Il metodo democratico e la rilevazione degli interessi pubblici

Il tipo di concorrenza per il comando, che – per Schumpeter deve definire la democrazia – è limitato «alla libera concorrenza per un voto libero. Questa limitazione è giustificata dal fatto che la democrazia sembra implicare un metodo riconosciuto per condurre la lotta e che il metodo elettorale è, praticamente, il solo disponibile per comunità di qualunque dimensione» [39]. Si escludono, in tal modo, quei sistemi che si ricollegano direttamente o indirettamente alla rivoluzione (conflitto di classe), ma «non si escludono i casi che presentano sorprendenti analogie coi fenomeni economici ai quali applichiamo i nomi di concorrenza (o limitazione della concorrenza) disonesta o fraudolenta. E non possiamo escluderli perché, se lo facessimo non ci resterebbe che un ideale completamente irrealistico. Fra questo caso ideale che non esiste e i casi in cui ogni concorrenza col leader al potere è impedita con la forza, v’è tutta una gamma di variazioni nel cui ambito il metodo democratico di governo sfuma per gradi impercettibili nel metodo autocratico» [40].

Ma se la lotta in concorrenza si decide in base a una consultazione popolare, ecco che la concorrenza si trasforma in lotta per influenzare l’elettorato; così come la concorrenza [pag. 201] economica si regge in funzione del consumatore e si traduce nel tentativo di influire su quest’ultimo [41]. Influenzare politicamente l’elettorato, nient’altro significa che prospettargli diversi interessi collettivi, individuati tra quelli maggiormente sentiti in una data società, indicandogli, nel contempo, i diversi possibili modi di soddisfacimento di detti interessi.

Una tale lotta per influenzare l’elettorato in tanto ha senso, in quanto poggi su una sfera di libertà intesa come adeguazione degli interessi pubblici agli interessi dei singoli (libertà positiva). Questa possibilità può aversi tanto nel caso in cui il sistema sociale si traduca in una comunione interrelata fondata sulla interiorizzazione (ed è questa anzi l’ipotesi tipica in cui la libertà positiva si realizza), quanto nel caso in cui il sistema si ponga in termini di comunione interrelata fondata sul potere. Pertanto, la libertà di influenzare l’elettorato che – entro una comunione fondata sul potere – si traduce in antagonismo per influenzare l’elettorato, non ci dà ancora una caratterizzazione tipica del metodo democratico, per quanto ne costituisca il necessario presupposto.

Occorre a tal punto precisare, per chiarir meglio i termini del problema, che la lotta per influenzare l’elettorato (che poggia sulla libertà di pubblica opinione), non comporta il ricorso a un qualche sistema elettorale; al contrario, essa può coesistere con qualsiasi metodo di sondaggio della pubblica opinione, ancorché differente da quello elettorale. L’unica conseguenza che la libera propaganda politica postula necessariamente, consiste infatti nella puntuale adeguazione degli organi legislativi ed esecutivi a quelle che possono dirsi le risultanti espresse dalla convergenza, su determinati interessi, della volontà della maggioranza o della totalità dei consociati; senza di che parlare di libertà di propaganda e, quindi, di possibilità di influire sulla formazione degli interessi collettivi non avrebbe [pag. 202] alcun senso; perché una classe dirigente che permettesse una libera influenzabilità dei cittadini in tal senso e che poi non adeguasse la propria azione politica alle risultanze emergenti da tale complesso fenomeno, si porrebbe automaticamente in contraddizione con se stessa e determinerebbe una frattura insanabile entro la collettività di cui dovrebbe essere espressione.

Una volta individuata la differenza tra la libera possibilità di influenzare l’opinione pubblica e i metodi di sondaggio per la rilevazione delle risultanti in cui quest’ultima si traduce (metodi fra i quali quello elettorale è uno dei diversi possibili), ed una volta ammesso che la libera possibilità di influenzare l’opinione pubblica costituisce l’indispensabile presupposto su cui si fonda il regime democratico, è chiaro come tale regime non possa neppur esso implicare necessariamente un metodo di rilevazione degli interessi pubblici avente carattere elettoralistico, benché quest’ultimo si presenti normalmente associato al sistema democratico. Lo stesso Schumpeter, il quale per maggiore semplicità, limita la concorrenza per il comando alla libera concorrenza per un voto libero, in quanto «il metodo elettorale è praticamente il solo disponibile per comunità di qualunque dimensione» [42], sembra abbia avvertito il distacco tra democrazia e sistemi elettorali, là dove fa rientrare nel concetto di «democrazia» l’assunzione al comando politico «col tacito consenso del popolo, o per elezione quasi per inspirationem. Quest’ultima si distingue dalla elezione mediante il voto solo per un particolare tecnico: il primo, invece, non è senza importanza nemmeno nella politica moderna; lo strapotere di un funzionario di partito all’interno di questo, non si fonda spesso che sulla tacita accettazione della sua leadership» [43].

Può osservarsi pertanto in linea generale – che sui metodi di sondaggio dell’opinione pubblica (comprese le elezioni) non può fondarsi una caratterizzazione dei tipi di orga-[pag. 203]-nizzazione politica; e che una democrazia potrebbe servirsi, per la rilevazione dell’opinione pubblica, di metodi di sondaggio diversi da quelli elettorali.[pag. 204]

Note

[39] J. Schumpeter, Capitalismo, socialismo e democrazia, p. 254.

[40] J. Schumpeter, id., p. 254.

[41] Il termine «concorrenza economica» è qui usato non nel senso che ad esso viene attribuito nello schema formale dell’equilibrio economico, nell’ambito del quale la concorrenza è definita in funzione di variabili strettamente economiche (quali il prezzo), bensì in un senso più propriamente dinamico relativo all’attività diretta all’ampliamento del mercato o alla creazione di nuovi mercati; attività esogena rispetto al sistema economico, che deriva in ogni caso da una innovazione di natura tecnologica o organizzativa, o dalla modificazione dei gusti del consumatore.

[42] J. Schumpeter, id., p. 254.

[43] J. Schumpeter, id., p. 254, nota 4.

Indice della pubblicazione

Teoria delle classi sociali

Giulio Bolacchi


Capitolo I: Strutture teoriche e scienze sociali

1. Schemi teorici e scienze sociali

2. La prospettiva metodologica delle scienze sociali

3. Le strutture linguistiche astratte

4. Il problema dei concetti teorici

5. Linguaggio osservativo e linguaggio teorico

6. Empirismo, criteri di significatività e termini disposizionali

7. Assiomatizzazione e linguaggio teorico

8. Il concetto di «linguaggio teorico» in Carnap

9. Linguaggio teorico e livelli di astrazione

10. Verificabilità empirica delle strutture astratte; rapporti fra diverse strutture linguistiche

11. Il ruolo della teoria generale nelle scienze sociali

12. Rapporti tra teoria economica e scienza sociale; il problema del sottosviluppo

13. L’integrazione delle scienze sociali e la teoria generale del comportamento sociale

Note del capitolo I

 

Capitolo II: Alcune teorie sulle classi sociali

1. Le principali teorie sulle classi sociali online

2. Classe e situazione di classe in Weber

3. La classificazione dei gruppi e il problema delle classi sociali in Sorokin

4. Il problema dell’ordine e la stabilità dell’interazione sociale in Parsons

5. Sistema di valori e stratificazione sociale in Parsons

6. I limiti fondamentali della teoria generale di Parsons

7. Critiche al «sistema sociale» di Parsons

8. La teoria integrazionista e la teoria coercitiva della società nell’analisi di Dahrendorf

9. Gruppi di conflitto e associazioni coordinate da norme imperative in Dahrendorf

10. Autorità e potere condizionante nella dinamica sociale

11. Il rapporto di autorità e la dinamica reintegratrice o pendolare; l’avvicendamento del personale nelle posizioni di dominio in Dahrendorf

12. I tre stadi di analisi delle strutture sociali: dinamica pendolare, dinamica strutturale-funzionale, dinamica cumulativa

13. Il problema della dinamica nelle teorie di Parsons e Dahrendorf

14. Conclusioni critiche sulle teorie di Parsons e Dahrendorf

Note del capitolo II

 

Capitolo III: Premesse a una teoria generale delle classi sociali

1. Scienza del comportamento e scienza psicologica

2. Le teorie causali del significato

3. La struttura funzionale degli interessi

4. Il campo disposizionale

5. Intermediazione, comunione e mutualità degli interessi negli studi di Perry online

6. Il concetto di «disposizione a rispondere» online

7. Disposizione a rispondere e segno nella semiotica di Morris online

8. Classe sociale e categoria sociale online

9. Il concetto di «interesse comune e interrelato» online

10. L’interesse di classe online

11. L’azione sociale di accettazione e l’azione sociale di condizionamento online

12. Il potere condizionante: potere istituzionale e potere deviante online

13. I concetti di «potere» e «autorità» in alcune teorie sociologiche

14. La dinamica del potere condizionante online

15. Potere deviante e classe sociale online

16. Comunione di interessi, istituzionalizzazione, internalizzazione e potere online

17. Considerazioni conclusive sul concetto di «classe sociale» online

18. Classi sociali e dinamica sociale online

Note del capitolo III

 

Capitolo IV: Democrazia e classi sociali

1. La dottrina classica della democrazia online

2. Indeterminatezza e irrazionalità del comportamento politico; la critica di Schumpeter al concetto di «democrazia» online

3. Democrazia e volontà popolare online

4. La volontà popolare come risultante del processo politico online

5. La democrazia come lotta in concorrenza per il comando politico online

6. Il metodo democratico e la rilevazione degli interessi pubblici online

7. Democrazia come volontà popolare e democrazia come lotta in concorrenza online

8. L’istituto della rappresentanza politica online

9. La forza sociale del potere e il problema della maggioranza online

10. Le differenti caratterizzazioni del concetto di «libertà» online

11. La democrazia come commisurazione istituzionalizzata della forza sociale del potere istituzionale e del potere deviante online

Note del capitolo IV

 

Capitolo V: Un esempio storico: la borghesia

1. La borghesia rivoluzionaria e la polemica di Sieyes contro il privilegio

2. Una interpretazione della Rivoluzione secondo le prospettive di Toynbee

3. Equivoci teorici connessi al concetto di «borghesia» online

4. I valori borghesi e i princípi di perduranza dell’antico regime

5. Il proletariato contemporaneo e la mancata assimilazione dei valori borghesi

6. Il concetto di «borghesia» nel pensiero di Croce

7. Le caratterizzazioni della «borghesia» in termini di ceto medio

8. Gli interessi comuni della borghesia online

9. Classe borghese e potere deviante online

Note del capitolo V

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