Sistemi pluralistici e sistemi collettivistici

Occorre innanzi tutto distinguere tra gruppi di soggetti i cui interessi siano tutti interrelati in modo congiunto e gruppi di soggetti i cui interessi siano tutti interrelati in modo disgiunto. Il primo caso corrisponde alla società collettivistica, mentre il secondo corrisponde alla società atomistica fondata sul conflitto (società pluralistica).

Il concetto di comunione degli interessi è fondamentale ai fini dell’esplicazione in termini scientifici del pluralismo e del collettivismo. La comunione degli interessi si ha quando tutti gli interessi dei soggetti sono diretti verso i medesimi oggetti (interessi comuni). Se in questa ipotesi il soddisfacimento di un interesse di un soggetto implica il soddisfacimento del corrispondente interesse di un altro soggetto, gli interessi sono tra loro coinvolti in modo positivo (identità dei campi di interessi). Nel caso di interessi comuni e positivamente coinvolti sorge una interrelazione tra gli interessi dei soggetti, tale che ciascun soggetto ha interesse a che venga soddisfatto l’interesse dell’altro soggetto (interrelazione congiunta). L’ipotesi della società atomistica presuppone, al contrario, che i soggetti abbiano interessi aventi identici oggetti tra loro coinvolti in modo negativo; nel senso che il soddisfacimento di un interesse di un soggetto implica il non soddisfacimento di un corrispondente interesse di un altro soggetto. Nel caso di interessi comuni e negativamente coinvolti sorge tra i soggetti una interrelazione tale che ciascun soggetto ha interesse a che non venga soddisfatto un corrispondente interesse di un altro soggetto (interrelazione disgiunta).

La interrelazione congiunta tra gli interessi di due (o più) soggetti si traduce in una azione di un soggetto S1 volta ad accettare il comportamento di un soggetto S2; S1 conforma cioè il proprio comportamento agli interessi che stanno alla base del comportamento di S2 (e viceversa).

Gli interessi comuni e positivamente coinvolti che stanno alla base della interrelazione congiunta possono essere realizzati solo mediante apposite serie operative esprimenti una connessione funzionale tra i diversi comportamenti. La realizzazione dei fini comuni implica l’attribuzione a tutti i soggetti di funzioni complementari, cioè l’attribuzione a ciascun soggetto di uno status-ruolo funzionale rispetto agli interessi comuni che caratterizzano il sistema. In una società in cui tutti gli interessi dei soggetti siano interrelati in modo congiunto, la realizzazione del fini sociali impone la creazione di una organizzazione sociale nella quale ciascun soggetto abbia solo un insieme di status-ruoli funzionali rispetto al sistema. Avendo i soggetti in comune tutti  [pag. 4]  gli interessi, nessuno escluso, non possono aversi entro il sistema status-ruoli che non siano istituzionalizzati; perciò ogni possibile situazione sociale di ciascun soggetto deve essere per definizione compatibile con ciascun’altra situazione sociale di ogni altro soggetto, cioè a tutte le possibili situazioni sociali dei soggetti devono corrispondere funzioni volte al perseguimento dei fini comuni. Se ciò non avviene, o nella misura in cui ciò non avviene, l’organizzazione diventa disfunzionale e il conseguimento dei fini comuni viene ostacolato o differito.

I sistemi collettivistici esistenti costituiscono un esempio molto approssimativo di interrelazione congiunta. Anche nelle comunità religiose e in certi tipi di stati qualificati come totalitari viene postulata in linea di principio una interrelazione congiunta tra tutti gli interessi dei soggetti e la società si configura come una complessa organizzazione in cui ogni possibile status-ruolo ammesso nel sistema viene istituzionalizzato con riferimento alla sua compatibilità con gli interessi comuni e positivamente coinvolti. La interrelazione congiunta determina sempre una istituzionalizzazione di tutte le possibili situazioni sociali dei soggetti. La selezione di queste situazioni sociali in funzione della loro istituzionalizzazione entro il sistema dipende dal tipo di fini assunti dal sistema. Le società collettivistiche tendono pertanto a limitare al massimo l’insieme delle situazioni sociali riservate alla privata autonomia di singoli o di gruppi. In questi tipi di società si ha una tendenza a considerare tutte le possibili situazioni sociali o in termini funzionali o in termini disfunzionali rispetto al sistema. L’insieme dei comportamenti indifferenti rispetto al sistema viene quindi ristretto al massimo ed i soggetti possono svolgere entro il sistema solo funzioni compatibili con i fini comuni. In breve, tutti i possibili status-ruoli dei soggetti entro il sistema debbono essere status-ruoli organizzativi tra loro compatibili e funzionali rispetto al sistema.

Le società di questo tipo tendono ad essere società statiche, società, cioè, in cui gli interessi dei soggetti hanno un alto grado di permanenza. Se così non fosse il sistema non potrebbe reggersi; l’organizzazione presuppone infatti divisione del lavoro sociale, cioè specificità e determinatezza dei singoli status-ruoli. Ogni variazione negli interessi dei soggetti implica in queste società una modificazione dell’intero sistema, in quanto l’organizzazione postula che gli status-ruoli siano tutti tra loro compatibili e complementari.

Nella società collettivistica il mutamento sociale non può essere istituzionalizzato all’interno del sistema: la istituzionalizzazione del mutamento sociale presuppone infatti che nel sistema esista una interrelazione disgiunta di interessi, cioè un conflitto tra gli interessi  [pag. 5]  comuni e congiunti istituzionalizzati e i contrastanti interessi comuni e congiunti di un gruppo di soggetti che operi per una modificazione delle strutture sociali. Ma nella società collettivistica non può ipotizzarsi per definizione un conflitto di questo tipo in quanto tutti gli interessi di tutti i soggetti sono interrelati in modo congiunto.

La modificazione dei fini del sistema costituisce il fenomeno centrale in cui si manifesta con particolare evidenza la distinzione tra società collettivistica e società atomistica o pluralistica. La differenza tra i due tipi di società non dipende dalla presenza o dall’assenza di interrelazione congiunta; ma dal fatto che nel primo tipo la interrelazione congiunta concerne tutti gli interessi di tutti i soggetti, mentre nel secondo tipo concerne solo un insieme limitato di interessi di tutti i soggetti. Esiste pertanto in questo secondo tipo di società un insieme di interessi interrelati e congiunti appartenenti a tutti i soggetti, che delimita la sfera dei comportamenti istituzionalizzati entro il sistema; ed esiste inoltre un insieme di interessi che possono essere interrelati in modo congiunto o disgiunto, ma con riferimento ai quali non può mai aversi una interrelazione congiunta tra tutti i soggetti. Questo secondo insieme di interessi individua lo spazio sociale pre-istituzionale.

Lo spazio pre-istituzionale ha la massima ampiezza nei sistemi di tipo atomistico o pluralistico, mentre è per definizione nullo nei sistemi collettivistici.  [pag. 6] 

Indice della pubblicazione

Processo d’apprendimento e strutture ideologiche

G. Bolacchi


1. La contestazione permanente.

2. Sistemi pluralistici e sistemi collettivistici. online

3. Il mutamento sociale nel pluralismo e nel collettivismo. online

4. La contestazione delle strutture scolastiche. online

5. La struttura psicologica del rapporto di apprendimento.

6. Apprendimento e punizione.

7. Il comportamento discriminante.

8. La relazione di strumentalità tra gli interessi nel rinforzamento secondario. online

9. Esempi della corrispondenza tra rinforzamento secondario e interrelazione degli interessi.

10. La trasmissione delle informazioni e l’esplicazione del concetto di segno come rinforzatore secondario.

11. L’interrelazione congiunta e l’interrelazione disgiunta nel rapporto didattico.

12. Gli effetti disfunzionali della punizione sul processo di apprendimento. online

13. L’istruzione programmata.

14. Il processo di apprendimento nelle strutture sociali di tipo ideologico; interesse ad apprendere e interesse a memorizzare. online

15. L’attività del docente nelle strutture didattiche di tipo ideologico. Il controllo della memorizzazione. online

16. Il significato ideologico della contestazione studentesca.

17. Strutture didattiche e strutture di potere. online

18. Funzione didattica e funzione politica del docente dell’università italiana.

19. È possibile la società non ideologica fondata sulla scienza sociale? online

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