Predicati sperimentali e predicati teorici. Il livello di astrazione dei predicati

L’errore metodologico di Parsons è di estrema gravità ed è importante approfondirne tutti gli aspetti in quanto la prospettiva che ne deriva ha contribuito a mantenere a un livello pre-scientifico lo studio dei fenomeni sociali. L’errore è analogo a quello che bloccò per circa duemila anni dopo Aristotele il sorgere della scienza fisica; anche il discorso fisico veniva infatti svolto partendo da concetti del senso comune e assumendo questi concetti come predicati fondamentali.

Supponiamo di voler studiare il movimento: se spostiamo un oggetto sul pavimento per mantenerlo in movimento con continuità dobbiamo applicare una forza costante. Analogamente un cavallo deve continuare a tirare un carro per mantenerlo in moto con velocità costante.

L’esperienza di ogni giorno che si traduce nei concetti del linguaggio comune sembra quindi indicare che è necessario esercitare costantemente una forza per mantenere un corpo in moto continuo in linea retta con velocità costante. Aristotele partendo dall’assunzione acritica di questo fatto concluse che occorreva una forza costante per produrre una velocità costante e ne dedusse che in assenza di una forza, cioè di uno sforzo muscolare di trazione o di spinta i corpi si fermano.

L’ipotesi che in assenza di forze esterne i corpi si arrestano riflette alcuni aspetti della nostra esperienza comune. Occorre precisare il significato metodologico di questa affermazione. In effetti l’esperienza comune cui ci si riferisce negli esempi di un oggetto che viene spinto o trainato esprime un primo stadio d’indagine scientifica in quanto l’esperienza può essere organizzata secondo lo schema Rf (x, y; p1, p2, …., pn). [pag. 35] La velocità può infatti essere considerata come una variabile che è funzione della variabile sforzo muscolare, o spinta, o trazione [19].

Si pone però a questo punto un ulteriore problema: quale è il livello del predicato sperimentale sforzo muscolare? Abbiamo visto infatti che il discorso scientifico è caratterizzato non solo dalla relazione Rf (x, y; p1, p2, …., pn), ma anche dal fatto che i predicati compatibili con questa relazione posseggono un livello di astrazione elevato il che consente di esplicare in modo unitario fenomeni che dal punto di vista del senso comune appartengono a classi differenti.

Nell’esempio fisico è evidente il basso livello di astrazione dei predicati contenuti nell’ipotesi secondo cui un moto uniforme richiede uno sforzo muscolare costante. Questa ipotesi infatti non spiega tutti i movimenti che avvengono in natura. Non spiega ad esempio il fatto che i corpi cadono con velocità crescente senza l’applicazione di alcuna forza esterna apparente e non spiega neppure in che modo avvengono i moti dei pianeti in relazione ai quali l’esperienza comune non riesce a individuare trazioni o spinte che li mantengano in moto. I Greci conoscevano ovviamente questi diversi tipi di moto ma poiché mancavano di un predicato teorico avente un livello di astrazione superiore ai differenti predicati che caratterizzavano i tre tipi di fenomeni ritenevano che esistessero tre tipi di moto da spiegare: il moto degli oggetti sulla superficie della terra, il moto dei corpi che cadono sulla terra, il moto dei corpi celesti.

Si può supporre che sulla base di questa tripartizione implicante l’erronea assunzione metodologica che i predicati empirici fossero predicati teorici non suscettibili di ulteriore predicazione, fosse fondata la convinzione di Aristotele secondo il quale il materiale terrestre cade verso la terra perché la terra è il centro dell’universo verso cui la materia si muove naturalmente. Egli suggerì pertanto l’ipotesi che la materia celeste fosse di natura fondamentalmente diversa dal- [pag. 36] la materia che si trova sulla terra e che perciò seguisse leggi diverse.

Il metodo di Aristotele contrasta però col postulato fondamentale dell’indagine scientifica secondo il quale cercare di esplicare un insieme di fenomeni col minor numero di ipotesi è preferibile alla costruzione di una singola ipotesi per ogni singolo fenomeno. Un effettivo progresso della scienza fisica si ebbe infatti solo quando fu possibile spiegare mediante un’unica legge fondamentale del moto il movimento dei corpi che cadono, quello dei corpi celesti e quello dei corpi che spingiamo o tiriamo sulla superficie della terra.

La ricerca di predicati astratti che unificano differenti predicati sperimentali ci costringe ad abbandonare i significati empirici del linguaggio comune e a ricercare concetti che spesso possono sembrare molto poco compatibili con i concetti tratti dall’esperienza comune. Come avviene questo passaggio? Soffermiamoci ancora sull’esempio della meccanica, che ha un grande significato metodologico, analizzando il primo passo (compiuto da Galileo) per arrivare alla unificazione del moto dei corpi celesti e di quello dei corpi sulla terra utilizzando predicati più astratti.

Galileo rese possibile questa unificazione formulando la sua legge di inerzia che dice: quando nessuna forza agisce su un corpo questo resta fermo o si muove in linea retta con velocità costante. Come si vede questa ipotesi è sorprendentemente lontana dall’esperienza del senso comune in quanto postula che un moto rettilineo uniforme non richieda nessuna forza. L’ipotesi di Galileo, che consentì poi a Newton di scoprire i predicati ancora più astratti su cui fondare le leggi valide per ogni tipo di moto, costituisce un esempio di inserimento nel linguaggio della scienza di un predicato teorico avente un livello di astrazione tale da consentirgli di unificare differenti predicati sperimentali.

Se analizziamo il modo in cui Galileo è giunto ad affermare la sua ipotesi vediamo che egli si è servito di esperimenti ideali e non di esperimenti reali anche se gli esperimenti ideali erano basati su esperimenti concreti. È per questo motivo che la maggior parte dei moti analizzati da Galileo e quelli studiati da Newton possono apparire molto poco conformi ai moti dei sistemi reali quali noi li osserviamo sulla base della nostra esperienza comune. Ma sono proprio i concetti aventi un elevato livello di astrazione che consentono di andare al di là delle molteplici differenze che i fenomeni presentano nell’esperienza comune trascurando le caratterizzazioni specifiche che risultano preminenti in questo tipo di esperienza per giungere alle caratterizzazioni astratte che sono presenti solo nell’esperienza scientifica.  [pag. 37]

Note

[19] Questa relazione tuttavia costituisce una grossolana interpretazione dell’esperienza comune in quanto non tiene conto di tutte le condizioni rilevanti che intervengono nel fenomeno del moto. Non tiene conto infatti dell’attrito tra il corpo e la superficie su cui scorre, in quanto l’attrito è anch’esso una forza che insieme all’altra costituita dalla trazione (o spinta) determina il moto del corpo. Fu per tener conto di questa forza che Galileo decise di eliminarla (!) compiendo esperimenti in cui una sfera veniva fatta rotolare sopra un piano levigato in modo che l’unica forza agente fosse quella di gravità. Poiché la forza di gravità è annullata dalla reazione del vincolo (superficie) ne consegue che la sfera che rotola sul piano non è assoggettata ad alcuna forza. Galileo notò che la sfera si muoveva tanto più a lungo con velocità costante tanto più era levigato il piano. Egli si convinse quindi che fosse la forza di attrito a fermare la sfera e compiendo una estrapolazione ad una situazione ideale caratterizzata da un piano perfettamente levigato concluse che un corpo sul quale non agisce alcuna forza resta fermo o si muove in linea retta con velocità costante (principio di inerzia). Fu in questo che egli riuscì a tener conto di tutte le condizioni che sono rilevanti nel fenomeno del moto.

Indice della pubblicazione

Il problema del metodo nella sociologia

Giulio Bolacchi


1. Gli ostacoli alla comprensione scientifica del comportamento umano.

2. La prospettiva di Max Weber. online

3. La distinzione tra scienze storico-sociali e scienze naturali. online

4. La confusione tra prospettiva evoluzionistica e prospettiva strutturale. online

5. La spiegazione causale. online

6. Prospettiva strutturale e prospettiva evoluzionistica con riferimento all’ordine seriale.

7. L’inconsistenza del concetto di comprensione scientifica dei fenomeni nel loro divenire storico.

8. Verifica e imputazione causale.

9. Critica del metodo della spiegazione condizionale. online

10. Osservazioni sulla struttura del linguaggio scientifico. online

11. Un esempio di relazione funzionale.

12. Relazione funzionale e ordine seriale: analisi dinamica e analisi statica. online

13. Il tempo come ordine (dinamica strutturale) e il tempo come direzione (dinamica cumulativa). online

14. Le analisi sociali in termini di equilibrio e di forze. online

15. La prospettiva di Talcott Parsons.

16. I modi di organizzazione degli elementi dell’azione.

17. Predicati sperimentali e predicati teorici. Il livello di astrazione dei predicati. online

18. La relazione di interscambio, la relazione di appartenenza e la relazione di controllo.

19. Le dicotomie neutralità-affettività e specificità-generalità e l’uso della relazione combinatoria.

20. Il distacco tra la prospettiva metafisica di Parsons e la prospettiva scientifica. online

21. La distinzione tra processi di confine e processi interni.

22. I concetti di personalità e need-disposition.

23. Le relazioni di interscambio tra il sistema psicologico e gli altri sistemi.

24. Considerazioni critiche conclusive sul metodo di Parsons.

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