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Scuola, scienza e società in Italia
Con Giulio Bolacchi su 17 Novembre 20190LeggiÈ utile una scuola concepita secondo i canoni idealistici della riforma Gentile? Si discute ancora molto su questo punto, anche perché oggi si sta generalizzando una duplice tendenza, volta da un lato a depotenziare la conoscenza classica, in senso lato umanistica, e dall’altro lato a far prevalere la dimensione operativa e tecnologica.
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La innovazione e le pre-condizioni dello sviluppo
Con Staff su 9 Settembre 2017LeggiLe aree in via di sviluppo hanno normalmente (a parte le anomalie che possono aversi in qualsiasi tipo di mercato, escluso quello connotato dall’equilibrio puro) un sistema di mercato caratterizzato da un grado di innovazione generalizzata molto basso, cioè un sistema di mercato inserito in un contesto sociale che non genera innovazione fondata sulla ricerca scientifica e tecnologica, assunta per definizione come non ripetitiva.
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Anomalie economiche e sociali del mercato e squilibri nella dinamica dell’innovazione
Con Staff su 8 Settembre 2017LeggiAllo stato attuale, poiché nelle società industriali avanzate è presente una dinamica scientifica e tecnologica in continua espansione e poiché il mercato innovativo e competitivo che ne consegue tende a globalizzarsi, tutti i sistemi socio-economici sono costretti a compararsi e confrontarsi con le società che detengono posizioni di leadership economica.
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L’attivazione delle pre-condizioni dello sviluppo
Con Staff su 4 Settembre 2017LeggiNei sistemi socio-economici in via di sviluppo l’obiettivo della massimizzazione del tasso di rendimento sociale dell’innovazione non può essere in linea di principio immediatamente perseguito, in quanto in tali aree manca un mercato concorrenziale che possa determinare la diffusione dei benefici dell’innovazione. Conseguentemente non si può parlare né di tasso di rendimento privato degli investimenti in ricerca e sviluppo, né di effetto spillover, e non possono essere realizzati processi di crescita economica strettamente coerenti con l’uso ottimo delle risorse date.
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La formazione di capitale umano e la cultura della innovazione
Con Staff su 3 Settembre 2017LeggiLa produzione di capitale umano innovativo quale fattore strategico dello sviluppo e della crescita economica è definita da un insieme specifico di azioni e metodologie formative (concettualmente diverse dalla formazione tradizionale di tipo tecnologico), orientate alla diffusione della cultura dell’innovazione, cioè alla modificazione e/o attivazione di atteggiamenti positivi verso l’innovazione.
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Tipologie di Parco con effetti indotti negativi nelle aree in via di sviluppo
Con Staff su 1 Settembre 2017LeggiL’esplicazione del Parco scientifico e tecnologico in termini di attivazione dei processi innovativi in funzione dello sviluppo e della crescita economica consente non solo di delimitarne meglio i confini e gli obiettivi con riferimento alle anomalie (economiche e sociali) del mercato che limitano la dinamica dell’innovazione, ma anche di individuare e correggere alcuni errori che storicamente, nella prima fase di realizzazione, hanno caratterizzato la maggior parte dei Parchi. In particolare, evidenzia i limiti delle politiche di intervento fondate esclusivamente su localizzazioni industriali non direttamente attive sul piano della dinamica tecnologica.
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Il sequestro come fatto sociale: Premessa
Con Staff su 5 Maggio 2017LeggiIl modo in cui lo stato si occupa del deviamento, prendendolo in considerazione solo in una logica punitiva e non in una logica esplicativa, influenza il cosiddetto immaginario collettivo, cioè determina specifiche forme di percezione sociale dei comportamenti devianti e quindi anche del sequestro, rispetto al quale la connotazione in termini di reato prevale di gran lunga su altri possibili paradigmi di analisi, in particolare sulla sua connotazione in termini di fatto sociale.
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Il sequestro come fatto sociale: Conclusioni
Con Staff su 4 Maggio 2017LeggiIl sequestro di persona a scopo di estorsione (patrimoniale) sembra un fenomeno caratterizzato dalla anomala coesistenza di due posizioni: la razionalità dei sequestratori e dei gruppi sociali che, in modo primario o derivato (mediato), li sostengono (ove esistano), e le risposte spesso irrazionali dei gruppi sociali e delle istituzioni statuali che esprimono una cultura incompatibile col sequestro; la quale però non tiene conto degli equivoci insiti nel modello giuridico che correntemente usa per interpretare i fatti sociali.
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Nota sulla punizione
Con Staff su 2 Maggio 2017LeggiL’analisi scientifica del comportamento ha approfondito anche il problema della punizione in modo rigoroso, sul piano sperimentale e teorico, estendendone lo studio ai processi educativi; queste analisi sono tanto importanti, quanto sconosciute a buona parte di giuristi, sociologi e psicologi.
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L’apporto delle scienze economiche e sociali alle politiche di sviluppo delle aree meridionali
Con Staff su 1 Gennaio 2017LeggiIntendo riallacciarmi al discorso della scarsa domanda di scienza del meridione, che certamente è centrale, ma che deve essere capito in modo, vorrei dire, più neutrale di quanto non avvenga normalmente. Chiarisco cosa intendo dire quando mi riferisco alla neutralità. A me sembra che ci sia un equivoco abbastanza grave, che sta alla base di molte incomprensioni e della incapacità di capire il senso del problema del Mezzogiorno; un equivoco fondato, sostanzialmente, sull’uso contiguo della prospettiva storica e della prospettiva scientifica nell’analisi dei problemi del meridione.
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Lo sviluppo degli atteggiamenti sociali
Con Staff su 3 Luglio 2016LeggiLa predisposizione generale di base è la variabile strategica che consente di attivare la percezione selettiva del messaggio da parte del soggetto. Il messaggio in tal modo diventa variabile indipendente rispetto al campo degli interessi del soggetto e può determinare, ove sia adeguatamente formulato, un comportamento del soggetto conforme agli obiettivi della campagna pubblicitaria.
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L’apprendimento degli atteggiamenti sociali da parte del fanciullo
Con Staff su 2 Luglio 2016LeggiGli atteggiamenti fondamentali dei soggetti sono appresi soprattutto durante l’infanzia attraverso le molteplici interazioni all’interno del gruppo primario familiare; sotto questo punto di vista, acquista la massima rilevanza il rapporto tra il fanciullo e i genitori, e, in senso lato, il rapporto tra il fanciullo e tutti i componenti del nucleo familiare. Poiché il gruppo familiare riflette normalmente gli stereotipi culturali dell’ambiente sociale entro cui la famiglia opera, gli atteggiamenti nel loro processo formativo sono variabili dipendenti non solo rispetto alle interazioni che si realizzano entro il nucelo familiare, ma più in generale rispetto alle interazioni che si realizzano all’interno del gruppo sociale più vasto entro cui la famiglia è inserita.
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Definiamo il pluralismo
Con Staff su 3 Gennaio 2016LeggiIl pluralismo è un tipo di sistema sociale mediante il quale il conflitto tra gruppi non viene eliminato, ma viene solo istituzionalizzato, cioè viene reso compatibile con la presenza di una società più vasta entro cui i gruppi in conflitto operano. Il pluralismo serve a rendere compatibile la coesistenza di gruppi in conflitto. Esso quindi non elimina il conflitto ma lo regola.
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Pluralismo e innovazione
Con Staff su 1 Gennaio 2016LeggiIl concetto di pluralismo pone l’accento non già sul garantismo come libertà negativa, né sulla partecipazione come libertà positiva; sono queste, dimensioni ormai acquisite alla prassi e al pensiero politico delle moderne società occidentali. Esso pone piuttosto l’accento sul fatto che la società moderna si articola e si ristruttura in un insieme di gruppi e sub-gruppi, ciascuno dei quali tenta di diversificarsi perché porta avanti, in un settore più o meno specifico, un proprio autonomo discorso culturale.
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Un’autonomia in regime di dipendenza (estratto 1)
Con Staff su 22 Giugno 2015Leggi«Tutte le ideologie, insomma, essendo di natura esogena rispetto alla cultura sarda e rispetto a qualsiasi cultura locale o regionale dell’intera nazione, presentavano una caratterizzazione in termini di universalità che si storicizzava all’interno di tutto il territorio nazionale e che pertanto doveva necessariamente presupporre quella impostazione unitaria dello Stato che era sostanzialmente l’unico elemento della tradizione risorgimentale. Da questo punto
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