, oppure di realizzare un sistema diverso di mezzi per il soddisfacimento dei propri interessi. Essi si trovano, in ogni caso, di fronte a una serie di mezzi già predisposta e definita – quali gli organismi rappresentativi giuridicamente qualificati entro un dato ordinamento – e non possono, in alcun modo, modificare questi mezzi senza, con ciò, violare la struttura dell’ordinamento normativo cui appartengono.

Pertanto, ai membri del corpo elettorale è demandato solo il compito di attuare una qualificazione degli interessi pubblici, il cui soddisfacimento dovrà essere perseguito direttamente dai corpi rappresentativi.

Il fenomeno politico della selezione di un corpo rappresentativo può scindersi in due componenti che potrebbero anche sussistere in modo disgiunto ed autonomo: la prima consistente nella operazione di sondaggio della opinione pubblica, al fine di pervenire a una rilevazione diretta degli interessi pubblici. La seconda relativa al fatto che i singoli membri della collettività hanno la possibilità di influire su un interesse interposto il cui [pag. 210] soddisfacimento condiziona quello degli interessi finali. È vero, infatti, che in ordine al soddisfacimento di questi ultimi il corpo elettorale si trova di fronte a una serie di mezzi già predisposta e definita, ma è anche vero che presupposto indispensabile del funzionamento di tali mezzi è la capacità e attitudine degli individui costituenti il corpo rappresentativo intermedio. Orbene, al corpo elettorale è data appunto tale effettiva possibilità, consistente nella valutazione della capacità e attitudine, alle funzioni che dovranno esercitare, degli individui facenti parte del corpo rappresentativo, e nella effettiva scelta e designazione di costoro a far parte di quel corpo rappresentativo. Questo aspetto del fenomeno elettorale non va, pertanto, confuso con l’aspetto più propriamente politico consistente – come si è detto – nella operazione di sondaggio della opinione pubblica, in vista della rilevazione diretta degli interessi finali; operazione di sondaggio che, per essere effettuata unitamente alla scelta e designazione dei membri del corpo rappresentativo, presenta un aspetto ulteriore consistente nella qualificazione politica di questo corpo rappresentativo; qualificazione che si traduce nella rappresentanza (politica) di interessi che i membri del corpo intermedio hanno nei confronti dei singoli elettori o gruppi di elettori.

Alla luce di quanto si è detto, l’istituto della rappresentanza politica risulta, pertanto, un fenomeno complesso alla cui costituzione concorrono tre distinti ed autonomi fattori che, nell’ambito di una data organizzazione sociale, potrebbero sussistere anche singolarmente e che solo lo sviluppo storico dell’istituto e le circostanze varie che lo hanno determinato hanno contribuito a tenere uniti, rendendone difficile la individuazione. Tali fattori sono: (1) l’operazione di sondaggio degli interessi comuni effettuata in modo diretto; (2) la valutazione della capacità e attitudine, alle funzioni che dovranno esercitare, degli individui facenti parte del corpo rappresentativo, e [pag. 211] la effettiva scelta di costoro da parte dell’elettorato; (3) la qualificazione politica del corpo rappresentativo, mediante la rappresentanza, da parte di quest’ultimo, degli interessi delle classi sociali che compongono la collettività.

Prescindendo dalla analisi della qualificazione giuridica dell’istituto in esame e limitandone la considerazione all’aspetto meramente sociologico, è chiaro come le considerazioni sopra svolte ci portino a ribadire il concetto secondo cui la volontà popolare si risolve in realtà nella pura e semplice manifestazione di una serie di interessi finali, non già in un giudizio di adeguamento degli interessi interposti (mezzi) agli interessi finali.

Sulla base di tali considerazioni appare confermato quanto sopra si è detto, che cioè la attività dell’elettore non interviene nel processo di soddisfacimento degli interessi finali, specie ove si tenga presente che la valutazione della capacità e attitudine dei membri del corpo rappresentativo è un fenomeno autonomamente isolabile nell’ambito dell’istituto della rappresentanza politica e non ne condiziona in alcun modo la struttura. L’elettorato, pertanto, interviene direttamente soltanto in vista del soddisfacimento di una circostanza marginale in relazione al principale interesse da soddisfare; circostanza che però ha la sua importanza, poiché si ricollega a quella esigenza, generale e accessoria ad ogni altra, a che i mezzi che si pongono in essere posseggano il grado massimo di funzionalità in relazione ai fini che dovranno soddisfare.[pag. 212]

Indice della pubblicazione

Teoria delle classi sociali

Giulio Bolacchi


Capitolo I: Strutture teoriche e scienze sociali

1. Schemi teorici e scienze sociali

2. La prospettiva metodologica delle scienze sociali

3. Le strutture linguistiche astratte

4. Il problema dei concetti teorici

5. Linguaggio osservativo e linguaggio teorico

6. Empirismo, criteri di significatività e termini disposizionali

7. Assiomatizzazione e linguaggio teorico

8. Il concetto di «linguaggio teorico» in Carnap

9. Linguaggio teorico e livelli di astrazione

10. Verificabilità empirica delle strutture astratte; rapporti fra diverse strutture linguistiche

11. Il ruolo della teoria generale nelle scienze sociali

12. Rapporti tra teoria economica e scienza sociale; il problema del sottosviluppo

13. L’integrazione delle scienze sociali e la teoria generale del comportamento sociale

Note del capitolo I

 

Capitolo II: Alcune teorie sulle classi sociali

1. Le principali teorie sulle classi sociali online

2. Classe e situazione di classe in Weber

3. La classificazione dei gruppi e il problema delle classi sociali in Sorokin

4. Il problema dell’ordine e la stabilità dell’interazione sociale in Parsons

5. Sistema di valori e stratificazione sociale in Parsons

6. I limiti fondamentali della teoria generale di Parsons

7. Critiche al «sistema sociale» di Parsons

8. La teoria integrazionista e la teoria coercitiva della società nell’analisi di Dahrendorf

9. Gruppi di conflitto e associazioni coordinate da norme imperative in Dahrendorf

10. Autorità e potere condizionante nella dinamica sociale

11. Il rapporto di autorità e la dinamica reintegratrice o pendolare; l’avvicendamento del personale nelle posizioni di dominio in Dahrendorf

12. I tre stadi di analisi delle strutture sociali: dinamica pendolare, dinamica strutturale-funzionale, dinamica cumulativa

13. Il problema della dinamica nelle teorie di Parsons e Dahrendorf

14. Conclusioni critiche sulle teorie di Parsons e Dahrendorf

Note del capitolo II

 

Capitolo III: Premesse a una teoria generale delle classi sociali

1. Scienza del comportamento e scienza psicologica

2. Le teorie causali del significato

3. La struttura funzionale degli interessi

4. Il campo disposizionale

5. Intermediazione, comunione e mutualità degli interessi negli studi di Perry online

6. Il concetto di «disposizione a rispondere» online

7. Disposizione a rispondere e segno nella semiotica di Morris online

8. Classe sociale e categoria sociale online

9. Il concetto di «interesse comune e interrelato» online

10. L’interesse di classe online

11. L’azione sociale di accettazione e l’azione sociale di condizionamento online

12. Il potere condizionante: potere istituzionale e potere deviante online

13. I concetti di «potere» e «autorità» in alcune teorie sociologiche

14. La dinamica del potere condizionante online

15. Potere deviante e classe sociale online

16. Comunione di interessi, istituzionalizzazione, internalizzazione e potere online

17. Considerazioni conclusive sul concetto di «classe sociale» online

18. Classi sociali e dinamica sociale online

Note del capitolo III

 

Capitolo IV: Democrazia e classi sociali

1. La dottrina classica della democrazia online

2. Indeterminatezza e irrazionalità del comportamento politico; la critica di Schumpeter al concetto di «democrazia» online

3. Democrazia e volontà popolare online

4. La volontà popolare come risultante del processo politico online

5. La democrazia come lotta in concorrenza per il comando politico online

6. Il metodo democratico e la rilevazione degli interessi pubblici online

7. Democrazia come volontà popolare e democrazia come lotta in concorrenza online

8. L’istituto della rappresentanza politica online

9. La forza sociale del potere e il problema della maggioranza online

10. Le differenti caratterizzazioni del concetto di «libertà» online

11. La democrazia come commisurazione istituzionalizzata della forza sociale del potere istituzionale e del potere deviante online

Note del capitolo IV

 

Capitolo V: Un esempio storico: la borghesia

1. La borghesia rivoluzionaria e la polemica di Sieyes contro il privilegio

2. Una interpretazione della Rivoluzione secondo le prospettive di Toynbee

3. Equivoci teorici connessi al concetto di «borghesia» online

4. I valori borghesi e i princípi di perduranza dell’antico regime

5. Il proletariato contemporaneo e la mancata assimilazione dei valori borghesi

6. Il concetto di «borghesia» nel pensiero di Croce

7. Le caratterizzazioni della «borghesia» in termini di ceto medio

8. Gli interessi comuni della borghesia online

9. Classe borghese e potere deviante online

Note del capitolo V

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