Potere deviante e classe sociale

In una società strutturata in base all’azione di condizionamento, non è detto che la dinamica intrinseca al sistema si esaurisca nel rapporto di reintegrazione pendolare tendente a ripristinare le situazioni di potere istituzionalizzato, cioè legittimate nell’ambito del sistema. Il fenomeno del potere deviante contraddice a questa ipotesi, in quanto la sua esplicazione non può riportarsi alla dinamica pendolare delle strutture sociali; se così fosse, infatti, esso non avrebbe alcuna rilevanza in ordine alla modificazione di quelle strutture, in quanto verrebbe immediatamente assoggettato al processo riequilibratore della reintegrazione pendolare.

Poiché il potere deviante si esplica in una sfera sociale che esula dalla dinamica reintegratrice del sistema, la sua esistenza non può essere ricollegata ad alcuna situazione che possa essere qualificata nell’ambito di quella dinamica pendolare. In questo senso il potere deviante non è una situazione correlata al potere istituzionalizzato, o che comunque si ponga in connessione o sulla base di quest’ultimo. Non è insomma potere istituzionalizzato utilizzato per fini diversi da quelli che lo legittimano entro il sistema: potere sviato o distorto, eccesso o abuso di potere. Se fosse caratterizzabile in questi termini, rientrerebbe, infatti, nella logica della reintegrazione; non sarebbe più potere deviante operante in funzione della modificazione del sistema istituzionalizzato al di fuori della dinamica pendolare. Si tratta quindi di un fenomeno particolare, il quale appartiene a una sfera che si trova al di fuori dei rapporti istituzionalizzati entro il sistema sociale.

Nei confronti del potere deviante l’ordinamento non può quindi reagire in termini di dinamica pendolare, in quanto il primo non si pone, come tale, contro il sistema. L’ordinamento può invece adeguare le proprie strutture al potere deviante; ove tale adeguazione non si ponga, l’altra alternativa possibile consiste in una contrapposizione alle si-[pag. 148]tuazioni di potere deviante, di altrettante situazioni di potere deviante diretto in senso contrario, verso la permanenza non verso il cambiamento delle strutture del sistema.

Riformulando questi problemi in termini di gruppi sociali possiamo osservare che, ove i confini del gruppo che detiene il potere non siano tanto vasti da ricomprendere l’intera collettività (nel qual caso il potere deviante non esisterebbe), tale gruppo sarà necessariamente costretto a bilanciare e contrastare il potere deviante, posto in essere dai gruppi oppositori in vista delle modificazioni delle strutture del sistema; a meno che non si serva del potere istituzionale, non nel senso di contrapporre quest’ultimo al potere deviante, ma per limitare la sfera sociale esclusa dall’ambito del potere istituzionale, abolendo in tal modo o restringendo lo spazio sociale extra-istituzionale di cui il potere deviante ha bisogno per poter operare. Occorre tener presente, a tale proposito, che l’ampliamento della sfera del potere istituzionale non può trovare la propria genesi e la propria giustificazione nell’ambito di quest’ultimo, ma deve necessariamente essere ottenuto operando nella sfera sociale del pre-istituzionale e utilizzando, anche in questo caso, un potere condizionante non istituzionalizzato, bensì deviante.

Distinguere tra la sfera sociale in cui può operare il potere deviante e la sfera sociale caratterizzata dal potere istituzionale, in cui la dinamica delle strutture del sistema si riduce a un semplice movimento di reintegrazione pendolare, sembra quindi essenziale ai fini della comprensione della problematica connessa ai gruppi e alle classi sociali.

Il potere deviante contro il sistema non potrà mai essere annullato su un piano concreto, e di fatto si potrà andare da un massimo di potere deviante contro il sistema istituzionale, bilanciato da un massimo di potere deviante a favore del sistema (ed è questo il caso dei regimi democratici), a un minimo di potere deviante contro e a favore del sistema, limitato da una [pag. 149] estensione massima del potere istituzionale (come nel caso di regimi assoluti o dittatoriali). Il regime democratico, a questa stregua, ci appare come un mezzo per limitare il potere istituzionale e agevolare la dinamica dando la maggiore ampiezza al realizzarsi del potere deviante.

Lo scontro tra i due tipi di potere deviante a favore e contro il sistema istituzionale, che si attua al di fuori di quest’ultimo, tende in ultima analisi ad ampliare o a restringere la base sociale di accettazione su cui si fonda il potere istituzionale e quindi la forza sociale dello stesso esplicantesi entro la dinamica pendolare.

Accanto alla dinamica in senso proprio, che opera nell’ambito delle strutture sociali di accettazione, il potere deviante appare, pertanto, come l’unica situazione sociale mediante la quale può realizzarsi quel tipo di dinamica che si traduce in termini di acceleramento o rallentamento dei processi di mutamento istituzionale [83].

Mentre il potere istituzionale agisce in funzione della attuazione di dati valori, il potere deviante si esplica invece – ove sia fatto proprio da una classe – in funzione della creazione di nuovi valori, in quanto tende alla modificazione delle strutture del sistema. Visto funzionalmente, il potere ci appare quindi come diretto alla attuazione o alla creazione di valori comuni. Esso, in sé e per sé, come strumento, è sempre caratterizzato da una dinamica pendolare; ma in senso funzionale, come legittimazione e come scopo, si riallaccia sempre a uno schema di valori comuni che mediante lo stesso si attuano o vengono creati. La attuazione corrisponde al momento della legittimazione o forza sociale del potere; la creazione corrisponde al fine extra-istituzionale del potere. Nel caso di potere deviante (se gli si vuol dare un valore sociale e non meramente individuale, per cui il rapporto di potere non si esaurisca tra due persone ma venga legittimato da un gruppo), il potere è finalizzato verso la [pag. 150] creazione di nuovi valori che si legittimeranno istituzionalizzandosi, e che, quindi, diventeranno comuni o mediante la interiorizzazione o mediante il potere istituzionale. In tal caso, l’elemento centrale non è tanto la istituzionalizzazione o l’interiorizzazione, quanto la comunione di valori e il potere mediante il quale tale comunione viene creata o attuata da gruppi in cui la stessa si è prima interiorizzata.

Riassumendo, il potere condizionante può essere analizzato sotto due prospettive fondamentali, quella strutturale e quella dinamica o funzionale. La prima si svolge secondo la logica delle asserzioni alternative e alla stessa si ricollega la dinamica reintegratrice o pendolare. Sotto questo profilo, nessuna differenza può porsi tra potere istituzionale e potere deviante.

La seconda prospettiva concerne la caratterizzazione del potere condizionante nel suo momento dinamico o funzionale. Sotto questo aspetto il potere è visto come posizione o creazione di nuove alternative di azione.

La distinzione tra potere istituzionale e potere deviante deve porsi in termini dinamici o funzionali; ma non in ordine alla posizione o creazione di alternative, propria di ogni tipo di potere, bensì in relazione a una specificazione di questo momento funzionale in termini di istituzionalizzazione o meno del potere. In tal senso, può dirsi che la funzione del potere istituzionale ci si presenta come una attuazione dei valori tipici dell’intero gruppo sociale cui il potere si riferisce; mentre la funzione del potere deviante, che lo caratterizza come tale, ci si presenta in termini di creazione di nuovi valori sociali, nel senso di una contrapposizione di questi ultimi ai valori istituzionalizzati nel sistema.[pag. 151]

Note

[83] Un problema importante, ai fini della completa caratterizzazione del fenomeno del potere deviante, è dato appunto dalla individuazione della dinamica entro cui questo potere si svolge, cioè dei modi in cui esso si esplica. Quali rapporti esistono tra il potere deviante e i vari tipi di dinamica sociale? Anzitutto è da escludere che il potere deviante sia direttamente connesso alla dinamica cumulativa o dinamica in senso proprio del sistema; se così fosse, esso dovrebbe essere intrinseco al sistema. Abbiamo visto al contrario che esso si attua in modo estrinseco al sistema e si traduce quindi in un fattore di rallentamento o di acceleramento della dinamica sociale. Ma, se è vero che il potere deviante non incide direttamente sulla dinamica cumulativa del sistema, si può dire altrettanto, dello stesso, nei confronti della dinamica pendolare e di quella strutturale-funzionale? In effetti, possiamo, anzitutto, prescindere da una considerazione di questa ultima, in quanto la stessa si traduce in un mero adeguamento tra i rapporti strutturali delle funzioni del sistema; adeguamento che è preso in considerazione come indice o sintomo della dinamica cumulativa, che allo stato attuale della nostra conoscenza non può essere rilevata con metodi differenti da quello caratterizzato, appunto, dalla prospettiva strutturale-funzionale.

Per quanto riguarda i rapporti tra potere deviante e dinamica pendolare, occorre tenere presente il fatto che un qualsiasi sistema sociale è, in effetti, intrinsecamente, un sistema dinamico. Ora, in tanto un sistema si può svolgere seguendo le linee della dinamica cumulativa che gli è intrinseca, in quanto esiste un ulteriore elemento, dato, appunto, dalla dinamica pendolare, la quale assicura, ove il sistema stesso non sia fondato sulla accettazione, la coerenza formale dei rapporti sociali. La dinamica pendolare, in tal senso, consente al sistema, in quanto formalmente coerente, di seguire automaticamente lo svolgimento che gli è proprio (dinamica cumulativa).

Orbene, come si può accelerare o decelerare questo flusso e quindi provocare mutamenti nelle strutture e di conseguenza nella dinamica del sistema? Evidentemente, agendo sulla coerenza formale dello stesso, cioè su quei meccanismi di riequilibramento che ne assicurano il normale svolgimento dinamico; perturbando la dinamica pendolare del sistema e quindi la sua coerenza formale, si influisce indirettamente sul flusso o verso dello stesso; agendo sulla dinamica pendolare si crea cioè uno sfasamento nella coerenza formale del sistema che si riflette, a sua volta, sulla dinamica cumulativa, propria del medesimo. Ora, lo strumento tipico mediante il quale dall’esterno possono essere influenzate le strutture che caratterizzano la dinamica pendolare è dato, appunto, dal potere deviante. Quest’ultimo, in quanto volto al mutamento delle strutture sociali, potrà essere bilanciato o meno da un contrapposto potere deviante diretto al mantenimento del sistema. In tal modo, la relazione tra le due posizioni di potere condizionante, dovrà necessariamente risolversi sulla base della forza sociale dell’una o dell’ altra posizione; forza sociale che, in ultima analisi, dovrà commisurare l’ulteriore rapporto tra potere deviante, diretto alla modificazione strutturale del sistema, e potere istituzionale.

Indice della pubblicazione

Teoria delle classi sociali

Giulio Bolacchi


Capitolo I: Strutture teoriche e scienze sociali

1. Schemi teorici e scienze sociali

2. La prospettiva metodologica delle scienze sociali

3. Le strutture linguistiche astratte

4. Il problema dei concetti teorici

5. Linguaggio osservativo e linguaggio teorico

6. Empirismo, criteri di significatività e termini disposizionali

7. Assiomatizzazione e linguaggio teorico

8. Il concetto di «linguaggio teorico» in Carnap

9. Linguaggio teorico e livelli di astrazione

10. Verificabilità empirica delle strutture astratte; rapporti fra diverse strutture linguistiche

11. Il ruolo della teoria generale nelle scienze sociali

12. Rapporti tra teoria economica e scienza sociale; il problema del sottosviluppo

13. L’integrazione delle scienze sociali e la teoria generale del comportamento sociale

Note del capitolo I

 

Capitolo II: Alcune teorie sulle classi sociali

1. Le principali teorie sulle classi sociali online

2. Classe e situazione di classe in Weber

3. La classificazione dei gruppi e il problema delle classi sociali in Sorokin

4. Il problema dell’ordine e la stabilità dell’interazione sociale in Parsons

5. Sistema di valori e stratificazione sociale in Parsons

6. I limiti fondamentali della teoria generale di Parsons

7. Critiche al «sistema sociale» di Parsons

8. La teoria integrazionista e la teoria coercitiva della società nell’analisi di Dahrendorf

9. Gruppi di conflitto e associazioni coordinate da norme imperative in Dahrendorf

10. Autorità e potere condizionante nella dinamica sociale

11. Il rapporto di autorità e la dinamica reintegratrice o pendolare; l’avvicendamento del personale nelle posizioni di dominio in Dahrendorf

12. I tre stadi di analisi delle strutture sociali: dinamica pendolare, dinamica strutturale-funzionale, dinamica cumulativa

13. Il problema della dinamica nelle teorie di Parsons e Dahrendorf

14. Conclusioni critiche sulle teorie di Parsons e Dahrendorf

Note del capitolo II

 

Capitolo III: Premesse a una teoria generale delle classi sociali

1. Scienza del comportamento e scienza psicologica

2. Le teorie causali del significato

3. La struttura funzionale degli interessi

4. Il campo disposizionale

5. Intermediazione, comunione e mutualità degli interessi negli studi di Perry online

6. Il concetto di «disposizione a rispondere» online

7. Disposizione a rispondere e segno nella semiotica di Morris online

8. Classe sociale e categoria sociale online

9. Il concetto di «interesse comune e interrelato» online

10. L’interesse di classe online

11. L’azione sociale di accettazione e l’azione sociale di condizionamento online

12. Il potere condizionante: potere istituzionale e potere deviante online

13. I concetti di «potere» e «autorità» in alcune teorie sociologiche

14. La dinamica del potere condizionante online

15. Potere deviante e classe sociale online

16. Comunione di interessi, istituzionalizzazione, internalizzazione e potere online

17. Considerazioni conclusive sul concetto di «classe sociale» online

18. Classi sociali e dinamica sociale online

Note del capitolo III

 

Capitolo IV: Democrazia e classi sociali

1. La dottrina classica della democrazia online

2. Indeterminatezza e irrazionalità del comportamento politico; la critica di Schumpeter al concetto di «democrazia» online

3. Democrazia e volontà popolare online

4. La volontà popolare come risultante del processo politico online

5. La democrazia come lotta in concorrenza per il comando politico online

6. Il metodo democratico e la rilevazione degli interessi pubblici online

7. Democrazia come volontà popolare e democrazia come lotta in concorrenza online

8. L’istituto della rappresentanza politica online

9. La forza sociale del potere e il problema della maggioranza online

10. Le differenti caratterizzazioni del concetto di «libertà» online

11. La democrazia come commisurazione istituzionalizzata della forza sociale del potere istituzionale e del potere deviante online

Note del capitolo IV

 

Capitolo V: Un esempio storico: la borghesia

1. La borghesia rivoluzionaria e la polemica di Sieyes contro il privilegio

2. Una interpretazione della Rivoluzione secondo le prospettive di Toynbee

3. Equivoci teorici connessi al concetto di «borghesia» online

4. I valori borghesi e i princípi di perduranza dell’antico regime

5. Il proletariato contemporaneo e la mancata assimilazione dei valori borghesi

6. Il concetto di «borghesia» nel pensiero di Croce

7. Le caratterizzazioni della «borghesia» in termini di ceto medio

8. Gli interessi comuni della borghesia online

9. Classe borghese e potere deviante online

Note del capitolo V

error: