Schemi teorici e scienze sociali

I modelli e gli schemi teorici [1] delle scienze sociali posseggono una caratteristica che li differenzia da quelli delle scienze naturali, poiché, mentre in questi ultimi il linguaggio concreto caratterizzato da significati aventi il più basso livello di astrazione, pur nella sua complessità, è più facilmente riducibile entro schemi di cui si può limitare il margine di variabilità, data la relativa costanza con cui i fenomeni naturali si presentano all’osservatore; nel campo delle scienze sociali, che studiano direttamente il comportamento umano, la ricchezza dei dati sperimentali è talmente elevata da far ritenere unilaterale e parziale, in funzione di contesti sempre più astratti, la rilevabilità con metodi statistici e da determinare, quindi, un distacco molto netto, tra schemi teorici e fenomeni concreti che dai primi dovrebbero essere esplicati.

Questo fatto, ovviamente, non porta alla reiezione dei metodi statistici e alla impossibilità di utilizzare operativamente le teorie, ma ne pone in luce alcune limitazioni fondamentali che, contrariamente a quanto di solito avviene, debbono essere tenute presenti. Tali limitazioni discendono dalla molteplicità dei fattori strutturali che ricorrono simultaneamente in qualsiasi fenomeno sociale; per cui una indagine statistica, nell’isolare uno o solo alcuni di questi fattori, non può individuare il fenomeno complesso e quindi non può fondare generalizzazioni relative a una completa esplicazione del medesimo; ma può solo servire a verificare parzialmente alcuni aspetti di uno schema teorico preesistente all’indagine. In altre parole, le osservazioni statistiche possono solo saggiare la consistenza empirica di alcuni aspetti di uno schema ipotetico precostituito, cioè antecedente all’indagine stessa.

Per quanto riguarda il sistema teorico, occorre tener presente che la ricchezza in contenuti concreti del medesimo è inversamente propor-[pag. 41]zionale alla sua astrattezza; non che ciò non avvenga anche per i sistemi delle scienze naturali, ma in quel campo tale caratteristica è nettamente compensata dalla relativa costanza dei fenomeni. Pertanto, dovendo un sistema teorico fondarsi, per definizione, su un linguaggio ad alto grado di formalizzazione e a campo di variabilità estremamente limitato, esso, nell’ambito delle scienze sociali, risulta molto meno rappresentativo di elementi e contenuti concreti, per la difficoltà di formalizzare tutti i fattori che caratterizzano il fenomeno studiato.

La constatazione che il linguaggio delle discipline economiche e sociali è molto più ricco e complesso di quello delle scienze naturali, non deve però trarre in inganno né deve spingerci ad accettare dubbie prospettive metodologiche; quale quella di chi afferma che mentre è possibile determinare con grande esattezza le reazioni fisiche e chimiche, è enormemente più difficile determinare le reazioni economiche di un produttore o di un consumatore; e da questa premessa argomenta che noi qui non troveremmo la medesima omogeneità e stabilità in relazione a dati tipi. «Se abbiamo osservato solo certe proprietà, non possiamo, come nelle scienze fisiche, inferire che deve essere presente un numero di altre proprietà. Non possiamo quindi fondarci su un uomo economico standardizzato, con un comportamento costante, ma abbiamo piuttosto a che fare con tipi differenti in relazione ai tempi, alla posizione sociale e alla distribuzione nei gruppi; fenomeni che, in certi periodi, possono essere rappresentati da valori medi»[2]. Occorrerebbe, insomma, far ricorso a una conoscenza statistica relativa al comportamento di un gran numero di persone e le limitazioni sarebbero analoghe a quelle esistenti nella microfisica; per cui l’assenza di invariabilità e di uniformità, anche se ci si riferisce al più gran numero di casi individuali, non potrebbe portare a conoscenze e a previsioni certe, ma solo a enunciazioni generali più o meno probabili. In breve, non essendo possibile una univoca conoscenza concreta dei molteplici fattori simultanei o successivi che caratterizzano il dato economico e sociale, sarebbe indispensabile, al fine della individuazione del medesimo, far ricorso a metodi statistici o probabilistici (stocastici)[3].

Ma la prospettiva metodologica sopra descritta non sembra fondamentalmente accettabile. Dalla stessa, anzi, si può dire che sorgano, in modo avvertito o inavvertito, le maggiori perplessità e le numerose oscillazioni della dottrina; visto che qualsiasi indagine che non si fermi a un [pag. 42] livello meramente descrittivo (e anche questo livello presuppone un ordine, una sistematica senza la quale la classificazione non può porsi), risente direttamente, in tutti i suoi aspetti, di una impostazione teorica e metodologica assunta come fondamentale.

Dalla premessa sopra sviluppata, relativa alla enorme complessità del dato sociale ed economico nei confronti del dato fisico, non può trarsi infatti la conclusione che le scienze sociali siano scienze stocastiche e la conoscenza economica e sociale in genere una mera conoscenza statistica o probabilistica. Il punto non è tanto quello di ammettere o negare simili metodi, od anche di discuterne o precisarne l’applicazione nell’ambito delle scienze sociali; quanto quello – si badi bene – di negare che il contesto sociale non sia intrinsecamente suscettibile di individuazioni certe e costanti per mancanza di invariabilità e uniformità nelle condizioni che concorrono alla determinazione dei singoli fenomeni.

Il fatto che nelle scienze sociali il numero delle variabili rilevanti che debbono essere prese in considerazione al fine di isolare un certo fenomeno sia molto grande e che, sempre in relazione a un dato fenomeno, esista un numero altrettanto grande di variabili meno importanti che è impossibile includere nell’indagine, non può giustificare la conclusione di cui sopra, in quanto la impossibilità di individuare fenomeni che si presentino con condizioni invariabili e uniformi, porterebbe – se fosse vera – a una continua rilevazione ed elaborazione dei dati empirici; e, contemporaneamente, a causa delle molteplici condizioni simultanee rilevanti, alla formazione di un gran numero di teorie, in vista del tentativo di sistematizzazione di dati privi di univocità e invariabilità. Teorie che dovrebbero essere necessariamente relative agli stessi gruppi di fenomeni presi alternativamente, essendo impossibile, per la presunta natura del dato, postulare un unico sistema ad alto grado di astrazione. Il che contrasta, tra l’altro, – ad esempio – con lo svolgimento della scienza economica, e con la esistenza di un sistema teorico uniforme e coerente – seppure non del tutto formalizzato – in cui le leggi economiche sono ordinate secondo schemi logico-deduttivi.[pag. 43]

Note

[1] Sulla distinzione tra teoria e modelli, cfr. R. B. Braithwaite, Scientific Explanation: A Study of the Function of Theory, Probability and Law in Science, Cambridge, 1953, p. 88. sgg.; R. B. Braithwaite, Models in the Empirical Science, in E. Nagel, P. Suppes; A. Tarski (eds.), Logic, Methodology and Philosophy of Science, Stanford, California, 1962, pp. 224-231; P. Suppe, Models of Data, in E. Nagel, P. Suppes, A. Tarski (eds.), Logic, Methodology and Philosophy of Science, Stanford, California, 1962, pp. 252-261; M. Brodbeck, Models, Meaning and Theories, in L. Gross (ed.), Symposium on Sociological Theory, Evanston, Ill., 1959, pp. 373-403; D. Faggiani, La struttura logica della fisica, Torino, 1957, pp.42-43.

[2] F. Zeuthen, Economic Theory and Method, London, 1957, p. 11

[3] F. Zeuthen, op. cit., p. 13 sgg.

Indice della pubblicazione

Strutture teoriche e scienze sociali

Giulio Bolacchi


1. Schemi teorici e scienze sociali online

2. La prospettiva metodologica delle scienze sociali online

3. Linguaggio teorico e livelli di astrazione online

4. Verificabilità empirica delle strutture astratte; rapporti fra diverse strutture linguistiche online

5. Il ruolo della teoria generale nelle scienze sociali online

6. Rapporti tra teoria economica e scienza sociale; il problema del sottosviluppo online

7. L’integrazione delle scienze sociali e la teoria generale del comportamento sociale online

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