Potere istituzionale e potere deviante

Il potere, come azione sociale condizionante, può assumere due fondamentali caratterizzazioni: quella di potere istituzionale e quella di potere deviante. La distinzione delle due forme di potere può individuarsi, anzitutto, non in ordine alla posizione di alternative di azione in termini di deviamento-reintegrazione, propria di ogni tipo di potere, bensì sotto un [pag. 27] profilo funzionale. In tal senso può dirsi che la funzione del potere istituzionale si manifesta come una attuazione dei valori tipici dell’intero gruppo sociale cui il potere si riferisce; mentre la funzione del potere deviante si presenta come creazione di valori sociali nuovi rispetto a quelli istituzionalizzati nel sistema. L’emergenza di valori diversi da quelli istituzionalizzati, entro un dato contesto sociale, è possibile per il fatto che il potere deviante opera nello spazio sociale pre-istituzionale; in tal senso esso non deve essere confuso col potere istituzionale utilizzato per fini diversi da quelli che lo legittimano entro il sistema (potere sviato o distorto, eccesso o abuso di potere). Esiste, pertanto, entro il sistema sociale, una sfera di comportamenti esclusa dall’ambito del potere istituzionale, che può essere limitata restringendo lo spazio sociale pre-istituzionale. L’ampliamento della sfera del potere istituzionale non può trovare la propria giustificazione nell’ambito di quest’ultimo, ma deve essere necessariamente ottenuto operando nella sfera sociale del pre-istituzionale, in relazione all’emergenza di nuovi valori risultanti dalle interazioni in termini di potere deviante tra gruppi antagonistici.

Pertanto, poiché ogni gruppo sociale è necessariamente costretto a bilanciare il potere deviante posto in essere da gruppi antagonistici con un potere deviante operante in senso contrario, la contrapposizione tra i due tipi di potere deviante, volti al mutamento o alla permanenza delle strutture istituzionali, tende in ultima analisi ad ampliare o restringere la base sociale di accettazione su cui si fonda il potere istituzionale, cioè la forza sociale dello stesso.

Possiamo quindi postulare, come fenomeno sociale primario, nell’ambito di una comunione interrelata fondata sul potere, cioè di una struttura sociale nella quale si intersecano azioni di accettazione e azioni di condizionamento, la esistenza di una [pag. 28] serie di gruppi che, sulla base di un ambito più o meno vasto di forza sociale, pongono in essere posizioni di potere contrapposte; le quali non debbono intendersi come somma delle singole posizioni di potere dei membri di un gruppo, ma al contrario come risultante dell’insieme di azioni di accettazione interrelate che fondano la forza sociale del gruppo e sono tipiche di ogni gruppo considerato come unità.

Entro una società in cui operino gruppi antagonistici di potere esistono ovviamente, tra i menbri degli stessi, serie di interessi disgiunti e interrelati in modo reciproco, aventi diverso grado di mediazione; per cui tanto maggiore sarà il grado di mediazione degli interessi comuni a un dato gruppo, tanto maggiore sarà il grado di organizzazione del gruppo e quindi tanto più grande la sua forza sociale nei confronti dei gruppi contrapposti. Ora, assumendo tra gli interessi tipici di ciascun gruppo una complementarietà tale che ciascun gruppo abbia interesse a che vengano soddisfatti certi interessi degli altri gruppi quale condizione perché possano venire soddisfatti certi suoi interessi, si stabilisce una sfera di interessi complementari, i quali solo per una parte sono interessi propri e diretti di ogni singolo gruppo; nel senso che ciascun gruppo fa propri gli interessi complementari emersi, in parte perché direttamente gli appartengono e per la parte restante in quanto il loro soddisfacimento è condizione del soddisfacimento dei suoi interessi diretti. Dall’antagonismo tra i diversi gruppi, così concepito, emerge in tal modo una forza sociale di natura diversa, tale che nei suoi confronti non può configurarsi alcuna altra forza sociale contrapposta; tale cioè che nei suoi confronti può ipotizzarsi solo una forza sociale nulla. Non sussiste pertanto alcuna contrapposizione tra la struttura di potere più generale poggiante sulla forza sociale massima e le strutture di potere operanti al livello dei singoli gruppi, ma può darsi solo con- [pag. 29] trapposizione tra struttura generale di potere e azione deviante di un soggetto singolarmente considerato.

Nell’ambito di una società fondata su strutture di condizionamento, il potere emergente dall’antagonismo tra i gruppi, avente forza sociale massima nel senso sopra descritto, deve essere considerato come potere istituzionale; mentre il potere dei singoli gruppi, non suscettibile di contrapposizione nei confronti del potere istituzionale e, quindi, operante su un piano sociale differente da quest’ultimo (sfera sociale del pre-istituzionale), dovrà essere considerato come potere deviante.

Potere istituzionale e potere deviante risultano pertanto solo indirettamente connessi. Non si può, infatti, ipotizzare una società in cui si abbiano solo rapporti di potere deviante, in quanto in questo caso non verrebbe assicurato quel minimum di comunione interrelata di interessi, indispensabile perché lo stesso potere deviante possa porsi in termini di forza sociale. La base sociale di accettazione su cui si fonda il potere istituzionale risulta, in tal modo, dall’emergenza di una transazione tra gli interessi complementari dei gruppi antagonistici.[26]  [pag. 30]

Note

[26] L’antagonismo tra posizioni contrapposte di potere deviante è suscettibile di caratterizzazione in termini di dinamica cumulativa; quest’ultima concerne infatti tanto il mutamento in senso evolutivo degli interessi comuni e interrelati sui quali si fonda la forza sociale dei gruppi antagonistici, quanto le transizioni emergenti dalle interazioni tra gruppi di potere, cioè i mutamenti, in senso evolutivo, nel contenuto delle strutture istituzionalizzate di potere.

Indice della pubblicazione

Potere e strutture sociali

Giulio Bolacchi


1. Conflitto di classe e stratificazione sociale online

2. Statica e dinamica sociale nel pensiero di J.B. Clark; equilibrio statico, evoluzione, stato stazionario

3. Dinamica pendolare e dinamica cumulativa

4. Società come integrazione e stratificazione sociale

5. La società come conflitto in Dahrendorf

6. Le critiche di Dahrendorf alla teoria di Parsons

7. Le contraddizioni della teoria di Dahrendorf

8. Comunione degli interessi, interrelazione degli interessi; azione sociale di accettazione, azione sociale di condizionamento

9. Conflitto sociale e forza sociale del potere

10. La struttura della dinamica pendolare: deviamento-reintegrazione, deviamento-irrilevanza

11. Potere istituzionale e potere deviante online

12. Il concetto di «classe sociale»

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