Il tempo come ordine (dinamica strutturale) e il tempo come direzione (dinamica cumulativa)

Possiamo osservare a questo punto che sulla considerazione del tempo come ordine non può fondarsi uno schema esplicativo della storia, cioè della dinamica cumulativa (o evolutiva). Quest’ultima infatti consiste in una successione di stati ordinati serialmente nella quale il tempo è considerato non come ordine ma come direzione. In questo caso gli stati del sistema sono ordinati con riferimento al mutamento nel contenuto degli stati; il mutamento è cioè caratterizzato in termini di evoluzione (processo cumulativo).

Per comprendere meglio questo punto prendiamo nuovamente in considerazione il concetto di dinamica. Ogni relazione asimmetrica, transitiva e connessa stabilisce un verso. Si può quindi porre una distinzione tra la relazione d’ordine e la sua inversa distinzione che consente di caratterizzare da un lato l’ordine, dall’altro la controdirezionalità della serie. All’ordine seriale risulta pertanto connesso il concetto di reversibilità, inteso come possibilità di inversione dell’ordine degli stati. In altre parole, in questo caso, con riferimento a un insieme ordinato di stati si ha identità strutturale tra la descrizione nel verso della relazione originaria e la descrizione inversa; cioè si ha la possibilità di descrivere l’ordine seriale nel verso contrario.

Consideriamo ora una serie aperta e prospettiamoci l’ipotesi che con riferimento alla serie non sia possibile supporre un’inversione dell’ordine degli stati. In questo caso si avrebbe una diversità strutturale tra la descrizione nel verso della relazione originaria e la descrizione inversa. Quale è l’elemento che caratterizza questa diversità strutturale? Si tratta di un vincolo che noi poniamo alla relazione d’ordine considerata come serie aperta. Il vincolo esprime, in termini metodologici, un particolare tipo di specificazione dell’ordine seriale ottenuta caratterizzando l’ordine degli stati con riferimento alla diversità nel contenuto degli stati. In tal modo l’ordine degli stati è determinato rispetto al mutamento nel contenuto degli stati. Si può parlare in tal caso di irreversibilità.

Nel caso della reversibilità l’ordine risulta invece indeterminato rispetto al contenuto degli stati. Questo significa che il concetto di reversibilità, su un piano metodologico, è caratterizzato da un livello di astrazione più elevata da quello che caratterizza il concetto di irreversibilità: in quest’ultimo caso l’introduzione del predicato determinato rispetto al contenuto degli stati qualifica l’ordine a un livello di astrazione meno elevato.

Per chiarire ancora questo punto osserviamo che per definire il [pag. 27] concetto di reversibilità occorre considerare le caratteristiche che permangono invariate quando venga invertita la direzione del tempo. Queste caratteristiche individuano il significato della relazione tra due stati qualsiasi la quale resta identica sia che si descriva la serie nel senso della relazione originaria sia che la si descriva nel senso inverso. Sia la reversibilità che l’irreversibilità si riferiscono a una serie di stati ordinati secondo un determinato verso. Quando il verso è quello originario (corrispondente al verso della relazione generatrice) può parlarsi di una descrizione nel tempo positivo. Può essere costruita però una seconda descrizione considerando la relazione inversa a quella generatrice; in questo caso può parlarsi di una descrizione nel tempo negativo.

Tanto nel caso della reversibilità quanto nel caso dell’irreversibilità è ipotizzabile una descrizione inversa del processo. Ma mentre nel caso della reversibilità le due descrizioni sono strutturalmente identiche in quanto il significato della relazione permane invariato nelle due descrizioni (possibilità di descrizione del processo nel verso contrario), nel caso dell’irreversibilità la descrizione inversa (descrizione nel tempo negativo) è strutturalmente diversa da quella originaria (descrizione nel tempo positivo), cioè il significato della relazione è diverso nelle due descrizioni in quanto il processo può essere descritto solo nel verso originario.

Abbiamo quindi due fondamentali caratterizzazioni. La prima concernente la considerazione dell’ordine come relazione asimmetrica, transitiva e connessa che non sia strutturalmente differente dalla sua inversa (tempo come ordine, reversibilità). La seconda concernente la considerazione dell’ordine come relazione asimmetrica, transitiva e connessa la quale sia strutturalmente differente dalla sua inversa (tempo come direzione, irreversibilità). La diversità di struttura è ottenuta specificando l’ordine con riferimento al mutamento nel contenuto degli stati.

Concludendo osserviamo che sulla considerazione del tempo come ordine non può fondarsi alcuno schema esplicativo dei processi evolutivi, cioè di quei processi che abbiamo caratterizzato in termini di dinamica cumulativa e che ci danno la prospettiva storica. Questa conclusione ha una particolare importanza per quanto concerne le scienze sociali ed è stata da noi utilizzata per confutare l’ingenua prospettiva metodologica di Weber nella quale non si distingue tra ordine del tempo e direzione del tempo e la storicità è considerata come dimensione metodologica fondamentale nell’esplicazione dei fenomeni sociali.

Per chiarire meglio questo punto prendiamo in considerazione, [pag. 28] come esempio metodologico, una successione di stati fisici. Essi possono essere ordinati in base al mutamento nel loro contenuto utilizzando la grandezza entropia. Si ottiene così un ordine degli stati secondo i valori crescenti dell’entropia. È importante rilevare che l’ordine così ottenuto non è un ordine causale ma un ordine storico degli stati individuato attraverso la successione crescente dei valori dell’entropia. Perciò il secondo principio della termodinamica (principio dell’entropia) si limita ad affermare la irreversibilità dei processi fisici, ma non fornisce un’esplicazione del perché di tale irreversibilità.

Lo stesso discorso può essere fatto per quanto concerne le scienze sociali. Anche in questo caso i comportamenti dei soggetti possono essere ordinati in base al mutamento nel loro contenuto, cioè in base alla loro singolarità e irripetibilità; è questa la prospettiva storica. Ma tale prospettiva che esprime una dinamica di tipo cumulativo e che abbiamo esplicata in termini di irreversibilità, non esclude che i comportamenti possano essere considerati anche con riferimento a una prospettiva di tipo strutturale caratterizzata dalla relazione funzionale Rƒ (x, y; p1, p2, …, pn).

La prospettiva strutturale nell’analisi dei fenomeni sociali implica che questi ultimi non possano essere presi in considerazione, se li si analizza dal punto di vista strutturale, nella loro singolarità e irripetibilità, cioè nella loro storicità. Si deve pertanto ribadire, come si è già fatto osservare nell’esame critico del pensiero di Weber, che la prospettiva storicistica è metafisica e prescientifica in quanto prescinde dalla fondamentale distinzione metodologica tra analisi strutturale fondata sulla relazione funzionale e analisi evolutiva fondata sull’irreversibilità.[pag. 29]

Indice della pubblicazione

Il problema del metodo nella sociologia

Giulio Bolacchi


1. Gli ostacoli alla comprensione scientifica del comportamento umano.

2. La prospettiva di Max Weber. online

3. La distinzione tra scienze storico-sociali e scienze naturali. online

4. La confusione tra prospettiva evoluzionistica e prospettiva strutturale. online

5. La spiegazione causale. online

6. Prospettiva strutturale e prospettiva evoluzionistica con riferimento all’ordine seriale.

7. L’inconsistenza del concetto di comprensione scientifica dei fenomeni nel loro divenire storico.

8. Verifica e imputazione causale.

9. Critica del metodo della spiegazione condizionale. online

10. Osservazioni sulla struttura del linguaggio scientifico. online

11. Un esempio di relazione funzionale.

12. Relazione funzionale e ordine seriale: analisi dinamica e analisi statica. online

13. Il tempo come ordine (dinamica strutturale) e il tempo come direzione (dinamica cumulativa). online

14. Le analisi sociali in termini di equilibrio e di forze. online

15. La prospettiva di Talcott Parsons.

16. I modi di organizzazione degli elementi dell’azione.

17. Predicati sperimentali e predicati teorici. Il livello di astrazione dei predicati. online

18. La relazione di interscambio, la relazione di appartenenza e la relazione di controllo.

19. Le dicotomie neutralità-affettività e specificità-generalità e l’uso della relazione combinatoria.

20. Il distacco tra la prospettiva metafisica di Parsons e la prospettiva scientifica. online

21. La distinzione tra processi di confine e processi interni.

22. I concetti di personalità e need-disposition.

23. Le relazioni di interscambio tra il sistema psicologico e gli altri sistemi.

24. Considerazioni critiche conclusive sul metodo di Parsons.

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