Nota sul coinvolgimento positivo e negativo degli interessi

La teoria degli interessi (G. Bolacchi, “Concorrenza, collettivismo e pianificazione”, in Studi di Economia, vol. V, 1974, n. 3; G. Bolacchi, “Processo d’apprendimento e strutture ideologiche”, in Studi di Economia, vol. V, 1974, n. 1; G. Bolacchi, Teoria delle classi sociali, op. cit.) si fonda sui seguenti predicati primitivi:

  • interesse (direttamente traducibile sul piano sperimentale nel concetto di comportamento operante, che costituisce il punto di riferimento fondamentale dell’analisi comportamentistica);
  • campo degli interessi; interesse strumentale; interesse finale intermedio; interesse finale ultimo;
  • grado di strumentalità dell’interesse; livello di intensità dell’interesse;
  • coinvolgimento positivo e coinvolgimento negativo degli interessi;
  • interrelazione congiunta e interrelazione disgiunta degli interessi.

Questi predicati primitivi esplicano, mediante un insieme articolato di relazioni (traducibili in funzioni sul piano sperimentale), i concetti di interazione sociale, organizzazione sociale (gruppo sociale), conflitto sociale (tra individui e/o gruppi), forza sociale e potere, deviamento attuale e deviamento potenziale, scambio, competizione e concorrenza, cultura.  [pag. 174]

Per evitare un eccessivo tecnicismo, i contenuti della presente analisi sono stati solo in parte espressi nel linguaggio esplicativo della teoria degli interessi; conseguentemente quest’ultimo linguaggio non è stato tradotto nel linguaggio esplicativo dell’analisi comportamentistica.

Con riferimento al comportamentismo (B.F. Skinner, Scienza e comportamento, F. Angeli, Milano, 1978; D. Blackman, Condizionamento operante, Zanichelli, Bologna, 1977; I. Pessotti, Introduzione allo studio del comportamento operante, Il Mulino, Bologna, 1970) si ricordano, a titolo esemplificativo, i seguenti predicati primitivi:

  • comportamento operante e comportamento rispondente;
  • scheda di rinforzamento;
  • rinforzatore positivo e rinforzatore negativo;
  • rinforzatore secondario;
  • processo di rinforzamento e processo di estinzione;
  • condizionamento classico e condizionamento operante (strumentale).

La traducibilità presuppone la determinazione di regole di corrispondenza riferite a linguaggi caratterizzati da diversi livelli di astrazione e da una compatibilità stretta tra le strutture sintattiche e le interpretazioni semantiche ad esse associate (G. Bolacchi, Metodologia delle scienze sociali, op. cit.).

Le fondamentali tipologie di interazione sociale sono il coinvolgimento positivo e il coinvolgimento negativo di interessi. Ovviamente gli interessi (che si identificano nei comportamenti) sono o possono essere molteplici, come [pag. 175] pure i soggetti ai quali gli interessi si riferiscono; ma per la definizione delle tipologie esplicative più astratte è sufficiente prendere in considerazione due soli interessi di due soli soggetti.

Nel caso del coinvolgimento positivo, i due interessi appartenenti ai due diversi soggetti si trovano in una relazione tale che uno dei due interessi non può essere soddisfatto da uno dei soggetti se non viene soddisfatto anche l’altro interesse da parte dell’altro soggetto e viceversa.

Si può dire che il soddisfacimento di uno dei due interessi implica il soddisfacimento dell’altro interesse e viceversa; nel senso che è indispensabile, perché si possa ipotizzare il coinvolgimento positivo, che i due interessi siano contestualmente soddisfatti dai due soggetti, cioè che i due soggetti realizzino in linea di principio due catene strumentali distinte, ma complementari.

Può darsi infatti che un soggetto sia in grado di porre in essere autonomamente la catena strumentale corrispondente al soddisfacimento di un proprio interesse e che tale soddisfacimento implichi il soddisfacimento di un interesse di un altro soggetto; in questa ipotesi poiché il soddisfacimento del secondo interesse non è necessario perché il primo possa essere soddisfatto, essendo il soddisfacimento del secondo interesse una semplice conseguenza del soddisfacimento del primo, mancano le condizioni perché possa aversi un coinvolgimento positivo tra i due interessi (potrebbe essere questo il caso al quale gli economisti si ri- [pag. 176] feriscono quando parlano di economie esterne di produzione o di consumo).

Su un piano logico, nel coinvolgimento positivo non solo il soddisfacimento del primo interesse implica il soddisfacimento del secondo interesse (ovvero il soddisfacimento del secondo interesse è implicato dal soddisfacimento del primo interesse), ma anche il soddisfacimento del secondo interesse implica il soddisfacimento del primo interesse (ovvero il soddisfacimento del primo interesse è implicato dal soddisfacimento del secondo interesse).

Con riferimento al coinvolgimento positivo si può anche dire che l’interesse di uno dei due soggetti non può essere soddisfatto escludendo dal soddisfacimento l’interesse dell’altro soggetto e viceversa (non esclusione reciproca).

Gli economisti, a proposito dei beni pubblici, parlano di non exclusion e di consumo non rival. L’analisi economica tuttavia, essendo fondata sul concetto di scambio e sul conseguente concetto di mercato, non ammette nel proprio ambito linguistico (conoscitivo) il concetto di coinvolgimento positivo di interessi.

E’ interessante notare, a questo proposito, che nell’ambito di un’importante linea di approfondimento dell’analisi economica (J.M. Buchanan, “What should economists do”, in The Southern Economic Journal, vol. XXX, 3, 1964) si tenta di definire anche la cooperazione in termini di scambio; in questa logica la cooperazione si realizzerebbe nel caso in cui i benefici attesi dal conseguimento di un [pag. 177] dato obiettivo sociale (non raggiungibile direttamente dai singoli soggetti mediante il mercato, per mancanza di sufficienti incentivi) fossero più elevati dei costi insiti in “un qualche adattamento a una cooperazione volontaria” tra più soggetti.

In tal modo, la “cooperazione volontaria” è considerata come una tipologia di interazione sociale (nella quale può essere ricompresa anche l’impresa, in quanto organizzazione) volta a soddisfare interessi non incentivati dal mercato, mediante una molteplicità di scambi (tra i soggetti che cooperano al soddisfacimento di quello che dovrebbe essere un interesse comune), in modo tale che si realizzi una situazione di equilibrio che ottimizzi le posizioni di cooperazione dei singoli soggetti.

Perché mai queste posizioni di ottimo che massimizzerebbero l’utilità della cooperazione per ogni soggetto cooperante non possono essere raggiunte direttamente nel mercato e hanno bisogno di un modello di interazione sociale in linea di principio non assimilabile al mercato, ma che realizzerebbe al suo interno un insieme di scambi (che tali in effetti non sono) tra benefici attesi dal conseguimento di obiettivi sociali derivanti dalla cooperazione e costi insiti in quest’ultima?

L’antinomia può essere risolta solo postulando una tipologia di interazione sociale, il coinvolgimento positivo di interessi, radicalmente diversa dalla tipologia di interazione sociale che sta alla base del mercato e dello scambio, il [pag. 178]  coinvolgimento negativo di interessi; intendendo per coinvolgimento negativo di (due) interessi la situazione in cui il soddisfacimento di un interesse implica necessariamente il non soddisfacimento dell’altro interesse e viceversa. Non è possibile pertanto ridurre le due tipologie ad una; in particolare non è possibile pretendere di spiegare il coinvolgimento positivo (che esprime il concetto di organizzazione) utilizzando lo schema di riferimento del coinvolgimento negativo (sul quale si fonda lo scambio).

Se l’organizzazione presenta una configurazione di equilibrio, cioè di efficienza economica negli scambi che tutti gli individui singolarmente realizzano con l’organizzazione per gestire i ruoli di quest’ultima, allora all’interno della stessa si ha la specifica ipotesi del coinvolgimento positivo derivato (mediato). Quest’ultimo per definizione non fonda l’insieme articolato di ruoli strumentali che caratterizzano l’organizzazione, ma dà origine solo a una strumentalità bilaterale tra i due ruoli dei soggetti che partecipano allo scambio; non determina i ruoli strumentali dell’organizzazione, ma definisce le modalità di acquisizione e gestione dei ruoli organizzativi con riferimento al mercato (del lavoro).

Questo significa che l’efficienza economica dell’organizzazione è diversa dalla funzionalità dell’organizzazione; può darsi infatti che in un’organizzazione le condizioni di equilibrio dello scambio (prestazione lavorativa contro retribuzione) tra individui e organizzazione (cioè tra [pag. 179]  individui e ruoli derivanti da un coinvolgimento positivo primario) siano un presupposto necessario delle condizioni di funzionalità, ma certamente non sono un presupposto sufficiente perché si realizzino queste ultime.

Il coinvolgimento positivo primario, che fonda l’organizzazione e ne determina i ruoli, è una tipologia basilare di interazione sociale diversa dallo scambio e conseguentemente dal coinvolgimento positivo derivato (mediato) che può essere considerato come un caso limite del coinvolgimento positivo primario, in quanto concerne due soli soggetti e due soli ruoli predefiniti dallo scambio (inteso, quest’ultimo, come specifica interazione orientata al superamento di un particolare tipo di coinvolgimento negativo di interessi aventi diverso livello di intensità).

Pertanto lo scambio realizzato tra individuo e organizzazione (come nel caso di acquisizione di un ruolo organizzativo tramite il mercato del lavoro) non può essere posto per definizione come punto di riferimento dell’organizzazione. Un insieme di scambi tra individui singoli e organizzazione in funzione dell’acquisizione di ruoli organizzativi può dar luogo solo a un insieme di coppie di interessi positivamente coinvolti in modo derivato (mediato) tra ciascun individuo e l’organizzazione. Ma un insieme di coppie singole (ciascuna diversa e separata dall’altra) di interessi positivamente coinvolti non esprime l’organizzazione.

Al contrario l’organizzazione, essendo fondata su un coinvolgimento positivo primario, consiste in un insieme [pag. 180] ordinato di interessi caratterizzato dal fatto che ciascun interesse è strumentalmente collegato all’interesse che lo precede e all’interesse che lo segue; l’insieme di tutti gli interessi strumentalmente collegati costituisce un’unica catena comportamentale nella quale ogni interesse specifica un ruolo e ogni ruolo viene attribuito a ciascuno dei soggetti che realizzano il coinvolgimento positivo primario.

Con riferimento alle organizzazioni che utilizzano lo scambio per attribuire la titolarità dei propri ruoli è necessario, quindi, precisare che il funzionamento ottimale delle stesse non dipende dall’equilibrio degli scambi che le riguardano, ma dall’esistenza (oltre lo scambio e il coinvolgimento positivo mediato che ne consegue) di un coinvolgimento positivo primario di interessi tra i soggetti che sono titolari dei ruoli organizzativi. Questo concetto può essere espresso anche dicendo che gli obiettivi dell’organizzazione debbono essere interiorizzati dai soggetti che ne fanno parte.

L’interiorizzazione, in quanto elemento diverso dallo scambio, consiste specificamente nella presenza di un coinvolgimento positivo primario tra i titolari dei ruoli organizzativi riguardante l’interesse a usare lo scambio solo in modo strettamente compatibile con gli obiettivi dell’organizzazione e mai con riferimento a obiettivi esogeni, riguardanti linee di comportamento dei soggetti, cioè catene strumentali relative a interessi individuali o collettivi esogeni all’organizzazione [pag. 181]

Le catene strumentali non compatibili con gli obiettivi dell’organizzazione ne alterano la funzionalità e configurano uno specifico deviamento all’interno dell’organizzazione che può essere caratterizzato come potere deviante, in quanto tende a modificare in modo anomalo questi obiettivi (nel caso di organizzazione pubblica o statuale gli obiettivi istituzionalizzati), trasformandoli da obiettivi collettivi o da obiettivi pubblici (istituzionalizzati) in obiettivi individuali.

Il fatto che tra i due scambisti (l’imprenditore e il lavoratore, nel caso di organizzazioni operanti nel mercato) debba aversi, oltre lo scambio, almeno un coinvolgimento positivo primario concernente l’interesse alla compatibilità tra scambio e obiettivi dell’organizzazione, costituisce un paradigma minimo di riferimento per fondare un’organizzazione. Il paradigma di riferimento ottimale si avrebbe se gli scambisti avessero un coinvolgimento positivo primario concernente, in tutto o in parte, gli obiettivi dell’organizzazione e non solo la compatibilità dello scambio con questi obiettivi.

Le modalità in cui può realizzarsi il coinvolgimento positivo sugli obiettivi (alle quali può essere ricondotta la compartecipazione nell’impresa) sono molteplici. La funzionalità dell’organizzazione (e quindi anche dell’impresa) è strettamente connessa alla tipologia e all’ampiezza del coinvolgimento positivo sugli obiettivi, riferito ai soggetti che operano nell’organizzazione stessa.

La modificazione anomala degli obiettivi dell’organizzazione si ha quando il coinvolgimento positivo derivato (me- [pag. 182] diato) dallo scambio, anziché coesistere con un coinvolgimento positivo primario avente ad oggetto l’interesse a usare lo scambio solo in modo strettamente compatibile con gli interessi dell’organizzazione, coesiste al contrario con un interesse (dei soggetti che occupano i ruoli organizzativi) negativamente coinvolto con gli obiettivi dell’organizzazione.

L’utilizzazione dei ruoli pubblici a fini personali o per soddisfare interessi di gruppi sociali esogeni, quali corporazioni o partiti, cioè l’uso strumentale dell’organizzazione (in questo caso istituzionalizzata) per il soddisfacimento di interessi individuali o collettivi esogeni (esprimente una situazione di coinvolgimento negativo tra questi ultimi interessi e quelli dell’organizzazione), è un esempio tipico di potere deviante.

Il tentativo di spiegare la cooperazione in termini esclusivamente economici pone il problema del free rider, studiato con riferimento ai beni pubblici. Il comportamento del free rider può essere generalizzato in una prospettiva più astratta di teoria degli interessi (priva delle specifiche connotazioni di tipo economico); in tal modo esso è visto come elemento dell’insieme più generale dei comportamenti posti in essere da soggetti che traggono vantaggi da un coinvolgimento positivo primario di interessi che riguarda altri soggetti. Così avviene, ad esempio, nel volontariato, che può essere esplicato come coinvolgimento positivo primario. Possono esistere, infatti, soggetti i quali [pag. 183]  beneficiano dell’azione dei volontari senza essere positivamente coinvolti in questa azione che, d’altra parte, i volontari pongono in essere prescindendo dalla partecipazione di questi soggetti.

Il free rider nell’ambito dell’analisi del comportamento non configura alcun tipo di coinvolgimento positivo (non avendo senso parlare di coinvolgimento latente), mentre nell’ambito dell’analisi economica determina vincoli all’efficienza della cooperazione e addirittura la mette in discussione, in quanto la presenza del free rider (che si sottrae alla partecipazione collettiva ai costi della cooperazione) inibisce in linea di principio (se tutti si conformano ai postulati economici dello scambio) la cooperazione dei soggetti che in sua assenza sarebbero stati disponibili a contribuire alla realizzazione dell’obiettivo comune (e che tendono a diventare tutti free riders).

Con riferimento al free rider non può esistere cooperazione intesa come coinvolgimento positivo primario, ma può esistere solo coinvolgimento positivo derivato (mediato) fondato su un rapporto di potere esercitato da un gruppo maggioritario di soggetti esprimente un coinvolgimento positivo primario concernente un interesse al sostenimento del costo di finanziamento del bene pubblico; interesse negativamente coinvolto con quello del free rider alla non contribuzione al finanziamento della spesa.

L’analisi economica nel definire il bene pubblico secondo il paradigma dello scambio (che prescinde da qualsiasi [pag. 184] riferimento al coinvolgimento positivo primario di interessi) pone il problema del finanziamento dei costi associati al livello ottimo di produzione del bene pubblico. L’individuazione di tale livello richiede però che ciascun soggetto sia disposto a contribuire ai costi (cioè a cooperare in termini di scambio) proporzionalmente all’effettivo beneficio marginale che trae dal bene pubblico.

Accade al contrario che, operando esclusivamente sul piano dello scambio, il free rider tenda a rivelare una preferenza per il bene pubblico sottostimata rispetto al proprio beneficio marginale reale, cioè una disponibilità marginale al pagamento tendente a zero.

La presenza del free rider implica dunque che, in una logica di mercato, il livello di produzione del bene pubblico tenda a zero. Questo avviene in quanto il free rider presuppone che il bene pubblico venga comunque reso disponibile a prescindere dal fatto che egli contribuisca o non contribuisca al finanziamento del costo; cioè che ciascun soggetto possa fruire gratuitamente del bene pubblico (ovvero che il bene pubblico venga prodotto senza alcun costo per i soggetti). Ipotesi, questa, del tutto incompatibile con la logica di mercato.

Si realizza in tal modo la tipica antinomia alla quale si è accennato. Il free rider è tale in quanto opera secondo la logica del mercato (caratterizzato da un consumo rival ovvero antagonista, cioè caratterizzato dallo scambio che esprime un particolare tipo di coinvolgimento negativo di [pag. 185]  interessi). Ma per poter operare come free rider il soggetto deve necessariamente ipotizzare un consumo non rival, cioè non antagonista, e quindi deve presupporre che esista un bene pubblico (a cui si riferisce la propria attività di free rider) comunque disponibile per lui senza alcun costo; cioè deve presupporre che si realizzi con riferimento al bene pubblico, su cui si fonda il suo ruolo, un coinvolgimento positivo primario (non di mercato) tra gli interessi (aventi ad oggetto il bene pubblico) di un gruppo più o meno vasto di soggetti, tale che l’interesse del free rider all’uso del bene pubblico non possa essere escluso dal soddisfacimento, a prescindere dalla sua partecipazione al finanziamento del costo del bene pubblico (non exclusion reciproca riferita al bene pubblico).

Se tutti i soggetti appartenenti al gruppo si comportassero come il free rider, farebbero venir meno il coinvolgimento positivo primario relativo al bene pubblico e lo stesso free rider non avrebbe ragione di esistere, in quanto il bene pubblico non verrebbe neppure prodotto; non esisterebbe o meglio non potrebbe essere determinato, visto che il bene pubblico è tale non in virtù di qualche sua caratteristica naturale, ma esclusivamente sulla base di una specifica interazione sociale, un coinvolgimento positivo primario di interessi.

Perché si possa configurare il free rider occorre quindi che contestualmente si realizzino, da un lato uno scambio (fondato su un consumo rival o antagonista, e quindi su un [pag. 186] particolare tipo di coinvolgimento negativo di interessi) e dall’altro lato un consumo non rival (non antagonista, fondato sul coinvolgimento positivo primario di interessi). Occorre da un lato il mercato, dall’altro il bene pubblico che non può essere determinato (e prodotto) mediante il mercato.

La contraddizione è palese e non può essere superata se l’esplicazione viene tentata utilizzando esclusivamente la logica del mercato, fondata sul coinvolgimento negativo di interessi; cioè se si pretende di spiegare il bene pubblico utilizzando i concetti di cooperazione o di consumo non esclusivo come concetti primitivi, non definibili all’interno dell’analisi economica e indefiniti al di fuori di tale analisi.

Una prospettiva di analisi più astratta di quella economica configura il concetto di bene pubblico, nell’ambito della teoria degli interessi, come una tipica interazione sociale caratterizzata da un coinvolgimento positivo primario riferito all’interesse (appartenente a un gruppo maggioritario di soggetti) concernente la stretta conformità della manifestazione delle preferenze per il bene pubblico al beneficio marginale reale associato ai livelli di disponibilità (o produzione) del bene pubblico, cioè da un coinvolgimento positivo primario riferito all’interesse a non distorcere (in funzione della minimizzazione dell’onere derivante dalla partecipazione al costo totale) le preferenze rivelate per i beni pubblici.

Un coinvolgimento positivo primario di questo tipo, concernente come si è detto un gruppo maggioritario di [pag. 187] soggetti, implica un ulteriore coinvolgimento positivo primario tra gli stessi soggetti, riferito a un interesse che demanda allo stato (cioè al gruppo maggioritario), al di fuori del mercato, la definizione del livello di produzione del bene pubblico e il finanziamento del costo; finanziamento che dovrà gravare anche sui soggetti free riders potenziali del gruppo minoritario (i soggetti che hanno l’interesse a fornire informazioni distorte sulle loro preferenze per evitare di contribuire al finanziamento), al fine di eliminare mediante il potere (espresso in una norma istituzionalizzata) il coinvolgimento negativo tra l’interesse del gruppo maggioritario alle preferenze rivelate veritiere e l’interesse del gruppo minoritario alle preferenze rivelate distorte.

Questo coinvolgimento negativo infatti non può essere eliminato mediante lo scambio tra i due gruppi, perché una realizzazione dello scambio in questa situazione equivarrebbe alla eliminazione dell’interesse alle preferenze rivelate veritiere e ricondurrebbe il problema all’interno del mercato, rendendolo come si è detto contraddittorio e quindi irresolubile; può essere eliminato solo mediante il potere.

Il potere, nella sua definizione più astratta, che peraltro viene espressa in questa sede in termini non formalizzati (per la formalizzazione: G. Bolacchi, Concorrenza, collettivismo e pianificazione, op. cit.), consiste in una interazione sociale caratterizzata da un gruppo maggioritario di soggetti (da un gruppo avente maggiore forza sociale) i quali hanno un interesse tra loro positivamente coinvolto; [pag. 188]  interesse che a sua volta è negativamente coinvolto con l’interesse di un individuo o di un gruppo minoritario.

Quando si verifica questa situazione, il gruppo avente maggiore forza sociale è legittimato a imporre all’individuo o al gruppo minoritario una scelta (che in senso logico è una disgiunzione) tra due linee di azione riguardanti da un lato l’interesse del gruppo minoritario negativamente coinvolto con l’interesse del gruppo maggioritario e, dall’altro lato, un altro interesse sempre del gruppo minoritario, avente livello di intensità maggiore rispetto al precedente interesse, ma positivamente coinvolto in modo derivato (mediato) con l’interesse del gruppo maggioritario. La capacità di porre scelte (disgiuntive) è tipica di un ordinamento sociale fondato su una base di accettazione che ne legittima il potere.

In sintesi il potere prevede l’imposizione al soggetto deviante di una scelta disgiuntiva tra due interessi aventi diversi livelli di intensità: l’interesse al deviamento (che si suppone di minore intensità) e l’interesse all’evitamento della sanzione (che si suppone di maggiore intensità). Se il deviante soddisfa quest’ultimo interesse, necessariamente sacrifica il primo avente minore intensità; si realizza in tal caso un coinvolgimento positivo derivato (mediato) tra gli interessi del gruppo maggioritario e quelli del deviante e quest’ultimo diventa deviante potenziale.

Al contrario il soggetto si trasforma in deviante attuale se soddisfa il proprio interesse negativamente coinvolto [pag. 189] con l’interesse che fonda il coinvolgimento positivo del gruppo maggioritario, sacrificando necessariamente il proprio interesse all’evitamento della sanzione, che in questo caso ha per lui minore intensità. Questa ipotesi presuppone che la sanzione comunque non possa essere elusa; cioè che il sistema punitivo non presenti disfunzioni.

Si è visto che nel coinvolgimento positivo nessuno dei due soggetti è in grado di soddisfare singolarmente (in modo autonomo) il proprio interesse, senza l’apporto (positivo) dell’altro soggetto. Comunque ciò non significa che questo apporto debba essere sempre realizzato in termini di partecipazione diretta al soddisfacimento.

Il fatto che nel coinvolgimento positivo i due interessi siano contestualmente soddisfatti dai due soggetti, cioè che i due soggetti debbano realizzare in linea di principio due catene strumentali distinte ma complementari, non deve essere inteso in senso strettamente operativo; può darsi che un solo soggetto realizzi la catena strumentale volta al soddisfacimento degli interessi positivamente coinvolti e che il secondo soggetto dia al primo un corrispettivo che compensi quest’ultimo dei maggiori costi derivanti dalla esecuzione in proprio della catena strumentale.

In questo caso, alla realizzazione del soddisfacimento viene associato un rapporto di scambio, che però non altera la logica del coinvolgimento positivo, in quanto il prezzo corrisposto dal secondo soggetto è sostitutivo della sua partecipazione diretta e corrisponde ai maggiori costi gravanti [pag. 190] sul primo soggetto, che realizza in modo autonomo le sequenze operative del soddisfacimento; se non ci fosse coinvolgimento positivo primario il corrispettivo, pari al costo aggiuntivo gravante sul primo soggetto, non avrebbe senso.

Può anche darsi, e questa è un’ulteriore specificazione del coinvolgimento positivo, che il primo soggetto realizzi da solo la catena strumentale senza la partecipazione del secondo soggetto (in termini di apporto diretto o di corrispettivo) in quanto egli opera a titolo di liberalità. Neppure in quest’ultimo caso la logica del coinvolgimento positivo viene alterata.

Come si è detto, il coinvolgimento positivo può essere primario o derivato (mediato). Nel coinvolgimento positivo primario ciascun soggetto ha stabilizzato nel proprio campo di interessi l’interesse positivamente coinvolto, indipendentemente da qualsiasi rapporto di scambio o di potere; si può anche dire che il coinvolgimento positivo è primario quando ad esso non è collegabile in modo diretto alcun rapporto di scambio o di potere.

Il coinvolgimento positivo è derivato (mediato) quando è ottenuto tramite lo scambio o il potere, che sono le due specifiche interazioni sociali che consentono di superare una situazione di conflitto (coinvolgimento negativo di interessi) trasformandola in una situazione di cooperazione (coinvolgimento positivo).

Nel caso di coinvolgimento negativo di interessi (che configura l’ipotesi del conflitto sociale) i due interessi ap- [pag. 191] partenenti ai due diversi soggetti si trovano in una relazione tale che uno dei due interessi non può essere soddisfatto da uno dei soggetti se non viene contestualmente sacrificato l’interesse dell’altro soggetto e viceversa. Si può dire in questa ipotesi che il soddisfacimento di uno dei due interessi negativamente coinvolti implica il non soddisfacimento (sacrificio) dell’altro interesse e viceversa.

Ciò significa che la situazione di conflitto offre un’unica possibilità di azione a uno solo dei soggetti, nel senso che la realizzazione di una catena strumentale di soddisfacimento da parte di uno dei soggetti preclude totalmente all’altro la realizzazione di qualsiasi altra catena strumentale volta al soddisfacimento del proprio interesse negativamente coinvolto, e viceversa.  [pag. 192]

Indice della pubblicazione

Il sequestro come fatto sociale

G. Bolacchi


Premessa online

1. Le reazioni al sequestro e la percezione sociale del comportamento deviante

2. Il sequestro con riferimento al paradigma prescrittivo e al paradigma esplicativo

3. Il sequestro come sanzione sociale (contrappasso) contro la violazione dell’equilibrio egualitario

4. Forme di deviamento e modalità di prevenzione del deviamento sociale

5. La legge 15 marzo 1991 n. 82 sul blocco dei beni del sequestrato

6. Il sequestro e il problema del cambiamento delle culture

Conclusioni online

Note al testo

Nota sul coinvolgimento positivo e negativo degli interessi online

Nota sulla punizione online

Nota metodologica online

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